De Vito, Conte: «E' solo una mela marcia, l'onestà è un valore per tutti»

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di Marco Conti

«No, non sono più allenato. da quando sto a palazzo Chigi non riesco a fare più sport». L'incontro con gli studenti della Luiss, nell'auditorium di via Pola, è per Giuseppe Conte una sorta di boccata d'ossigeno che spezza il consiglio dei ministri e ammorbidisce una giornata terribile per la maggioranza e soprattutto per il M5S impegnato a difendere la sua ormai presunta diversità. La scalinata che porta dall'aula magna in superficie toglie il fiato al presidente del Consiglio, come di prima mattina la notizia dell'arresto di uno degli esponenti di punta del M5S capitolino.

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Forte è il timore del Movimento di essere diventato in pochi mesi come gli altri, ma sullo psicodramma che si è scatenato sin dalle prime luci dell'alba di ieri, il presidente del Consiglio torna e difende a spada tratta il M5S e il governo. «Reazione tempestiva». «Di Maio coraggioso» nell'adottare «anche scelte difficili». Ma la sindaca Raggi ora può stare tranquilla? Conte non si scompone. In piedi, vicino all'auto pronta a riportarlo a palazzo Chigi, spiega: «Stiamo parlando di indagini in corso, ipotesi accusatorie tutte da verificare. Per carità, applichiamo tutto il garantismo possibile, ma la politica non può continuare a dare segnali deboli per cui diciamo aspettiamo. E poi, dopo la sentenza di primo grado, diciamo aspettiamo ancora perchè poi magari c'è la prescrizione». Ragionamenti, quelli di Conte, non da avvocato. Ma non sono giorni da indulgenze e il Conte-politico sa fiutare l'aria e gli viene facile dire che «la politica ha una responsabilità davanti ai cittadini» e che «fa piacere» constatare che «il Movimento dimostra», nell'occasione dell'arresto di uno dei suoi esponenti della prima ora, «di essere una forza fedele ai suoi principi e ai suoi valori».

Quindi onestà-tà-tà? «Chi si permette oggi di fare questa ironia dimostra di saper reagire solo in maniera sciocca». Conte si inalbera anche se non muta il tono di voce, ma la velocità delle parole che escono dalla sua bocca tutte in difesa di quel ritornello che da bandiera rischia di trasformarsi in una sorta di gadget dei bei tempi. Per Conte, no. Il presidente del Consiglio che guida l'anomala maggioranza giallo-verde, difende tutti i cromosomi del Movimento anche se una stoccatina a Rousseau la rifila quando dice che è «pericoloso accantonare la democrazia rappresentativa».

«Un leader politico - spiega- non può rispondere dell'operato di singole persone. E' sciocco pensare che onestà, onestà onestà significhi garanzia del corretto operato di tutti coloro che si riconoscono in una forza politica. Onestà, onestà, onestà, significa garanzia che chi appartiene a questo Movimento è fedele a certi principi e a certi valori». Stavolta l'avvocato prende il sopravvento sul politico e la responsabilità politica diventa responsabilità penale che, secondo Costituzione, è personale. Ragionamenti che escludono responsabilità dei vertici del Movimento ed infatti, sostiene Conte, «il fatto che (De Vito ndr) non appartenga più al Movimento dimostra la piena coerenza tra principi e regole applicative».

Il taglio operato ieri mattina tra M5S e De Vito anche per Conte dovrebbe quindi salvaguardare non solo il Movimento, ma l'intero governo e quel populismo penale che dopotutto sembra essere il vero collante dell'alleanza che sempre ieri si è ritrovata a palazzo Madama nel voto sulla Diciotti.
Dove invece la maggioranza non si ritrova ancora è sul pacchetto di misure pro crescita. «Lo firmiamo salvo intese», anticipa il premier che però poi ridimensiona i problemi: «Ci sono degli aggiustamenti da fare, ma non ci sono questioni politiche aperte. Qualche dettaglio tecnico ci suggerisce il salvo intese». «Dettagli» che in altre occasioni, come il decreto per Genova, hanno fatto uscire il testo solo dopo molte settimane, ma Conte è fiducioso e non preoccupato per le resistenze leghiste che avrebbe voluto un decreto-cantieri dal perimetro più ampio. «Ma la Lega - aggiunge - non ha portato al tavolo alcuna cosa che non sia stata discussa e inserita. Forse lo dice a voi che mancherebbe qualcosa. Ma io quello che ho avuto sul tavolo ho analizzato e discusso con tutti».
Inoltre, spiega, «mettiamo la golden power nel decreto Brexit. Ma ciò non deve essere percepito come qualcosa che si fa contro qualcuno (la Cina ndr) ma solo perchè dobbiamo difendere le nostre infrastrutture strategiche dal punto di vista delle azioni societarie e la estendiamo anche ai contratti». L'avvocato ha ripreso il sopravvento.
 
Giovedì 21 Marzo 2019, 07:51 - Ultimo aggiornamento: 21-03-2019 10:53
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