MARIO DRAGHI

Ucraina, Draghi e il segnale forte «contro la ferocia di Putin»: sì all'invio di nuove armi

Mercoledì 23 Marzo 2022 di Alberto Gentili
Ucraina, Draghi e il segnale forte «contro la ferocia di Putin»: sì all'invio di nuove armi

«Di fronte ai massacri dobbiamo rispondere con gli aiuti, anche militari, alla resistenza». Mario Draghi, nell’aula della Camera garantisce a Volodymir Zelensky «pieno sostegno contro la ferocia di Putin». Non solo. A dispetto delle titubanze di parte della sua maggioranza il premier, oltre a nuove armi, promette al presidente ucraino che «l’Italia sarà al suo fianco nel processo» di integrazione nell’Unione europea. Insomma, Draghi offre a Zelensky appoggio militare per resistere all’«arroganza russa» e la sponda diplomatica per negoziare l’ingresso nell’Ue.
Il passaggio sugli aiuti militari non è banale. E non soltanto perché c’è Matteo Salvini che fa il pacifista («Le armi non sono la soluzione»), ma poi va all’ambasciata Usa, e perché ci sono pezzi dei 5Stelle e di parte della sinistra con il mal di pancia. La necessità di inviare nuovi armamenti in Ucraina, visto che l’esercito di Zelensky sta resistendo (inaspettatamente) all’avanzata dell’armata russa, è stata messa a fuoco sia nel colloquio telefonico di lunedì tra Draghi, il presidente americano Joe Biden, quello francese Emmanuel Macron (sentito anche ieri in vista del vertice Ue), il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il premier britannico Boris Johnson; sia nel vertice dei ministri della Difesa e degli Esteri celebrato lo stesso giorno a Bruxelles. «È evidente che la comunità occidentale ha deciso di restare a fianco di Kiev. E dato che abbiamo già inviato armi, è stato stabilito che continueremo a farlo fin quando la guerra proseguirà, in ragione di come evolverà il conflitto sul terreno», dice un’alta fonte di governo che ha in mano il dossier. 

Per l’invio di nuovi armamenti non sarà necessario un nuovo Consiglio dei ministri e un decreto, com’è avvenuto il 28 febbraio. Basterà che Lorenzo Guerini (Difesa), Luigi Di Maio (Esteri) e Daniele Franco (Economia) firmino un provvedimento interministeriale con l’elenco delle nuove armi da mandare in Ucraina. E che questo venga pubblicato in Gazzetta ufficiale. Dopo di che, com’è accaduto a inizio del mese, Guerini riferirà al Copasir (il comitato parlamentare di controllo sui Servizi) e il provvedimento verrà secretato. Tant’è, che non è dato conoscere nel dettaglio il tipo di armamenti già inviati all’Ucraina: si sa soltanto che sono stati forniti a Kiev «strumenti di difesa» come i missili Stinger antiaerei, missili anticarro Spike, mitragliatrici Browning, mitragliatrici Mg e le relative munizioni. «Non è escluso che in una prima fase potremmo limitarci a rigenerare le scorte, come razzi e proiettili», dice un’altra fonte di governo. 

Ma torniamo a Draghi. Dopo l’intervento prudente e rivolto al mondo cattolico di Zelensky, il premier ha rispolverato la parola «resistenza» che il presidente ucraino non aveva utilizzato, forse per non urtare la sensibilità della destra presente in Parlamento. E ha usato un’enfasi e toni per lui inconsueti, parlando di «resistenza eroica contro la ferocia di Putin». «L’arroganza del governo russo si è scontrata con la dignità del popolo ucraino, che è riuscito a frenare le mire espansionistiche di Mosca e a imporre costi altissimi all’esercito invasore. È eroica la resistenza di Mariupol, Kharkiv, Odessa, su cui si abbatte la ferocia di Putin», ha detto il premier tra gli applausi. 

Per Draghi, l’Ucraina in questa guerra «non difende soltanto se stessa», ma «la nostra pace, la nostra libertà, la nostra sicurezza e quell’ordine multilaterale basato sulle regole e sui diritti che abbiamo faticosamente costruito dal dopoguerra». Per tutto questo l’«Italia vi è profondamente grata», ha aggiunto il premier rivolto a Zelensky. 

Draghi ha poi descritto «l’enorme solidarietà mostrata dagli italiani verso il popolo ucraino». L’accoglienza dei rifugiati: «Oltre 60.000 dall’inizio della guerra, la maggior parte donne e bambini».

Poi, dopo aver ringraziato il Parlamento e Fratelli d’Italia «per aver approvato» le misure a favore dell’Ucraina «con unità e convinzione», Draghi ha descritto le sanzioni contro Mosca volte «a spingere il governo russo a cessare le ostilità e a sedersi con serietà e sincerità al tavolo dei negoziati». E, a dispetto della prudenza mostrata nelle settimane precedenti, il premier ha mostrato più convinzione riguardo all’adesione dell’Ucraina all’Ue: «Voglio dire al presidente Zelensky che saremo al fianco di Kiev in questo processo. L’Italia vuole l’Ucraina nell’Unione Europea».

Ultimo aggiornamento: 12:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA