SOS a Conte per nominare donna presidente Agcom, «necessario per abbattere pregiudizi nel Paese»

Giovedì 16 Luglio 2020 di Franca Giansoldati

Hanno di nuovo preso carta e penna per riscrivere al Presidente del Consiglio. Noi Rete Donne, il più ramificato network femminile italiano che raggruppa competenze femminili in posizioni autorevoli nelle istituzioni e nell’informazione, attivo da moltissimi anni, ha ripreso la mobilitazione per chiedere a Conte la nomina di una presidentessa e non di un presidente ai vertici dell’AGCOM «l'organismo che ha nelle competenze funzioni cruciali sul destino delle donne italiane».

Nei giorni scorsi sono state designate come membri tre personalità femminili nelle Authorities della Privacy e delle Comunicazioni «ma ora serve un segnale importante che rappresenta democraticamente la realtà del Paese» scrivono. 

AGCOM, è ritenuta importante perchè vigilando sui fattori che influenzano la formazione dell’opinione pubblica - il pluralismo, i valori, i diritti politici, la tutela dei consumatori, la parità e l’identità di genere, la corretta rappresentazione dell’immagine della donna nell’informazione e nell’ intrattenimento oltre che nelle comunicazioni sulla rete - «controlla anche il superamento degli stereotipi di genere, promuovendo la parità, il rispetto dell’immagine e la dignità della donna secondo i principi di non discriminazione per assicurare la più completa e plurale rappresentazione dei ruoli che le donne svolgono nella società». 

«Mai, nella sua storia e nelle declinazioni istituzionali che ha assunto nei decenni, l’AGCOM ha avuto una donna alla sua presidenza». 

Noi Rete Donne chiede Conte un gesto di coraggio attestando indipendenza nelle scelte e ascolto verso tutto il Paese e non solo verso il 50% della sua composizione demografica. 

«La scelta di un presidente e non di una presidentessa - scrivono -confermerebbe la vigenza di un apartheid che collide con i settori su cui AGCOM è chiamata ad agire e che richiama alla mente incoerenti e paradossali immagini di Commissioni sulla condizione della donna composte da soli uomini, tipiche di culture fondamentaliste e retrograde». La lettera, a nome di tutta la rete feminile, è firmata da Marisa Rodano e Daniela Carlà.

 

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