Covid, le Regioni chiedono spazio. Il governo: «Potete varare solo ordinanze più dure»

Martedì 6 Ottobre 2020 di Mario Ajello

Il timore del governo è che, mentre si prepara la nuova stretta anti-Covid, i governatori - ma a Palazzo Chigi li chiamo «i presidenti regionali, perché siamo in Italia e non negli Stati Uniti» - riprendano a fare, e infatti hanno già ricominciato, il controcanto, a distinguersi per avere visibilità, a comportarsi da cacicchi del tipo «il territorio è mio e me lo gestisco io» e a interferire fin troppo sulle scelte nazionali, forti dei successi elettorali alle ultime Regionali. «Questa è ancora una Repubblica parlamentare e non una Repubblica regionale», o regionalistica, è il mood del governo. Ma dialogare con i presidenti non solo si può ma si deve. E allora, ieri sera, prima del Consiglio dei ministri, i titolari della Salute (Roberto Speranza) e degli Affari regionali (Francesco Boccia) si sono riuniti in videoconferenza con De Luca, con uno scatenato Toti (««Le Regioni devono poter emettere ordinanze in autonomia totale dallo Stato centrale!») e Luca Zaia, Cirio, Musumeci, Giani e tutti gli altri numero uno regionali.

LEGGI ANCHE Caos regole: 99 Asl in ordine sparso

Ma senza Nicola Zingaretti (con il suo assessore laziale alla Salute però, Alessio D'Amato) perché, da segretario del partito, nel giorno della vittoria del Pd in tutti i ballottaggi importanti ha avuto felicemente il suo da fare. Il fuoco preventivo dei governatori, che pure si muovono in ordine sparso e ognuno accusa l'altro (anche i dem contro De Luca: «Fa lo sceriffo ma ormai è una posa»), ha fatto retrocedere il governo sul blocco della movida ossia sulla chiusura dei bar e ristoranti alle 23, e così ieri sera Speranza ha illustrato loro brevemente ciò che oggi dirà alle Camere insistendo sulla misura sui cui c'è meno disaccordo: l'obbligo di mascherine all'aperto. Ma Toti è molto freddo: «Non esageriamo». De Luca è caldissimo: se fosse per lui si dovrebbe stare con la protezione sanitaria anche dentro le mura domestiche. Zingaretti ha potuto non partecipare perché il suo risultato lo aveva raggiunto in precedenza: niente chiusura di bar e ristoranti alle 23, sennò un settore industriale crolla.
 

Video

Speranza nella video-riunione di ieri sera ha rassicurato i presidenti sul fatto che il Dpcm non sarà troppo duro. Ma Salvini ha avvertito Toti - che ha visto ieri - e gli altri rappresentati leghisti nelle Regioni: «Conte vuole andare verso un nuovo lockdown, dobbiamo impedirglielo!». Ma anche Bonaccini, che pure è dem, su eventuali lockdown è schieratissimo per il no. Non come De Luca che sente aggredire la Campania - mai tanti positivi dalle sue parti - e la serrata, se le condizioni dovessero peggiorare, rientra nella sua linea durissima. Così come è già rientrata la chiusura anticipata della movida - al punto di far arrabbiare il rivale De Magistris, sindaco di Napoli: «Così aiuti la camorra!», il che non c'entra proprio niente - nelle misure decise da don Vincenzo Lo Sceriffo. E comunque, anche ieri sera Speranza e Boccia hanno ribadito ai presidenti regionali: vanno rispettate le linee generali, ma se si vogliono intostare si può, se si vogliono ammorbidire invece no. Ovvero: vietatissimo opporsi all'uso delle mascherine all'aperto. 
 
 

E i presidenti dovranno abbozzare, anche se (alcuni) a denti stretti e nonostante Salvini li inviti ad essere polemici e critici con il governo, ritenuto eccessivamente drammatizzante. Che poi è un po' quello che pensano tutti, e alcuni governatori dem prima della riunione di ieri sera sussurravano senza farsi sentire dai ministri: «Conte esagera il pericolo perché gli serve per governare. Ma oggi in terapia intensiva in Italia ci sono 250 persone, ad aprile ce n'erano 4000». Tra i governatori del centrodestra, al netto di Zaia, circola questo timore: «Il governo, visto che non può chiudere i locali alle 23, manderà l'esercito a controllare la movida e a sparare multe davanti ai pub. Che esagerazione!». Altro timore: «Non è che Conte, pompando il pericolo, fa chiudere le scuole? Non è che esagera il ritorno del contagio per prendersi tutto il potere lui e lasciare niente a noi nel più tipico schema vetero-centralista?». Gli altri, tra mille diversità e opposti interessi sulla linea soft, De Luca in modalità lanciafiamme. Si rivede un vecchio film. Lui spinge per il lockdown regionale in Campania, loro temono un lockdown nazionale.

Insieme a Toti («La mascherina all'aperto è un passo indietro inaccettabile. E imporre la stessa regola su tutto il territorio è sbagliato. Se si volesse in qualche modo colpire i poteri delle Regioni lo riterrei gravemente intollerabile»), anche il molisano De Toma è contro l'obbligo delle protezioni anti-bacilli. E il tema divide un po' tutti trasversalmente anche i sindaci. Ieri alla videoconferenza tra ministri e governatori hanno partecipato anche i rappresentanti dell'Associazione dei Comuni (Anci) e dell'Unione delle province (Upi).

La Conferenza delle Regioni è convocata per giovedì, quindi dopo il varo del Dpcm. E il remake continuerà: regioni in lotta tra loro e in lotta con il governo. Mentre il virus impazza.

Ultimo aggiornamento: 19:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA