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MARIO DRAGHI

Draghi, invito alla Ue: «Prestiti agli Stati contro il caro-bollette»

Dal vertice dell’Ocse di Parigi il premier rilancia il Sure 2.0

Venerdì 10 Giugno 2022 di Francesco Malfetano
Draghi, invito alla Ue: «Prestiti agli Stati contro il caro-bollette»

Mario Draghi è quasi pronto. Le grandi manovre in vista del Consiglio Ue del 23 e del 24 giugno vanno già traducendosi in piccoli passi in avanti. E se il price cap per il gas russo resta fondamentale nonostante «la strada per un accordo è ancora lunga», il premier spera quantomeno di riuscire a rilanciare sul debito comune.

Tradotto: facendo leva sul dover accantonare la proposta per il tetto al prezzo del gas e soprattutto sull’intesa con Emmanuel Macron (ieri commentata solo con un «Benissimo!» affidato a chi gli chiedeva come fosse andato il tête-à-tête), Draghi è convinto di riuscire a spingere i Ventisette a istituire un nuovo fondo Sure. Cioè ad accettare la creazione di un sistema di prestiti europei a tassi di favore, simile a quello voluto nella primavera del 2020 per sostenere l’occupazione dei singoli Stati durante la pandemia. Un meccanismo che, a differenza di un nuovo Next Generation Eu, risulterebbe è più allettante anche per i falchi nord europei perché privo dei contestati finanziamenti. Sure 2.0 quindi, sarebbe la chiave in mano agli Stati per frenare l’ascesa del caro bollette senza indebitarsi sul mercato. 

A chiarire la strategia per il Consiglio Ue è stato ieri, tra le righe, proprio il premier. Intervenendo in mattinata allo Chateau de la Muette, sede dell’Ocse a Parigi, per il discorso di apertura al Consiglio ministeriale presieduto dall’Italia, Draghi in pratica ha parlato a nuora perché suocera intenda. 

«Uno strumento simile - ha aggiunto riferendosi proprio a Sure 2.0 - questa volta mirato all’energia, potrebbe garantire ai paesi vulnerabili più spazio per aiutare i propri cittadini in un momento di crisi». Il messaggio è chiaro ed è indirizzato a tutti i Paesi dell’Unione. Serve un intervento immediato per stoppare l’inflazione. Meglio se congiunto (Price cap e Sure), ma da qualche parte bisogna cominciare. «I salari - ha affermato davanti ad una platea - devono riprendere il loro potere d’acquisto, ma senza creare una spirale prezzi-salari che risulterebbe in tassi di interesse anche più alti. Occorre ridurre i prezzi dell’energia e sostenere famiglie e imprese specialmente quelle che si trovano in un grande stato di necessità». 

Questa peraltro, secondo Draghi, è l’unica azione che «contribuirebbe a preservare la stabilità finanziaria in tutta la zona euro», consentendo anche di aumentare il sostegno popolare nei confronti delle sanzioni alla Russia. E proprio rispetto a queste ultime il premier ha rivendicato quanto già fatto dai Ventisette fino a questo momento. «La Ue da sola ha approvato 6 pacchetti di sanzioni che hanno dato un duro colpo agli oligarchi vicini al Cremlino e a settori chiave dell’economia russa». 

Ancora non abbastanza in tutta evidenza. Specie perché l’azione diplomatica in questa fase non sembra ancora in grado di far raggiungere i risultati sperati come mostra il blocco del grano nei porti di Kiev. «Dobbiamo sbloccare milioni di tonnellate di cereali bloccati lì a causa del conflitto» ha rincarato infatti Draghi. Ma la missione è possibile solo se il Cremlino farà tacere le armi: «Dobbiamo offrire al presidente Zelensky le assicurazioni di cui ha bisogno che i porti non saranno attaccati» ha detto davanti al presidente ucraino, in collegamento con il vertice. 

Il sostegno del premier a Kiev del resto, è assoluto. Anche per quanto riguarda l’ingresso nell’Unione europea. Punto su cui Draghi ha provato ancora una volta a far da sponda con Macron, scontrandosi però con il consueto scetticismo del presidente francese. In ogni caso però la partita è aperta, con la Commissione europea che intanto accelera e la prossima settimana darà un primo parere favorevole al conferimento all’Ucraina dello status di Paese candidato ad entrare nell’Ue. 

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Infine, Draghi ha dedicato anche un passaggio alla svolta green. «Questa situazione di emergenza non deve essere una scusa per tradire i nostri obiettivi climatici ma la ragione per raddoppiarli». «Accelerare la transizione energetica è fondamentale per spostarci verso un modello sostenibile e ridurre la nostra dipendenza dalla Russia. Dobbiamo agevolare l’espansione delle rinnovabili e promuovere ricerca e sviluppo in nuove soluzioni di energia verde e pulita. Questo significa rafforzare la nostra architettura dell’idrogeno e sviluppare reti intelligenti e resilienti». 

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