Copyright, chi copia paga: in palio il tesoretto da 48 miliardi di Google e Facebook

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di Rosita Rijtano

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Con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti, ieri il Parlamento europeo riunito a Strasburgo in seduta plenaria ha approvato le nuove norme sul diritto d'autore. Una riforma che ha avuto una genesi lunga e travagliata. Ci sono voluti tre anni di contrattazioni e numerose modifiche al testo originale l'ultima delle quali è avvenuta lo scorso febbraio ed è frutto di un accordo tra Commissione, Parlamento e Consiglio prima di arrivare alla formulazione definitiva a cui i parlamentari hanno dato l'ok. Il risultato ha diviso l'opinione pubblica. Il fronte del «sì» ha visto compatti autori, editori e musicisti che da questa legge ora si aspettano di poter chiedere un equo compenso per l'utilizzo delle loro creazioni da parte dei giganti del web, come Google e Facebook. Mentre per il «no» si sono schierati Wikipedia, l'enciclopedia online che nei giorni scorsi ha oscurato le proprie edizioni europee, e i padri della Rete, come Tim Berners-Lee e Vint Cerf preoccupati dal possibile impatto delle leggi sulla libertà di Internet.
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Mercoledì 27 Marzo 2019, 11:00 - Ultimo aggiornamento: 27-03-2019 22:05
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