MARIO DRAGHI

Draghi, dalla Lamorgese al Covid: così il premier sfida Salvini

Venerdì 3 Settembre 2021 di Alberto Gentili
Draghi, dalla Lamorgese al Covid: così il premier sfida Salvini

«C'è una coalizione con le sue divergenze, ma non ne vedo la fine. Non vedo alcun disastro all'orizzonte. Il governo va avanti». Mario Draghi sdrammatizza, con il Pnrr da portare avanti e la rinascita del Paese da realizzare, il premier tira dritto. Non si fa trascinare nella zuffa innescata da Matteo Salvini con il no della Lega contro il Green pass in Parlamento.

Draghi, insomma, non insegue le bizze di Salvini. E neppure le richieste di «chiarimento» avanzate dal Pd e dai 5Stelle dopo lo strappo leghista sul Green pass alla Camera: «Il chiarimento politico deve avvenire a livello di partiti, non di governo». Però al capo della Lega il premier assesta ben tre scapaccioni. Il primo: dice sì all'estensione dell'uso del lasciapassare verde: «Non si tratta di decidere se, ma a chi e quando». Scandisce un altro sì all'obbligo vaccinale, roba da fare venire l'orticaria a Salvini. 

E difende a spada tratta il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, vittima da mesi del cannoneggiamento del leader leghista: «Fa il suo lavoro e lo fa molto bene». E risponde piccato, Draghi, a chi gli chiede se, vista la litigiosità della sua maggioranza, è tentato di rifugiarsi a febbraio sul Colle: «Trovo un po' offensivo pensare al Quirinale come un'altra possibilità, offensivo anche nei confronti del presidente della Repubblica». 

Certo, i problemi ci sono. È evidente. E il presidente del Consiglio non li nasconde. Tant'è, che mette a verbale in conferenza stampa: «È chiaro che è auspicabile una convergenza maggiore, una maggiore disciplina». Ma, appunto, «il governo va avanti, non ne vedo la fine». Tanto più che l'esecutivo «va fondamentalmente molto d'accordo nei suoi membri. E non mi preoccupo per me stesso di sicuro», pensando di scappare al Quirinale quando si tratterà di eleggere a febbraio il nuovo capo dello Stato. In ogni caso, vale quanto detto prima della pausa estiva: «Questo governo sta in piedi perché è il Parlamento che lo vuole. La vita del governo è decisa dal Parlamento. Perciò ho sempre affermato che i processi decisionali sono integrati, ma questo non vuol dire che l'esecutivo debba fare il mestiere dei partiti, né che i partiti devono fare il mestiere del governo». 

Segue la difesa della responsabile degli Interni, vittima di ripetuti attacchi di Salvini: «Il problema» dell'immigrazione «è molto difficile e non ho trovato qualcuno che avesse la bacchetta magica. I numeri di quest'anno non sono spaventosi, abbiamo avuto anni molto peggiori di questo. Quindi credo che la ministra faccia il suo dovere e lo faccia bene». Un incontro a tre con il leader leghista e la responsabile del Viminale? «Potrebbe essere un chiarimento interessante. Specialmente Lamorgese e Salvini possono dire i loro punti di vista. Cosa è che non va, soprattutto se quel che non va è raffrontabile a quel che non andava quattro anni fa, cinque anni fa, tre anni fa. Ovviamente non all'anno della pandemia, perché lì si è fermato tutto, anche i migranti. Se la ministra Lamorgese lo vorrà si farà volentieri, magari non in televisione o in streaming». 

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E se dal Viminale filtra poco dopo la disponibilità della ministra a celebrare l'incontro a tre («Si è sempre detta d'accordo»), dall'entourage di Salvini filtra forte irritazione. Sia per il sì di Draghi all'obbligo vaccinale: «La Lega era e rimane contro obblighi, multe e discriminazioni». Sia per la difesa del premier della Lamorgese: «Lasciamo parlare i numeri. Tralasciando rave party abusivi, baby gang e violenze diffuse. Un incontro con lei e il presidente Draghi è urgente e necessario: gli sbarchi del 2021 (39.410), del 2020 (19.339), del 2019 quando Salvini era al Viminale (5.135) e del 2018 (20.077)». 

Certo, nella Lega non tutti la pensano come Salvini, ma Draghi sta ben attento a puntare su Giancarlo Giorgetti e sull'ala governista del Carroccio: «Cerco di non fare distinzioni nei partiti, perché se vado in questa direzione ogni partito ha tre, quattro, cinque, sei anime. Allora prima di decidere ogni cosa bisognerebbe sentirle. È successo e vi assicuro non è piacevole. La Lega è una, ha un capo che è Salvini e basta».

A favore di Draghi si schierano Forza Italia, Matteo Renzi, Leu e il Pd. Dice Enrico Letta: «Bravo il premier su obbligo vaccinale e Green pass. Ma ora la Lega chiarisca». 

Ultimo aggiornamento: 10:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA