Dell'Utri dal carcere di Rebibbia: «Vogliono vedermi sulla sedia a rotelle»

di Valentino Di Giacomo

«È l'ennesimo atto di crudeltà giudiziaria compiuto». In una lettera consegnata ai suoi legali, Marcello Dell'Utri ha manifestato tutta la propria amarezza contro la decisione del tribunale di sorveglianza che martedì scorso gli ha negato la scarcerazione per consentirgli di curare il cancro e le altre patologie di cui è affetto senza i vincoli della prigione. «Mi meraviglia ha scritto l'ex senatore di Forza Italia che nulla è stato disposto perché mi sia praticata una forma di terapia effettiva, idonea e concreta compatibile con il mio stato». Parole ribadite ieri mattina ad Amedeo Laboccetta, il deputato di Forza Italia che è andato a trovarlo come di consueto nel carcere di Rebibbia.

«Vogliono vedermi sulla sedia a rotelle? Poiché cammino ancora si è sfogato Dell'Utri - i giudici dicono che potrei fuggire, per loro le mie condizioni fisiche non sono peggiorate e quindi devo restare in carcere. Un'assurdità». Quando Laboccetta è entrato nella cella di sei metri quadrati dell'ideatore di Forza Italia, lo ha trovato intento a studiare. Dell'Utri sta preparando un esame di Storia del libro che dovrà tenere all'università di Bologna dove è iscritto da mesi. «Non accetterò meno di 30 e lode ha confidato fino ad ora ho accettato solo un 27, il resto degli esami li ho superati tutti con la lode». Il segnale che nonostante il duro colpo subito dopo la decisione che non potrà curarsi fuori dal carcere, la tempra dell'uomo resta forte, anche se le condizioni di salute restano precarie. «Non voglio morire in carcere ha detto vorrei solo poter curare meglio la mia salute, non chiedo pietà, ma giustizia.
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Venerdì 9 Febbraio 2018, 10:31 - Ultimo aggiornamento: 09-02-2018 15:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP