GIUSEPPE CONTE

Crisi di governo, a caccia di undici senatori: nascono i gruppi di Conte

Venerdì 15 Gennaio 2021 di Mario Ajello
A caccia di undici senatori, nascono i gruppi di Conte

Il pallottoliere è caldissimo. E la quota da raggiungere perché riesca l’operazione Salva Conte, è 11 senatori «responsabili» che gli danno la maggioranza. Ma gli amici che hanno parlato ieri sera con il premier assicurano che la sua sicurezza sui numeri è totale e gli attribuiscono queste parole: «Se alla Camera e al Senato dirò che voglio impegnarmi a fare un nuovo partito, cioè a dare una prospettiva ai parlamentari che scelgono di condividere con noi la fase di governo nuova, prima attraverso i gruppi poi con la mia lista, di voti ne arrivano molti di più». Ora li chiamano consensi «europeisti» e dei «costruttori» e «di cui non vergognarsi» (copyright Franceschini-Di Maio). La tenuta è garantita da 166 voti, che sono 8 in più rispetto alla maggioranza necessaria di 154, dalla quale sono esclusi i 6 senatori a vita. E così, sul pallottoliere il numero segnato è l’11.  

A gestire l’operazione di reclutamento per Conte, oltre all’ex forzista Raffaele Fantetti che non è solo esponente del Maie, gli italiani eletti all’estero ma è il fondatore di Italia 2023 che si propone come culla del futuro partito contiano, soprattutto il socialista Riccardo Nencini. Il Pd - che sarebbe pronto a ricompensarlo con il ministero degli Esteri ma le promesse in politica si sa come sono - si sta affidando a lui per trovare i numeri giusti. Ma non solo, è Nencini che ha dato il simbolo (quello del Psi) a Renzi per poter far nascere il gruppo di Italia Viva e la sua defezione ormai certa dalla truppa di Matteo lascerebbe quest’ultimo senza logo parlamentare e lo costringerebbe a finire al Gruppo Misto. E al Nazareno godono: «Renzi disperso nel Fritto Misto, che bella soddisfazione!».  

Nella caccia ai magnifici 11, quelli di Italia Viva sono i più ambiti perché l’arrivo di almeno 4 di loro darebbe meno l’impressione di una maggioranza cambiata. L’italovivista Anna Maria Parente è data in partenza direzione Conte anche perché non gli piacerebbe dover lasciare la presidenza della commissione Sanità. Nella lista dei partenti renziani quasi certi al momento, oltre a Nencini, Comincini, Marino, Grimani (segretario della commissione Affari costituzionali) e la Conzatti. La quale nega ma viene attesa e si tratterebbe solo di questione di tempo. Clemente Mastella, che ha nella moglie senatrice ex forzista Sandra Lonardo la paladina del filo-contismo centrista, assicura forte della sua frequentazione di Palazzo Madama diventata assidua in queste ore cruciali: «Io non vado in giro con lanternino di Diogene a cercare i responsabili. Questi vietcong ci sono, e nascono quando per disperazione, per paura, per necessità, per intelligenza si capisce che non si può mandare tutto all’aria. Se prima ne mancavano 4, ora ne mancano tre, poi due».  

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Molto ambito, sempre in ambito renziano, Vincenzo Carbone, vice presidente della commissione Lavoro. Tra Maie e Gruppo Misto con ex grillini, i nomi più accreditati per il Salva Conte, tra smentite, semi-smentite e ammissioni, sono questi: il comandante Gregorio De Falco (quello che gridò a Schettino: «Torna a bordo, c....!»), Saverio De Bonis, gli ex pentastellati Maurizio Bucarella, Paola Nugnes, Carlo Martelli, Mario Michele Giarrusso, Tiziana Drago, Lello Campolillo, Andrea Cecconi, l’ex sottosegretaria Silvia Vono. Per non dire del giornalista ex dem ed ex renziano Tommaso Cerno.

E ancora quelli del Maie: con Ricardo Merlo, Adriano Cario. Alcuni di loro hanno già votato per il governo ma stavolta «vogliamo essere parte integrante, a pieno titolo e riconosciuta della nuova stagione».

Qualche sottosegretariato in più per loro? «No, quelli li offriva Verdini quando doveva togliere voti in Senato a Renzi e fare campagna acquisti per Berlusconi. Noi non paghiamo nessuno», assicurano i pentastellati amici di Conte a loro volta impegnati nello scouting. E il dem Fiano rivolto a Mastella ieri: «Guarda Clemente noi non vogliamo i responsabili, vogliamo la responsabilità». 

Responsabili o responsabilità, si tratta comunque di una questione per centristi. Come la Binetti: «Ciò che serve non è un’Armata Brancaleone ma un gruppo coeso che sappia guardare avanti». Parola di Udc. Il cui leader, Cesa, è fuori dal Parlamento ma è sempre nel centrodestra e ha oltre alla Binetti due senatori, De Poli e Saccone. Che cosa faranno? Per addolcire Cesa, nel Pd sarebbero pronti a offrirgli il ministero del Mezzogiorno, promuovendo Provenzano a incarichi considerati più importanti. E ancora: Berlusconi ha bloccato la transumanza dei forzisti. Ma le sirene che arrivano sui senatori da Montecitorio, o meglio i ragionamenti costruttivi di Brunetta e della Polverini, vengono ascoltati con attenzione. «La verità - conclude il forzista Osvaldo Napoli - è che da noi e negli altri partiti la tentazione di diventare responsabili, per paura che la legislatura crolli, cresce con il passare dei giorni». Perciò Conte non ha fretta di andare subitissimo alla conta. 

Ultimo aggiornamento: 14:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA