CORONAVIRUS

Conte: «Serve senso civico». E il governo impugna il decreto della Calabria

Lunedì 4 Maggio 2020 di Mario Ajello Marco Conti
Conte: «Serve senso civico». E il governo impugna il decreto della Calabria

Lo scontro con la Regione Calabria e con la presidente, Jole Santelli, a Palazzo Chigi avrebbero voluto evitarlo. Non solo perché i tempi dell'impugnazione non sono tali da garantire l'effettiva efficacia delle disposizioni, ma anche per non inasprire il clima e accentuare quella conflittualità che si è evidenziata sin dall'inizio della pandemia. Senza contare che il premier, Giuseppe Conte, ha già promesso che una valutazione degli effetti, provocati dal seppur prudentissimo allentamento delle chiusure, verrà fatta a fine settimana e che un'altra, e forse ancor più decisiva riflessione, avverrà lunedì 18. Quando saranno trascorse le fatidiche due settimane dall'avvio della fase 2. Il ministero della Salute, tramite la cabina di regia che coinvolgerà le amministrazioni regionali e l'Istituto Superiore di Sanità, raccoglierà le informazioni e realizzerà una classificazione settimanale del livello di rischio diviso per regione. 

Il problema è che le regioni continuano a sfornare provvedimenti e ordinanze che sinora, esclusa la Calabria, sembrano essere dentro le linee guida date dal governo. La pressione però resta forte soprattutto quella che proviene da regioni, come il Veneto, dove il presidente Luca Zaia sostiene di essere pronto con una «riapertura totale» e di fatto ipoteca quella possibilità di riavvio totale che il governo si riserva di autorizzare regione per regione, a seconda della percentuale di contagio.
 
Per evitare che ognuno si presenti con il suo piano anche per la riapertura degli esercizi pubblici, bar e ristoranti, i ministri Speranza e Boccia hanno deciso di accelerare con la stesura delle linee guida che dovrebbero vedere la luce in settimana anche per dare a proprietari e gestori il tempo per adeguarsi. Distanza, dispositivi di protezione, digitalizzazione e diagnosi sono le 4 D su cui verteranno le indicazioni, ma nel timing di Palazzo Chigi la data della riapertura totale per bar e ristoranti resta sempre quella del 1 giugno. Così come si cerca di accelerare sull'app Immuni che dovrebbe consentire ad ogni regione di poter tracciare gli spostamenti dei possibili contagiati, interagendo direttamente con i centri-Covid. 
 

 
 
Conte intanto guarda indietro («Non sperperiamo quello che abbiamo guadagnato in termini di civiltà in questi 50 giorni di lockdown») e guarda avanti: «Adesso inizia la fase di convivenza con il virus, serve ancora più senso civico». È quello che da Palazzo Chigi vedono difettare nell Regione Calabria. «Tutte le ordinanze sul tavolo del governo - dice il ministro Boccia - sono coerenti. C'erano chiarimenti che il premier Conte ha fatto attraverso le domande e risposte. È stato fatto un lavoro straordinario ad eccezione della Calabria che è andata contro le indicazioni chiare di governo e Stato». Un atto gravissimo agli occhi di Palazzo Chigi. «Giovedì - incalza Boccia - ci siamo parlati direttamente la Santelli ed io. Non ha partecipato alla riunione di coordinamento con le regioni, ma ci siamo parlati e le ho chiesto più volte di tornare indietro. Ancora, le ho inviato una lettera invitandola a tornare indietro che si è trasformata in diffida, e l'altro giorno ho trasmesso gli atti all'Avvocatura generale dello Stato».
 


La posizione del governo è che alcune attività debbano restare chiuse perché si intende in questa settimana definire le linee guida su come si deve lavorare nei bar, nei ristoranti, dai parrucchieri e altri esercizi. Secondo Conte, secondo Boccia e così per gli altri ministri, l'«insurrezione calabrese» - c'è chi la chiama addirittura «sovversivismo dall'alto» - è incompatibile con la sicurezza e la responsabilità. Ma la Santelli replica a muso duro: «La decisione del ministro Boccia di impugnare la nostra ordinanza del 29 aprile non mi stupisce perché l'aveva annunciato. Ma mi dispiace, perché io l'ordinanza la mantengo lo stesso. Sono convinta dei presupposti, sono sicura che entro una settimana faranno esattamente la stessa cosa che ho fatto io. Mi dispiace che abbia preso questa ordinanza come un braccio di ferro mentre era semplicemente la legittima richiesta della regione di far vivere e lavorare, soprattutto lavorare».

La battaglia è aperta. Il timore è che altri seguano il modello Jole.

Ultimo aggiornamento: 5 Maggio, 07:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA