Governo, tra Conte e Renzi è gelo. Cosa succede adesso? Tutte le ipotesi

Mercoledì 13 Gennaio 2021 di Francesco Malfetano
Governo, tra Conte e Renzi è gelo. Cosa succede adesso? Tutte le ipotesi

L’ora x sono le 17.30 di oggi. Dopo settimane di scontri più o meno alla luce del sole, il leader di Italia Viva Matteo Renzi - salvo clamorosi passi indietro - ritirerà la sua delegazione dal governo. Vale a dire che le ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti (ma anche il sottosegretario Ivan Scalfarotto) poche ore dopo l’astensione sul voto al Recovery Plan votata nel Cdm di questa notte, sono pronte a formalizzare de facto la crisi di governo. Un passaggio, quello del pomeriggio, che si concretizzerà in un’attesissima conferenza stampa che quindi sarà il capitolo finale dell’amore mai davvero sbocciato tra Renzi e il premier Giuseppe Conte.

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I MOTIVI DELLO SCONTRO
Sì, perché dietro un momento tanto delicato per l’attuale governo c’è soprattutto una personalizzazione dello scontro che, pur rifiutata sia dal «professore» (come Renzi insiste a chiamare Conte con fare canzonatorio) che da «Matteo» (come il presidente del Consiglio ha continuato a chiamare l’ex premier cercando di riavvicinarlo fino a qualche giorno fa), sta esplodendo in maniera sempre più evidente. Motivo del contendere, da ambo le parti, sono gli eccessivi protagonismi dell’altro. Un’indigestione politica antica che però, almeno fino alla fine di novembre, era stata mediata da progetti politici non del tutto divergenti e un senso di responsabilità nel confronto del Paese. Poi le cose sono degenerate.

 

A dar fuoco alle polveri è stata la gestione del Recovery Fund, ovvero il mezzo che l’Unione Europea ha deciso di fornire agli stati membri per contrastare la crisi economica causata dalla pandemia in atto. Inizialmente il premier aveva ipotizzato una cabina di regia guidata da Palazzo Chigi e alcuni ministri. Ipotesi questa che ha da subito spaccato la maggioranza (anche il Pd aveva criticato la scelta), con proprio Iv sugli scudi. Alla fine del 2020 però, la crisi è sembrata restare uno spettro piuttosto etereo la cui concretizzazione è stata rimandata dalla necessità di approvare il bilancio dello Stato e dalle ferie natalizie.

 

 

 

 

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COSA SUCCEDE ORA
Tuttavia fin da allora si è iniziato a vagliare le diverse possibilità: sul tavolo c’erano e ci sono ancora l’idea di tornare al voto (prima che scatti il semestre bianco il prossimo agosto), oppure varie sfumature di governi tecnici di unità nazionale o, più realisticamente da quanto trapela nelle ultime ore, un rimpasto dell’esecutivo dopo una crisi pilotata. Il governo in pratica starebbe provando (per qualcuno c’è già riuscito) a sostituire i 30 deputati e 18 senatori di Iv che fino ad oggi hanno fatto parte della maggioranza con dei responsabili pescati in Parlamento. Se alla Camera questa opzione non è tanto irrealistica, il vero problema si pone al Senato dove i numeri della maggioranza erano già risicati prima e quindi servirebbe un drappello piuttosto folto. Una truppa pescata tra gruppo Misto, Udc e Forza Italia che però - al netto dei proclami - rischierebbe di spaccarsi ogni volta che le diverse commissioni lavorano a qualche progetto di legge o ad emendamenti. Un pantano, o la prospettiva di un pantano, su cui Renzi punta fortemente. Ieri infatti il leader di Iv ha più volte ripetuto a chi gli era vicino che ormai il governo aveva trovato i responsabili che cercava e che lui quindi si sarebbe goduto lo spettacolo dall’opposizione. In realtà però si stanno anche consumando gli ultimi tentativi per un patto di legislatura con Iv e Dem che trattano per strappare al M5s qualche ruolo di responsabilità in più all’interno del governo. Il tutto mentre Renzi resta trincerato dietro il mantra: a Italia Viva non interessano le poltrone ma i contenuti.

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I CONTENUTI
Proprio quella dei contenuti è stata infatti la carta giocata più spesso dal senatore toscano nel corso della crisi. Il 28 dicembre scorso Iv ha presentato le sue 63 proposte per il rilancio del Paese contenute nel piano “Ciao” (acronimo di Cultura Infrastrutture Ambiente Opportunità). Vale a dire un emendamento totale a tutte le risposte date dal governo alla situazione attuale. Non solo, Renzi ha aggiunto alla faida politica anche l’uso dei fondi legati al Mes (36 miliardi di euro da spendere in sanità su cui però pesa il veto del M5s) e la delega ai servizi segreti che ancora oggi è in mano al premier Conte. Così, nonostante la nuova bozza del Recovery inviata l’11 gennaio e approvata ieri contenga molte delle richieste di Iv, la frattura è parsa insanabile e oggi, alle 17.30, la crisi sembra destinata ad esplodere ufficialmente.

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Ultimo aggiornamento: 16:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA