GIUSEPPE CONTE

Dl semplificazioni, si litiga ancora sui grandi appalti: tensioni sulla legge elettorale

Sabato 4 Luglio 2020 di Alberto Gentili

 Il decreto semplificazioni, che per Giuseppe Conte è la «madre di tutte le riforme», subisce un nuovo rinvio. Doveva essere approvato ieri, se va bene riceverà il via libera tra lunedì e martedì, dopo che l’altra notte i tecnici sono stati a lavoro fino alle due. Il nodo principale da sciogliere sono le deroghe al codice degli appalti per velocizzare la realizzazioni delle opere pubbliche. Da una parte il premier, i 5Stelle e Italia Viva, dall’altra i Pd che teme infiltrazioni della criminalità. Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo, cerca di indorare la pillola: «Rinviamo per poter mandare subito in gazzetta ufficiale il provvedimento, senza ulteriori ritocchi. In ogni caso i condoni non faranno parte di questo provvedimento. Il governo non ha intenzione di farne, né in campo edilizio né in altri». E se Matteo Renzi già canta vittoria, dando per fatto il “piano choc” per sbloccare le opere pubbliche e private ringraziando Raffaella Paita e Luciano Nobili «per il duro lavoro», in realtà la trattativa è tutt’altro che chiusa. Il Pd, con la ministra Paola De Micheli e il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut, resta contrario a semplificare le procedure delle stazioni appaltanti e dei subappalti. Conte, i renziani e i grillini invece spingono. Il premier si è impuntato, vuole procedure semplificate per appalti fino a 5 milioni di euro nonostante l’allert lanciato dall’Autorità anticorruzione. I dem per tutta risposta chiedono «maggiore trasparenza e più garanzie anti-criminalità». C’è poi il tema della Via, la valutazione di impatto ambientale, che Conte vuole meno complessa. Il punto di mediazione: niente Via per gli interventi necessari a mettere in sicurezza ponti, gallerie, strade, etc. Il ministero dell’Ambiente avrà 30 giorni di tempo per valutare la reale necessità.

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In più Italia viva «pretende» che nel testo del decreto venga inserito l’«elenco completo» delle opere che verranno sbloccate. «E dovrà essere un elenco vasto di opere di varia natura: stradali, autostradali, portuali, aeroportuali, ospedaliere, di messa in sicurezza dal dissesto idrogeologico», afferma la renziana Paita. Tant’è che lunedì ci sarà una riunione ad hoc per scrivere l’elenco. A complicare il quadro c’è la zuffa tra Pd e Italia viva - sostenuta da Matteo Salvini: «E’ una legge di stampo cinese» - sulla riforma elettorale. I dem, dopo essere riusciti a calendarizzare per il 27 luglio il testo alla Camera, pretendono il “sì” entro agosto al sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5% frutto dell’accordo di maggioranza che portò al taglio dei parlamentari. Ma Matteo Renzi frena, rispolvera il maggioritario con lo schema del “sindaco d’Italia”, e giudica folle («si fa un regalo a Salvini») occuparsi di questa materia mentre c’è da «rilanciare il Paese». Secca la replica del deputato dem Emanuele Fiano: «Il governo esiste anche perché c’è un accordo, taglio dei parlamentari e nuova legge elettorale a garanzia della dialettica democratica. Ma mentre il taglio dei parlamentari si è votato, la legge elettorale no. Ne abbiamo già discusso per cinque mesi e Italia viva ha proposto e sottoscritto l’attuale testo. Ora votiamolo in fretta». A stretto gira arriva la replica di Iv con il capogruppo in commissione Affari costituzionali, Marco Di Maio: «L’attuale testo in discussione non è stato né proposto né sottoscritto da Italia viva. Nessun nostro deputato ha firmato quel testo». Controreplica del Pd con il vicecapogruppo Michele Bordo che rispolvera il testo della nota congiunta Pd-Iv-M5S dell’8 gennaio firmata proprio da Di Maio.
 


Intanto dal centrodestra trapela il testo della lettera inviata da Conte a Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani: «Desidero rinnovarti l’invito a partecipare a un tavolo di confronto sui progetti» per la ripartenza del Paese, «che sono stati condivisi tra i ministri e che sono stati presentati alle parti sociali» a Villa Pamphili. Nella missiva il premier dice di ritenere «doverosa e necessaria, pur nel rispetto dei ruoli, l’interlocuzione tra il governo e le forze di opposizione in un momento così decisivo per il futuro del Paese», auspicando che il confronto «possa rivelarsi quanto più possibile proficuo e fecondo». Manca però la data e la sede dell’incontro. 

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