Salvini e Conte, l'ultima mossa del leader leghista per restare in gioco

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di Mario Ajello

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ROMA Si sente più forte Conte proprio nel momento - e questo può sembrare un paradosso - del tramonto del suo governo. E c'è una perfidia, e l'esibizione plateale della metamorfosi che lo ha riguardato, era il vice dei suoi vice e adesso l'Europa lo ha adottato e Salvini si è sgonfiato, nello schiaffo che tira a Matteo sulla Open Arms. E Matteo quasi gli porge l'altra guancia. Come mai? E' diventato buono, anzi buonista, rinnegando l'identità politico-culturale sui migranti che non si può certo far rientrare tra i tanti errori che il ministro ha compiuto e che finora non si è rivelata svantaggiosa per l'Italia? Nessuna abiura del rigore securitario. E' solo che «gli altri provocano ma noi - dice Salvini ai suoi - dobbiamo evitare provocazioni. E cercare di ricucire». O meglio: la mossa di Salvini, che per una volta non fa il duro, mira a togliere argomenti a Conte in vista del duello di martedì al Senato.

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MAI DIRE MAI
Dunque si è preso lo schiaffo di Conte il Capitano e lo ha fatto come ultima dimostrazione di come ci tenga a proseguire - come se la crisi non l'avesse innescata lui - l'esperienza del governo attuale, magari rimpastato. Lo fa per tattica Salvini a prendersi lo schiaffo e a dire «mio malgrado» obbedisco all'ordine di sbarco dei minori dalla nave. Non vuole dare alibi a Conte, anche se la virulenza con cui il premier uscente martedì parlerà in Senato contro Salvini è la riprova che ogni possibile mediazione è saltata.
Ma «mai dire mai» è il mood di Salvini in queste ore, e così si spiega lo schiaffo che accetta sulla Open Arms. Pronto naturalmente a ridiventare lo sceriffo implacabile - e gradito in questo agli italiani che in stragrande maggioranza secondo i sondaggi sono per i porti chiusi - appena questo governo non ci sarà più e ci sarà da combattere il nuovo esecutivo rosso-giallo. Che sull'immigrazione sarà più orientato all'umanitarismo dem («Precedente pericoloso» definisce questa vicenda infatti Salvini, considerandola l'antipasto dell'Italia in giallo-rosso) piuttosto che alla linea M5S finora in linea con quella del Carroccio ma che poi subirà una torsione di 180 gradi in direzione sinistra. A riprova che nella neo-politica principi e contenuti sono ribaltabili con scioltezza e a la carte. E il «tradimento» filo-dem dei grillini sui migranti sarà dalla prossima settimana - c'è da giurarci - uno dei cavalli di battaglia di Salvini.

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LA NOSTALGIA
La bontà tattica e strumentale del Capitano che evita il braccio di ferro, in vista del dibattito in Senato, può valere insomma come una sorta di avance salvinista per non far precipitare tutto ciò che in verità è già precipitato. Ma in questa vicenda Open Arms c'è anche la riprova della metamorfosi di Conte. Che è come se dicesse a Salvini: «I pieni poteri di cui ha parlato, ora li prendo io!». E lo sfoggio della forza sta nel fatto che Conte va a colpire Salvini proprio sul tema dei migranti, quello qualificante per il salvinismo. Il premier in uscita si sente le spalle ben coperte dall'Europa, dove forse sarà il commissario italiano (e che beffa per il Capitano che aveva prenotato invano quel posto per uno dei suoi) e soprattutto può muoversi, in questo schiaffo dell'Open Arms, nel solco inattaccabile tracciato dal presidente Mattarella a suo tempo a proposito della Diciotti.
Il premier uscente e il presidente della Repubblica non si sono sentiti ieri e Mattarella è voluto restare fuori da questo ennesimo caso. Ma Conte, più baldanzoso che mai, ha guardato ieri al precedente della Diciotti, quando fu il Capo dello Stato che chiese al governo di risolvere al più presto e in maniera umanitaria quella questione. Ecco, si è sentito in sintonia con il Colle e con l'Europa l'«avvocato del popolo». Lo stesso che però, lui e M5S, difese Salvini indagato sulla Diciotti e l'intero compagine giallo-verde fece scudo intorno al vicepremier di cui «abbiamo condiviso le scelte». Ma sembrano tempi archeologici quelli. Adesso lo scenario è cambiato, gli equilibri di potere anche, ma resta il tema dei migranti e su quello, al netto della momentanea ritirata di queste ore, Salvini da ex ministro dell'Interno è deciso a battere «ancora più di prima». Ma senza il Viminale è un'altra cosa, perciò per Matteo è cominciato il momento del rimpianto ma anche di una nuova lotta.
 
Domenica 18 Agosto 2019, 09:43 - Ultimo aggiornamento: 18-08-2019 11:35
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