Recovery Fund, Conte soddisfatto solo a metà: gli aiuti siano a fondo perduto

Venerdì 24 Aprile 2020 di Alberto Gentili

«Meglio di così non poteva andare, mica potevamo stampare i bond questa sera...», Giuseppe Conte esulta con i suoi collaboratori al termine del secondo Consiglio europeo nell'era dell'emergenza socio-economica innescata dalla pandemia. Ma se per l'Italia è davvero un successo, e non un semplice passo avanti, si capirà solo nei prossimi due mesi. Il premier, con l'aiuto di Emmanuel Macron, Pedro Sanchez e alla fine (non senza incertezze) di Angela Merkel, riesce a portare a casa un evento atteso e invocato da anni: l'impegno dei Ventisette a dare all'Europa i suoi bond, i Covid-bond, anche se solo per fronteggiare l'emergenza. E non è poca cosa. «Eravamo entrati in Consiglio con tre misure, il Mes, la Sure per la cassa integrazione, gli investimenti della Bei per un totale di 540 miliardi, e una promessa: il recovery fund. E abbiamo incassato pure questo», dicono a palazzo Chigi.

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Eppure, visto che il vertice in videoconferenza si è chiuso senza una dichiarazione comune, nero su bianco, e che la costruzione del recovery fund avverrà prima in sede di Commissione europea chiamata a disegnare entro il 6 maggio «il piano per la ripresa», poi di Eurogruppo, e infine sarà ratificata dal Consiglio europeo di giugno, Conte non ha ottenuto certezze: il presidente del Consiglio è riuscito a disegnare la cornice, ma non a dipingere il quadro che avrebbe dovuto comprendere la quantità degli aiuti e il timing esatto.
L'accordo, nonostante il via libera politico, è insomma tutto da costruire: mancano cifre e date. Nelle conclusioni però, Conte ha ottenuto di far mettere a verbale che il recovery fund è «necessario, urgente, dovrà avere risorse significative e andrà devoluto ai Paesi più colpiti» dalla pandemia. «Un successo per l'Italia», secondo il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri.

POCO A FONDO PERDUTO
Così la vera nota dolente è un'altra: Italia, insieme agli alleati Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Irlanda, etc, a causa del muro alzato da Germania, Olanda e dagli altri Paesi del Nord, non hanno ottenuto che i recovery bond siano erogati a fondo perduto: le nuove obbligazioni, collegate al bilancio europeo ed emesse dalla Commissione, per almeno la metà saranno tradotte in prestiti. Da restituire, prima o poi. «Andrà trovato un giusto equilibrio tra prestiti e sovvenzioni», conferma al termine del Consiglio la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.
Conte in ogni caso festeggia, guardando al bicchiere mezzo pieno. Parla di «grandi progressi, impensabili fino a poche settimane fa». Aggiunge: «Il Consiglio europeo ha segnato una tappa importante nella storia dell'Unione. Con tutti i Ventisette abbiamo deciso di introdurre, per reagire all'emergenza sanitaria, economica e sociale, il recovery fund, un fondo per la ripresa con titoli comuni europei che andrà a finanziare tutti i Paesi più colpiti, tra cui l'Italia ma non solo l'Italia. È importante perché è passato anche il principio che è uno strumento urgente e necessario, l'Italia è in prima fila a chiederlo». Soddisfatto anche Enzo Amendola, ministro agli Affari europei: «Si apre una nuova strada per l'Europa. In poche settimane sono stati raggiunti più risultati che negli ultimi anni. Ora tempi stretti e rendere queste scelte operative con risorse per sanità, ambiente, imprese e lavoro».
Secondo quanto si apprende, durante il vertice Conte è partito alla carica, appellandosi alla «ragionevolezza» e provando a solleticare l'interesse dei Paesi del Nord a non mettersi di traverso nella concessione di sovvenzioni: «L'ammontare del recovery fund dovrebbe essere pari a 1.550 miliardi e dovrebbe garantire prestiti a fondo perduto ai Paesi membri. I prestiti a fondo perduto sono essenziali per preservare i mercati nazionali, parità di condizioni, e per assicurare una risposta simmetrica a uno shock simmetrica. Dovremmo evocare il concetto di altruismo non solo nel senso di altruismo, ma anche nel senso di un concetto meno romantico, quello della comunità di interessi. Stiamo lavorando per preservare il mercato interno e in questa prospettiva non ci sono differenze tra Nord e Sud dell'Europa».

IL NODO MES
Nessun accenno al Fondo salva Stati (Mes) e ai 37 miliardi a cui tutti nel governo, tranne i 5Stelle, vogliono ricorrere. Ora la mission di Conte in Patria è farlo digerire ai grillini. I segnali che arrivano dal Movimento sono incoraggianti, ma i ribelli che hanno ritrovato in Alessandro Di Battista il loro leader-guastatore potrebbero votare contro in Parlamento. Il premier ha così deciso di aggirare l'ostacolo: farà votare una risoluzione che conterrà l'intero pacchetto, non solo il Mes. Dunque dire no vorrebbe dire bocciare anche la road map verso i Covid-bond: atto suicida per i pasdaran grillini. Silvio Berlusconi inoltre ha già annunciato il sì di Forza Italia, che dovrebbe rendere irrilevanti i 5Stelle vicini a Di Battista, nostalgici di Matteo Salvini.

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