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MARIO DRAGHI

Ddl Concorrenza, l'ira dei balneari: «Stralciata la norma per i tassisti e non per le nostre concessioni? È inaccettabile»

Venerdì 22 Luglio 2022
Ddl Concorrenza, l'ira dei balneari: «Stralciare dal decreto anche le nostre concessioni come per i tassisti»

Il governo Draghi è caduto, e ora il nuovo esecutivo si troverà a dover affrontare questioni spinose: oltre a quella dei tassisti anche quella legata alle concessioni balneari, è una problematica insidiosa con un nodo legato molto stretto alla definizione del "valore residuo" su cui si calcolano gli indennizzi.

Dopo oltre 10 anni, in cui si attende una riforma delle concessioni balneari, il Ddl Concorrenza, approvato in Senato e in attesa di passare alla Camera il 27 luglio, conteneva nel suo testo anche il riordino del demanio marittimo, istituendo al suo interno le gare pubbliche per la riassegnazione delle spiagge entro il 2024. Con le dimissioni del premier Mario Draghi e la caduta del suo governo, sembrava plausibile che il provvedimento non sarebbe mai arrivato all’approvazione definitiva; invece oggi è arrivata la notizia del suo voto definitivo in aula prima dello scioglimento delle camere. 

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Caduta del governo, l'ira dei balneari

La reazione delle associazioni balneari non si è fatta attendere. Cna Balneari chiede in una nota lo stralcio degli articoli relativi alle concessioni balneari del ddl concorrenza che il Parlamento si appresta ad approvare. «Cna Balneari - si legge - si fa portavoce della legittima preoccupazione dell'intera platea imprenditoriale, forte di circa 30mila imprese, che teme di affrontare le gare pubbliche senza il riconoscimento del valore commerciale delle imprese né di un equo indennizzo del lavoro di una vita, spesso di più generazioni, e degli investimenti effettuati negli anni».

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Le associazioni

Ira aumentata soprattutto dalle notizie che vedrebbero la cancellazione dell’articolo 10 relativo alla liberalizzazione delle licenze dei taxi, che sono a gran voce scesi in piazza la scorsa settimana contro il provvedimento. Diversa la situazione per gli stabilimenti. Per le concessioni demaniali marittime, infatti, il testo non vedrebbe nessuna modifica apportata al suo interno rispetto a quella presentata e approvata in Senato: verrebbero quindi aperte gare pubbliche delle concessioni degli stabilimenti balneari italiani per assegnarli a nuovi titolari, con un successivo decreto attuativo che dovrà occuparsi di definire i criteri dei bandi e l’eventuale riconoscimento di un indennizzo ai titolari uscenti.

 

«Le imprese - prosegue la nota di Cna balneari - hanno bisogno di stabilità, di tempi certi, di una normativa chiara e definita. Tante imprese balneari hanno dimostrato proattività e fiducia nel futuro partecipando ai bandi del Pnrr per ottenere gli incentivi agli investimenti mirati a migliorare l'offerta turistica nel segno della riqualificazione, dell'efficientamento energetico, della digitalizzazione, della eliminazione delle barriere architettoniche». «Cna Balneari - conclude la nota - si appella allora alla politica: non si può abbandonare un settore tanto significativo nell'economia e nella società italiane a un avvenire incerto»

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I rischi secondo gli addetti

Anche i presidenti del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione e di Fiba-Confesercenti Maurizio Rustignoli hanno inviato poche ore fa una dura lettera a tutti i capigruppo dei partiti rappresentati alla Camera: «Leggiamo la notizia che, nonostante lo scioglimento delle Camere, si intenderebbe approvare il Ddl Concorrenza che contiene norme riguardanti i balneari che riteniamo profondamente sbagliate. Apprendiamo con stupore che si intenderebbe stralciare l’articolo 10 relativo ai taxi e non anche gli articoli 3 e 4 riguardanti i balneari. È inaccettabile accogliere la giusta e sacrosanta protesta di chi rischia di veder svilita la propria attività e, nel contempo, restare insensibili rispetto a chi, come I balneari, rischiano di perdere completamente lavoro e aziende. Come è noto, infatti, con le norme contenute nel ddl concorrenza i balneari rischiano di perdere non solo la licenza, ma anche vedersi confiscate le loro aziende. Evidentemente sono più efficaci le modalità di una protesta più delle sue motivazioni. Sarebbe un colossale errore alla luce soprattutto della circostanza che la questione balneare non rientra negli impegni contenuti nel Pnrr. Con la presente si chiede pertanto lo stralcio degli articoli 3 e 4 del ddl concorrenza riguardanti le concessioni demaniali marittime».

A queste parole si aggiungono anche quelle dure di Mauro Della Valle e Antonio Cecoro, presidente e vicepresidente di Confimprese demaniali: «Siamo abbattuti dall’atteggiamento di questi “ultimi rimasti” della politica: nonostante le criticità che le stesse forze di maggioranza hanno evidenziato relativamente alla riforma delle concessioni balneari contenuta nel ddl concorrenza, sembra che il governo Draghi sia ostinato a distruggere il nostro settore. Ci uniamo nel grido di protesta delle altre associazioni di categoria e invitiamo il governo a ragionare: serve una riforma equilibrata e rispettosa della storia balneare, senza diktat dettati da interessi ideologici». 

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Il problema reale è riuscire ad arrivare a 31 dicembre 2023 (scadenza perentoria delle licenze) con un piano di riforma adeguato alla complessità della questione. Il rischio di arrivare fino al 2023 senza una riforma significherebbe costringere le amministrazioni comunali a procedere ognuna per conto proprio, in una situazione di totale anarchia e disparità. E qui il caos regnerebbe. 

Il presidente nazionale di Confartigianato Imprese Demaniali e presidente della Cooperativa Bagnini Rimini Sud, Mauro Vanni commenta gli ultimi sviluppi della politica italiana. «Penso che per l'Italia quello che è successo ieri al Senato sia una sconfitta a livello internazionale - osserva - non è stato un bel messaggio e, quindi, non è che noi gioiamo del fatto che l'Italia si trovi senza Governo. Sicuramente - prosegue - qualunque altro Governo, oltre a quello di Draghi sarà più favorevole agli interessi dei balneari. Quindi - puntualizza Vanni - noi siamo fiduciosi che il prossimo Governo possa ascoltare di più quelli che sono i bisogni della nostra categoria».

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Ad ogni modo In tema di concessioni e concorrenza, sottolinea ancora, «speriamo che ci siano i tempi tecnici perché veramente, adesso, stiamo correndo contro il tempo. Però siamo anche fiduciosi che, come italiani, poi alla fine troviamo sempre la soluzione nei momenti più difficili e di emergenza. Questo Paese - conclude Vanni - deve tirare fuori la dignità di esprimere un Governo che sia la rappresentanza delle esigenze delle imprese e dei cittadini italiani. E quindi, con questo Governo che verrà fuori noi siamo pronti a dialogare»

Ultimo aggiornamento: 22:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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