Dl Semplificazioni, arrivano i paletti per abuso d'ufficio e danno erariale

Martedì 23 Giugno 2020 di Andrea Bassi

Sarà uno dei tasselli centrali del decreto semplificazioni che il governo si accinge ad emanare: la rivisitazione dell'abuso d'ufficio. Insieme alle richieste di risarcimento per i danni erariali, è considerato una delle principali ragioni che frenano i funzionari pubblici dal mettere le loro firme in calce agli atti della Pubblica amministrazione. Troppo spesso si finisce in tribunale a dover spiegare il perché di un'autorizzazione e di un diniego. Il reato, come ha spiegato ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non sarà cancellato, come invece chiedono da tempo diverse associazioni imprenditoriali a partire dai costruttori dell'Ance. «I reati devono essere collegati alla certezza della previsione della norma incriminatrice oltre che della pena», ha spiegato il presidente del Consiglio. «Con l' abuso d' ufficio nel corso del tempo si è un po' dilatato il primo aspetto: noi dobbiamo collegare l' abuso d'ufficio alla violazione di regole di condotta previste da testi di legge e non a principi costituzionali come potrebbe essere l'articolo 97. Quindi», ha concluso Conte, «si tratta non di abolire questa figura di reato ma di circoscriverla meglio, in modo che se parte un'indagine abbia una prospettiva più chiara e certa per quanto riguarda il suo esito». Come farà il governo a centrare questo obiettivo indicato dal presidente del Consiglio? La discussione tecnica tra i vari ministeri su come circoscrivere il reato di abuso di ufficio, in realtà, è ancora in corso. Una delle ipotesi sul tappeto sarebbe quella di modificare l'articolo 323 del codice penale, aggiungendo un inciso alle violazioni di legge che determinano l'abuso.
 


Queste ultime dovrebbero essere «gravi e manifeste». Solo in questo caso scatterebbe la violazione penalmente perseguibile del funzionario che ha firmato l'atto o che ha opposto il suo diniego ad una determinata autorizzazione. Insomma, l'obiettivo sarebbe quello di circoscrivere meglio le condotte penalmente rilevanti. «Le denunce per abuso d' ufficio», ha spiegato Cosimo Maria Ferri, deputato di Italia Viva componente della Commissione Giustizia della Camera, «sono circa un terzo dei reati contro la Pubblica amministrazione e la maggioranza dei procedimenti si chiude con l'archiviazione e quelli per i quali viene disposto il rinvio a giudizio si concludono con una condanna in meno del 20% dei casi».

LEGGI ANCHE Conte frena su taglio Iva: costa moltissimo 

Secondo Ferri «occorre, quindi una maggiore perimetrazione dell'area del penalmente rilevante per evitare la »fuga dalla firma« da parte di funzionari e dirigenti della Pa che per timore di essere destinatari di un'indagine penale si astengano dall'esercizio delle proprie funzioni e del proprio potere decisionale. L'obiettivo di una riforma deve andare nella direzione di una maggiore precisione dei presupposti distinguendo le mere irregolarità dalle condotte penalmente rilevanti». Quello dell'abuso d'ufficio è però soltanto uno dei due freni all'azione dei funzionari pubblici. Il secondo è il timore di finire nelle maglie della giustizia amministrativa con una contestazione di danno erariale.​

LEGGI ANCHE Manovra, per lo scaglione Irpef del 38%

Ci sono procedimenti che hanno fatto storia, come la richiesta di risarcimento per quasi un miliardo di euro avanzata nei confronti dell'ex direttore del debito pubblico per i derivati nel bilancio dello Stato. Anche su questo secondo fronte il governo sarebbe pronto ad intervenire. E anche in questo caso non per cancellare la responsabilità dei funzionari, ma per limitare i casi di contestazione di un danno all'Erario. L'idea sarebbe di introdurre una sorta di salvacondotto quando i funzionari hanno seguito delle procedure standardizzate nei loro iter autorizzativi, facendo magari in modo che queste stesse procedure siano preventivamente avvalorate dalla stessa Corte dei Conti o da altri organismi.

Ultimo aggiornamento: 15:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA