Crisi governo, caccia ai responsabili: centristi e transfughi di FI per i nuovi gruppi alle Camere. L'udc De Poli: io all'Agricoltura

Martedì 26 Gennaio 2021 di Alberto Gentili
Crisi governo, caccia ai responsabili: centristi e transfughi di FI per i nuovi gruppi alle Camere. L'udc De Poli: io all'Agricoltura

Bruno Tabacci, che in nome e per conto del premier ha l'incarico di arruolare volenterosi, è convinto che oggi si sbloccherà la partita. Una volta che Giuseppe Conte si sarà dimesso, è la scommessa del leader del Centro democratico, fioccheranno le adesioni di centristi vari, forzisti in libera uscita e perfino di qualche renziano. Ma a una condizione: Matteo Renzi non dovrà essere determinante per la sopravvivenza del nuovo governo. L'ormai famoso Conte-ter. «Al massimo», dice chi ha parlato con il capo dell'esecutivo, «Italia Viva potrà essere aggiuntiva». 

Al nuovo governo dovrebbe aderire anche l'Udc che da oggi avrà titolo per partecipare alla trattativa su poltrone e programma. A dispetto del comunicato fatto uscire dai centristi Antonio De Poli, Paola Binetti e Antonio Saccone («non voteremo la fiducia»), qualcosa infatti si muove. Tant'è che De Poli domenica ha confidato a un gruppo di amici e conoscenti: «Vedrete, farò il ministro dell'Agricoltura». Il posto, guarda caso, lasciato libero dall'ex ministra di Italia Viva, Teresa Bellanova e di cui Conte ha conservato l'interim.

Un altro segnale arriva dalla parole della Binetti che detta le condizioni al premier per l'adesione: «Conte si deve dimettere per far nascere un governo nuovo». Perché l'Udc non farà da stampella all'attuale governo, ma intende entrare a pieno titolo nel Conte-ter. «E vogliamo sapere con chi verrà fatto e quali obiettivi si propone. Noi tutti siamo propensi a portare l'Udc come soggetto politico al servizio dell'Italia, nei modi in cui sarà più utile. Ma non ci muoveremo mai come singole persone...». Della serie: o tutti o nessuno. Epilogo (eventuale) molto utile a Conte, in quanto l'Udc potrebbe fornire il proprio simbolo per la formazione del nuovo gruppo in Senato. E dunque allargare con un gruppo strutturato, il perimetro della maggioranza. «Che deve essere autonoma da Renzi», ribadisce chi ha parlato con Conte. 

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In tutto questo Renzi, che fino ieri era prontissimo a sostenere il Conte-ter, continua a fare il possibile per tenere uniti i suoi. E aveva convocato una riunione per questa sera nella quale doveva essere deciso come votare domani in occasione della relazione sullo stato della giustizia del Guardasigilli Alfonso Bonafede. Nodo ormai superato, visto che con le dimissioni del premier quel voto verrà cancellato. Ma il dibattito che si era innescato la dice lunga sulle diverse sensibilità dentro Italia Viva. Bellanova aveva annunciato il no, considerata l'ostilità dei renziani per la posizione «giustizialista» del ministro grillino. Ma il senatore Eugenio Comincini, che ha già fatto sapere di non voler andare all'opposizione, aveva messo a verbale: «Nessuno ha detto che voteremo contro, valuteremo...». 

Insomma, la partita non è chiusa neppure tra i renziani. Tanto più che Conte, che continua la sua opera di proselitismo (ieri ha ricevuto la ex forzista Renata Polverini che la settimana scorsa gli ha dato la fiducia), è alla disperata ricerca di «volenterosi», indipendentemente dalla probabile adesione dell'Udc. Questo perché i tre senatori centristi non bastano. Ma altri potrebbero (dovrebbero) farsi avanti: alcuni di Forza Italia, quelli del Maie. Ma anche qualcuno legato a Giovanni Toti, come Paolo Romani, potrebbe alla fine sostenere il nuovo governo.

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