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GIUSEPPE CONTE

Di Battista, Raggi e Casalino fuori dalle liste M5S (per ora). Quasi 2mila in corsa alle parlamentarie

Martedì 9 Agosto 2022 di Andrea Bulleri
Di Battista, Raggi e Casalino fuori dalle liste M5S (per ora). Quasi 2mila in corsa alle parlamentarie

«E Dibba? Dov’è Dibba?». La prima reazione è quella della sorpresa. Perché in parecchi, tra i peones penstastellati, erano pronti a scommettere che Alessandro Di Battista non avrebbe resistito alle sirene dell’auto(ri)candidatura in parlamento, dopo aver salutato nel 2018 gli scranni di Montecitorio. Anche perché ai più attenti alle mosse dell’ex front-runner M5S non è sfuggito che il loro beniamino, da settimane immerso nella stesura del suo personalissimo diario russo, ha detto addio ai reportage da Mosca giusto qualche giorno fa, rientrando a Roma appena in tempo – così si immaginava – per annunciare la ridiscesa in campo a suon di “Vaffa”. Invece, niente da fare. Di Battista, stando a quanto fanno sapere dal Movimento, non sarà della partita. 

Il gran rifiuto

Le autocandidature per le parlamentarie, sul sito dei pentastellati, si sono chiuse ieri alle 14. E del nome di Dibba, tra le decine di eletti in cerca di riconferma e i circa duemila Carneadi (in tanti si sono proposti per agguantare un seggio: 1165 alla Camera, 708 al Senato e 49 per la circoscrizione Estero), a quanto pare non c’è traccia. Così come spicca un’altra assenza illustre, tra le new entry grilline: quella di Rocco Casalino. Il giornalista, già concorrente della prima edizione del Grande Fratello, ex portavoce di Conte premier, da ultimo responsabile della comunicazione del gruppo stellato al Senato (dopo la cacciata dallo stesso ruolo alla Camera), avrebbe opposto il gran rifiuto alla candidatura, su cui pure il presidente M5S aveva dato parere favorevole. 

Il motivo? Alla fine «ha prevalso la voglia di continuare a occuparsi della comunicazione di Conte e del M5S», filtra da fonti del Movimento. Dove non manca però chi dà una lettura più maligna della sterzata improvvisa sulle retrovie: «Evidentemente non avrà ottenuto troppe rassicurazioni sulla possibilità di essere schierato in un collegio buono», ragiona qualcuno tra gli eletti. «E ha preferito lo stipendio sicuro da addetto stampa». Che se sommato tra l’incarico per Montecitorio e quello per Palazzo Madama, non è poi troppo inferiore rispetto a quello di un parlamentare («e pure senza la grana di dover restituire una parte dell’indennità», la stoccata finale). 

Tra gli autocandidati figura invece Chiara Appendino. Mentre non c’è (ed è un’assenza annunciata) l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi. Stoppata di nuovo, tanto per non dare adito a dubbi, dallo stesso Conte. «Tecnicamente – taglia corto in mattinata il presidente M5S – Raggi rientra nel vincolo del doppio mandato». L’ex prima cittadina – prima consigliera comunale, poi sindaca e poi di nuovo eletta in aula Giulio Cesare – incassa il colpo, serafica: «In bocca al lupo a tutti i candidati – twitta – Vi sostengo».
Mentre Dibba, continua Conte, prima che l’orologio segni le 14, «non credo voglia partecipare alle parlamentarie e rientrare nel Movimento. Non si è iscritto: se vorrà farlo ne parleremo». Perché la possibilità che Di Battista venga “ripescato”, per quanto flebile, esiste. La composizione delle liste infatti, stando alle nuove regole comunicate agli eletti, sarà prerogativa del presidente M5S. Che nelle scelte di come schierare i nomi nei listini dovrà tenere conto (anche se non è affatto chiaro come) delle preferenze che gli iscritti del Movimento esprimeranno il 16 agosto, data ritenuta a oggi più probabile per le parlamentarie online. «A questo punto – confida un deputato al secondo giro – credo che i criteri per le liste li scopriremo solo quando vedremo le vedremo...». 

La polemica

Intanto è caos, nelle chat romane del Movimento, per la decisione del consigliere capitolino Paolo Ferrara (collega di Raggi, come lei già al terzo mandato) di correre comunque per un seggio. «Voglio aiutare la gente portando in Parlamento una voce sincera, che viene dal basso», spiega lui. E a chi gli fa notare che, in base alle regole imposte da Grillo, non potrà farlo, replica con un’alzata di spalle: «Il mio primo giro come consigliere municipale durò solo un anno e pochi mesi...». 

Ultimo aggiornamento: 16:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA