Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

GIORGIA MELONI

Crisi governo, diretta. Draghi, domani voto di fiducia prima al Senato. La Lega: «Basta giochini Pd-M5s». Crippa sotto accusa

Lunedì 18 Luglio 2022
Crisi governo, la diretta

Ventiquattr’ore al momento della verità. Sarà al Senato, con ogni probabilità, che domani si decideranno le sorti del governo di Mario Draghi. Il premier si presenterà infatti prima a Palazzo Madama per «rendere comunicazioni» al parlamento, secondo la formula utilizzata dal Quirinale nella nota con cui sei giorni fa venivano respinte le dimissioni del capo del governo. Poi si procederà alla Camera, dove non è escluso che venga soltanto consegnato il testo del discorso di Draghi. E qui finiscono le (poche) certezze sul timing della crisi. Perché quello che succederà dopo l’intervento dell’ex capo della Bce, seguito dalle dichiarazioni dei capigruppo e degli altri senatori (si prevede molti) che si iscriveranno a parlare, dipenderà innanzitutto dal tono e dai contenuti dell’intervento di Draghi. 

 


LA CHIAMA
In altre parole: non è scontato che al voto di fiducia alla fine si arrivi davvero. Un punto che ieri è rimasto per ore al centro del dibattito, soprattutto dopo la riunione della conferenza dei capigruppo tenuta in mattinata alla Camera. Durante l’incontro, il presidente di Montecitorio Roberto Fico ha precisato che la seduta di domani avrebbe avuto come oggetto «comunicazioni fiduciarie» del presidente del Consiglio. Dunque intervento del premier, replica dei presidenti dei gruppi e poi chiama nominale dei parlamentari. Tenuti a esprimersi con un “sì” o un “no” sulla vita del governo, da pronunciare ad alta voce sotto il banco della presidenza. In realtà, spiegano fonti parlamentari di entrambi gli schieramenti, quest’ultimo passaggio (decisivo) non è scontato.

Perché Draghi, si ragiona nei partiti, potrebbe presentarsi a Palazzo Madama con la stessa intenzione di dimettersi di giovedì. Spiegare le ragioni della sua scelta, ascoltare gli interventi e salire comunque al Colle prima del voto, qualora ritenesse che non esistono più le condizioni per andare avanti. I precedenti ci sono: «Lo stesso Giuseppe Conte preferì rassegnare il suo mandato senza aspettare i numeri», viene fatto notare.


Ma non è escluso neanche che il premier rimanga in Aula per assistere al voto sulle risoluzioni, che in questo caso verrebbero presentate dai partiti di maggioranza. «In questo scenario – si fanno i calcoli tra i sostenitori del “bis” – molto probabilmente Draghi non potrebbe più dimettersi, perché la fiducia la otterrebbe», è la previsione. «Come fa a presentarsi da Sergio Mattarella per lasciare dopo che il Parlamento lo ha appena riconfermato?». 


Un ruolo, in tutta la vicenda, potrebbe giocarlo anche la decisione di avviare il dibattito dal Senato invece che dalla Camera. Scelta che non a caso ieri è stata al centro di una diatriba tra gli schieramenti. Perché in assemblea dei capigruppo il Pd, ma anche Leu e Italia viva (che però smentisce) avrebbero insistito perché il premier si presentasse prima a Montecitorio. D’accordo, pare, con il presidente del gruppo pentastellato Davide Crippa. Il motivo? I numeri, ritenuti molto più favorevoli per il governo rispetto a Palazzo Madama. Visto che è alla Camera che la pattuglia di “responsabili” pentastellati, capeggiata proprio da Crippa, sarebbe pronta a garantire il suo sostegno all’esecutivo. Al Senato, invece, il gruppo M5S è più compatto, schierato sulla linea di Conte. 


LA «CULLA»
Dai dem minimizzano: «L’ordine dei lavori è indifferente, ritenevamo si dovesse partire da Montecitorio perché è lì che è nata la crisi». Tuona invece Giuseppe Conte: «Non ne ero stato informato». Mentre dal centrodestra, il capogruppo di Forza Italia Paolo Barelli rivendica la regola della “culla”: «Il premier deve presentarsi prima nell’Aula in cui il governo ha ricevuto la fiducia la prima volta, ossia al Senato – osserva – C’è stato un tentativo di fare i furbetti...». Alla fine, tocca ai presidenti dei due rami, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, ricomporre la frattura. La decisione è presa: si comincerà dal Senato. 


Come finirà, si saprà domani. Ma c’è chi, come l’Alto rappresentante della politica estera Ue Josep Borrell, già avanza una previsione: «A Mosca festeggiano la crisi del governo Draghi? – risponde alla domanda di un giornalista – Non si vende la pelle dell’orso prima di averlo preso...».


 

Ore 11.27 - «Mentre là fuori c'è un'Italia in preda ad una crisi economica e sociale senza precedenti, c'è chi si riunisce in conclave e tiene sotto scacco il Paese per meri calcoli elettorali». Così il senatore e presidente nazionale Udc Antonio De Poli.

Ore 11.09 -  Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, insieme a sei ministri, è appena atterrato ad Algeri per il IV Vertice intergovernativo italo-algerino. Dopo la deposizione di una corona di fiori al Monumento del Martire, la delegazione italiana si sposterà al Palazzo presidenziale «El Mouradia» per l'incontro con il presidente della Repubblica algerina Abdelmadjid Tebboune e i ministri algerini. Dopo i bilaterali attorno a mezzogiorno si terrà la sessione plenaria del vertice, cui seguirà la cerimonia di adozione delle dichiarazioni finali e la firma di una serie di accordi e di protocolli di intesa, al termine della quale Draghi e Tebboune rilasceranno dichiarazioni congiunte alla stampa, prima del pranzo nella Residenza di Stato del Presidente.

Ore 10.50 - «Basta con l'indegno teatrino di 5Stelle e PD che, come spiegato giovedì dal Presidente Mario Draghi, ha fatto venir meno "il patto di fiducia" su cui era nato questo governo. Il Parlamento è ormai completamente delegittimato: basarsi su transfughi e maggioranze ballerine non garantisce stabilità ed è in contrasto con quanto desiderato esplicitamente dal premier che non vuole cambiare in corsa le forze che lo sostengono. A questo punto, diamo agli italiani la possibilità di scegliere un nuovo Parlamento che finalmente, e per cinque anni, si occupi di lavoro, sicurezza e salute degli Italiani, altro che droga libera, Ius Soli o Ddl Zan». Così il vicesegretario della Lega, Lorenzo Fontana.

Ore 10.43 - Riprenderà alle 14 la riunione congiunta dei gruppi di Camera e Senato del M5s. E' quanto si apprende da fonti parlamentari. L'incontro, che si tiene via zoom, si era chiuso ieri con una sospensione e un rinvio a oggi.

Ore 10.18 - Il mondo dell'associazionismo lancia un «appello al Presidente del Consiglio Mario Draghi e alle forze politiche che l'hanno sostenuto affinché venga scongiurata una crisi di Governo». Esprimendo «profonda e sincera preoccupazione», sottolineano che «la drammaticità del momento e le tante domande di dignità della società non abbiano bisogno di una crisi perché ne uscirebbero ancora più compromesse». Il documento è firmato da Acli, Arci, Azione Cattolica, Confcooperative, Cnca, Fuci, Gruppo Abele, Legambiente, Legacoop Sociali, Libera, Meic, Movimento Politico per l'Unità, ed è aperto ad altre sottoscrizioni.

Ore 9.59 - «Quando Mario Draghi si è dimesso sembrava tutto finito. E invece noi non molliamo! In tutta Italia chi non si rassegna al disastro grillino ha deciso di far sentire la propria voce. La maggioranza silenziosa ha detto basta al masochismo dei Cinque Stelle. E' nata così la nostra petizione: siamo quasi a quota 100mila firme. Ci date una mano per condividerla? Vi chiedo di firmarla e se l'avete già firmata di inviare questo link a 5 amici. Serve un tam tam dal basso per tenerci Draghi premier e rimandare i grillini nel dimenticatoio. I sindaci di tutti i colori politici stanno firmando un appello al premier, le categorie si stanno mobilitando, arriveremo a mercoledì con una forte ondata popolare. Oggi alle 18.30 manifestazioni spontanee in tante città d'Italia, da Milano a Roma, da Torino a Firenze, a Trento. Sì allo statista Draghi, no allo stagista Conte. Nel mio piccolo, io ci sto provando pancia a terra». Lo scrive il leader di Iv Matteo Renzi nella sua Enews.

 

Ultimo aggiornamento: 20 Luglio, 10:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA