Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Morto De Mita, Mastella: «Quegli incontri segreti con Craxi ospiti delle suore»

Venerdì 27 Maggio 2022 di Lorenzo Calò
Morto De Mita, Mastella: «Quegli incontri segreti con Craxi ospiti delle suore»

Clemente Mastella, lei è stato spesso definito «delfino» di De Mita: come è nato questo rapporto?
«L’esordio non fu proprio tanto confortante. Era il 1972, ci trovavamo nel corso di Benevento, faceva caldo e io andai a prendermi un gelato. Dopodiché De Mita mi disse: “Vedi? sei ancora un ragazzino, vai a prenderti il gelato, come posso candidarti? E io incassai».

Poi le cose sono cambiate...
«Quattro anni dopo. Nel 1976, entrai in Parlamento per la prima volta: avevo 28 anni e mezzo. Grazie a De Mita che mi candidò. Pensi: 1976, uno-nove-sette-sei nella lista della Camera: De Mita, Mastella, Gargani e Bianco. Fummo eletti tutti e Ciriaco fu orgoglioso di tanto entusiasmo in questa pattuglia di giovani dirigenti provenienti dalla provincia interna del Sud».

Poi divenne suo portavoce a Palazzo Chigi...
«Gli davo ancora del voi. Questo ruolo non esisteva prima. Fummo noi a inventarlo. Ricordo le riunioni con Misasi e Sangiorgi. Io ero quello che cercava anche di innovare un po’ il linguaggio, renderlo più evocativo e suggestivo ma questo al presidente non sempre piaceva».

Ci faccia un esempio...
«Mi riconosceva una certa fantasia, la cosa lo affascinava ma in un certo senso era diffidente. In un discorso ufficiale introdussi alcuni versi di una canzone di Baglioni, “i vecchi sulle panchine dei giardini...”, mi sembrava un buon riferimento sulle prospettive di apertura della Dc. Beh, lui me li fece togliere. Ma poi se ne pentì».

In seguito le vostre strade si sono divaricate: lei scelse il centrodestra...
«Ma avvertii Ciriaco: guarda che Martinazzoli e Segni ti fregheranno. Io e Casini capimmo che Berlusconi rappresentava l’unico approdo possibile ma De Mita non si è mai fidato del Cavaliere».

Video

Neppure Veltroni fu tenero nei confronti del padre nobile di Nusco...
«Nel 2008 gli rifiutò la candidatura nel Pd. Un’ipocrisia senza fine: Ciriaco rimase malissimo e se ne andò».

L’avvocato Agnelli definì De Mita “un intellettuale della Magna Grecia”: non esattamente un complimento. Ma il giudizio di Montanelli, parafrasando quella stessa frase, è stato molto più pesante...
«De Mita non amava Montanelli, per altro ricambiato».

Perché?
«Perché Ciriaco gli preferiva Scalfari. Il rapporto con Eugenio Scalfari era solido, io stesso lo accompagnavo spesso quando i due si incontravano. Con Agnelli i rapporti si sono via via distesi fino a diventare buoni. In questo mi ha aiutato molto anche Luca di Montezemolo».

Esiste oggi un erede di De Mita?
«La politica non è stata in grado di rigenerarsi. Oggi sulla scena c’è Draghi che è una figura di altissimo profilo ma non viene dalla politica».

Per molti De Mita è anche colui che ha gestito rapporti di potere, nomine, clientele...
«Ma una gestione incentrata sempre come interpretazione dei bisogni del territorio e delle comunità. Lui ed io siamo stati ingiustamente accusati di attenzione eccessiva ai localismi ma l’intuizione era proprio quella di portare il territorio, le zone interne, al centro dell’attenzione del governo». 

Facendo incetta di poltrone, anche con patti siglati di notte, come alle Regionali in Campania del 2015?
«De Mita riteneva, sulla scia del pensiero sturziano, che la politica avesse il dovere di rispondere ai bisogni delle comunità, soprattutto dove questo bisogno è più scoperto perseguendo la strada più concreta per raggiungere tale scopo».

Ma con la scelta di appoggiare Craxi e il Psi il piano non aveva funzionato...
«De Mita non si fidava di Craxi ma stette ai patti. Craxi invece no».

I due si parlavano spesso?
«Sì, e anche fuori dai luoghi ufficiali. S’incontravano in un convento di suore a Roma. Ma nessuno doveva saperlo...».
 

Ultimo aggiornamento: 17:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA