Infrastrutture e servizi, ecco le priorità per il Sud del nuovo governo giallorosso

Sabato 31 Agosto 2019 di Nando Santonastaso
Discontinuità nelle priorità. È il messaggio che filtra da molti dei ragionamenti sulle scelte del nuovo governo in chiave Mezzogiorno. Discontinuità che vuol dire anche cambio di narrazione. «Perché non se ne può più di restare aggrappati al Nord produttivo e al Sud da assistere», sbotta ad esempio Luca Bianchi, direttore della Svimez.
 
E aggiunge: «Serve un nuovo Patto tra Centronord e Mezzogiorno che vada oltre lo scambio Tav-Reddito di cittadinanza dell'ultimo governo. Significa, per essere concreti, che bisogna riequilibrare i diritti di cittadinanza, destinando risorse straordinarie a questo obiettivo, a partire dal sistema scolastico e dalla sanità. E questo passa per un rilancio robusto degli investimenti pubblici, crollati nel Mezzogiorno anche dopo la fine del periodo più acuto della crisi economica».

Le imprese concordano anche se come sottolinea Vito Grassi, presidente dell'Unione industriali Napoli e di Confindustria Campania, la prima mossa del nuovo esecutivo dovrebbe essere il taglio del cuneo fiscale. Misura a prima vista non specifica per il Sud, ma in realtà avverte l'imprenditore, decisiva proprio per il Mezzogiorno dove il tasso di disoccupazione giovanile è più di tre volte superiore a quello del Settentrione: «Il taglio del cuneo fiscale consentirebbe di elevare i salari dei lavoratori spiega Grassi e di puntare su un piano ambizioso di inclusione dei giovani nel mondo del lavoro che preveda da un lato la consistente riduzione del costo del lavoro e dall'altro investimenti sulle competenze. Scuola e università devono essere al centro delle politiche del nuovo governo». E poi, «un attimo dopo bisognerà ribaltare la tendenza degli ultimi anni sulla contrazione della spesa pubblica in conto capitale con massicci investimenti in infrastrutture. Vorremmo vedere attuati gli strumenti innovativi di legge sul Partenariato pubblico privato, che anche in Campania sono stati praticati, per garantire il massimo sostegno a ogni progetto di innovazione, ricerca e sviluppo per nuove tecnologie, formazione e sostenibilità, a partire da quella ambientale».

Scenari concreti, anche sul piano normativo, per i quali però, osserva l'economista Amedeo Lepore, occorrerebbe in via prioritaria uno «sforzo di coordinamento e unificazione delle tante agenzie e società pubbliche, dall'Agenzia per la Coesione a Invitalia, da Sace a Simest, che si occupano di Mezzogiorno e degli strumenti operativi a loro affidati». È arrivato il momento, sostiene Lepore, di mettere ordine a competenze «che spesso disorientano l'imprenditore o l'ente pubblico». Tema complesso ma solo in apparenza riservato per così dire ai soli addetti ai lavori: «Avere diviso com'è accaduto con l'ultimo governo il ministero del Mezzogiorno dalla gestione delle Politiche di Coesione territoriale ha creato più di un problema. Meglio sarebbe se queste competenze venissero unificate a Palazzo Chigi o affidate ad un solo operatore, come Invitalia».

Ma c'è anche un altro punto, secondo Lepore, su cui il nuovo governo dovrebbe subito spendersi: «Un investimento triennale sugli sgravi degli oneri contributivi rafforzato per il Sud dice -: con 500 milioni si sono creati nel 2015 circa 120mila nuovi posti di lavoro nel Mezzogiorno, riprovarci sarebbe fondamentale. Naturalmente sempre a patto che questo sforzo venga accompagnato da forti investimenti produttivi, a partire dai crediti d'imposta: senza questi, ogni decontribuzione per i nuovi assunti sarebbe inutile».

Intanto però maiora premunt, come le tante crisi industriali aperte al Sud documentano: «Noi metalmeccanici spiega il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli ci aspettiamo più linearità e coerenza nella gestione della vertenza Ilva, perché accanto ai problemi ambientali e di mercato l'incertezza del governo ha complicato tutto. Prioritaria resta la soluzione delle vertenze del gruppo Blutec, di Honeywell, Whirlpool e Jabil. Come pure il ripristino del piano Industry 4.0 perché nel Mezzogiorno il digitale può aiutare a colmare molti gap e con più rapidità. Il tessuto di pmi metalmeccaniche al Sud ha bisogno di crescere e lo può fare solo se viene riportato dentro il gorgo dell'innovazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA