Coronavirus, no ai Covid-bond: sul salva Stati solo un compromesso

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Antonio Pollio Salimbeni

Alla fine decideranno i capi di Stato e di governo sul ruolo del Meccanismo europeo di stabilità e su nuovi strumenti per rafforzare le misure anticrisi. Tuttavia un passo avanti i ministri finanziari della zona euro l'hanno fatto anche se, ha indicato in serata il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno, «è necessario ancora molto lavoro» sui dettagli. E, come si sa, il diavolo sta proprio nei dettagli. Centeno presenterà ai capi di stato e di governo che riuniranno i risultati della riunione di ieri. La partita non è finita. Occorre il consenso generale. Dopo giorni di litigi, di polemiche sul ruolo del Meccanismo europeo di stabilità, con la classica divisione tra il fronte del Nord (Olanda, Finlandia e Austria in primo luogo) sostenuto dalla Germania e il fronte del Sud con Italia, Spagna, Portogallo, Grecia appoggiati dalla Francia, Centeno ha indicato che «le discussioni sono più avanzate sul Meccanismo europeo di stabilità perchè si fonda su un forte quadro già esiste: c'è un ampio sostegno a considerare una salvaguardia di sostegno per la crisi della pandemia fondato sulla linea di credito rafforzata: può fornire una linea di difesa ulteriore per l'euro e fungere da assicurazione per proteggerci dalla crisi». Però deve essere «coerente con la natura esterna e simmetrica dello shock del Covid-19 e ciò vale anche per ogni relativa condizionalità. Nel breve termine sarà mirata alla risposta al coronavirus, nel lungo termine si punta al ritorno alla stabilità».

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La linea di credito rafforzata del Mes è la sola che può far scattare, in caso di necessità, l'intervento della Bce con l'acquisto illimitato di titoli di stato per bloccare la speculazione. Un bazooka mai usato. Comporta delle condizioni pesanti: piano di riequilibrio dei conti pubblici, riforme interne, stretta sorveglianza Ue. Tipo Grecia. Impostazione respinta da Italia e fronte del Sud e mal vista anche dalla Francia. Il compromesso raggiunto separa la condizionalità in due fasi: come e sulla base di quali parametri dovrà essere negoziato. C'è accordo invece sulla dimensione e su un principio. La linea di credito sarebbe normalmente pari al 2% del pil dei paesi che la richiedono (per l'Italia 36 miliardi). Non sarà un solo paese per evitare lo stigma di stato vulnerabile. «L'attuale crisi è diversa dalle precedenti. Non rifaremo gli errori del passato» (tipo Grecia), ha indicato Centeno aggiungendo che le decisioni «devono essere coerenti con il tipo di shock che dobbiamo fronteggiare per cui non sono giustificate considerazioni di rischio morale, dobbiamo tenerlo a mente quando scegliamo gli strumenti. In sostanza, un paese che si trova nei guai finanziari per la crisi sanitaria non può essere incolpato della crisi stessa perchè non viene chiamata in causa la sua responsabilità.
In ogni caso non c'è urgenza per decidere. Lo aveva indicato fin dal mattino il ministro delle finanze francesi Bruno le Maire. Lo stesso ministro del Tesoro Roberto Gualtieri prima della riunione dell'Eurogruppo aveva detto che «il Mes non c'entra nulla con questa crisi, gli strumenti tradizionali non sono adeguati. Se mettesse a disposizione risorse senza discrezionalità sarebbe positivo, ma sappiamo che sono limitate, potrebbero essere utili, ma non fanno la differenza decisiva rispetto alla sfida. Bene se ci sarà l'emissione comune di bond passando anche del Mes, tuttavia la sfida fortunatamente si appoggia sulla centralità della Bce». Tuttavia resta il problema di placare anticipatamente i mercati, attrezzarsi per eventuali crisi finanziarie future dato il forte aumento dell'indebitamento in alcuni stati (Italia in primo luogo). «Il nostro obiettivo è impedire che questa crisi economica diventi finanziaria», ha detto Centeno. Che ha ribadito come «non ci sia limite» a quanto possono fare i governi. I pacchetti nazionali decisi in queste settimane valgono il2% del pil Eurozona, le misure di liquidità per imprese e lavoratori il 13% del pil. Non è poco.

Restano i contrasti sull'emissione speciale di un titolo Eurozona comune. Germania e il solito fronte del Nord sono fortemente contrari. Centeno ha assicurato: «Nessuna soluzione è stata esclusa». Circolano anche altre idee a cominciare da un ruolo ulteriore per la Banca europea degli investimenti, che potrebbe emettere obbligazioni dedicate alla crisi sanitaria, dunque covidbond, per raccogliere sul mercato mille miliardi in tre tranche, durata ventennale a un tasso positivo vicino allo 0%. Fondi destinati a tutti i paesi (in quota) per rafforzare gli investimenti in alcuni specifici settori. I Covid-bond sarebbero comprati dalla Bce.

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