L'eco New Deal tra costi e benefici

di Erasmo D'Angelis

La rivoluzione green? Mai come oggi sembra a portata di decreto legge con sottofondo gli slogan dei Greta Boys che da un anno, ogni venerdì, non smettono di marciare per il clima in 3200 città di 165 Paesi di tutti i continenti. Dopo tante battaglie e tantissime illusioni dei loro padri e dei loro nonni ma con messaggi ambientalisti quasi sempre virati al negativo, legati a rinunce, sensi di colpa, previsioni di distruzioni globali, l'Europa sembra prendere coscienza del rischio climate change con un fattore positivo fino a ieri, a torto, considerato marginale: l'obiettivo riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi innesca infatti nuove economie, e il Green New Deal Europa può aprire le porte del mercato dei lavori verdi a 20 milioni di persone: 14 milioni nella manutenzione del territorio, 2 nell'efficienza energetica, il resto nelle fonti rinnovabili e nella gestione dei rifiuti. 

Apripista della clamorosa inversione a U è la Germania di Merkel, molto pressata dal rimbalzo elettorale dei Grùnen e agli ultimi posti per impegni di riduzione di gas killer dell'atmosfera (le centrali a carbone sono state graziate almeno fino al 2038), che da venerdì scorso ha un piano per la protezione del clima da 54 miliardi (e senza aumentare debito pubblico, buona notizia per il nostro governo) e al 2023 saliranno a 100.

Un pacchetto clamoroso e ampio di misure dalla mobilità all'edilizia, con un mix calibrato di agevolazioni fiscali, incentivi per veicoli elettrici, e divieti. E l'Italia? In queste ore nei ministeri dell'Ambiente e dell'Economia si lavora a un piano con obiettivi altrettanto ambiziosi che hanno bisogno di una strategia e di una regia integrata. E si cercano le coperture del primo decreto recante Misure urgenti per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell'economia verde, firmato dal ministro Sergio Costa, che contiene anche la progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi calcolati in 16,7 miliardi. Nei 14 articoli si delinea già un pezzo di green new deal all'italiana.

Siamo uno dei pochi Paesi ad avere un quadro chiaro dei rischi e delle opportunità, e la certezza di poter ridurre i danni investendo molto meno di quanto potremmo spendere in futuro per ripararli. A Palazzo Chigi, dal 2014 c'è infatti il primo e unico Documento strategico per l'adattamento ai cambiamenti climatici, elaborato in due anni di lavoro al ministero dell'Ambiente dalla task force multidisciplinare di cento scienziati di tutti i nostri enti scientifici e università. Disegna decine di possibili interventi in tutti i macro-settori (acqua, desertificazione, degrado del territorio e siccità, dissesto idrogeologico, biodiversità ed ecosistemi, salute, foreste, agricoltura pesca e acquacoltura, zone costiere, turismo, insediamenti urbani, infrastrutture, trasporti, energia), e contiene una lunga premessa, a tratti drammatica, con l'elenco dei rischi concreti descritti in 200 pagine di dati e proiezioni. Vanno dal peggioramento della già forte pressione sulle risorse idriche con riduzione di qualità e disponibilità nelle regioni meridionali alle alterazioni del regime idro­geologico con aumento del rischio di frane, colate di fango, crolli e alluvioni improvvise; degrado del suolo e rischi di erosione e desertificazione del terreno significativa al Sud; dai pericoli di incendi boschivi e siccità, perdita di biodiversità e di ecosistemi naturali, inondazioni ed erosioni di zone costiere per l'innalzamento del livello del mare alla riduzione della produttività agricola soprattutto per colture di frumento, ma anche di frutta e verdura, ulivo, agrumi, vite, mais e grano duro; dalle ripercussioni sulla salute umana per i gruppi più vulnerabili con aumento di malattie e mortalità legate al caldo, crisi cardio-respiratorie da inquinamento atmosferico, disturbi allergici ai potenziali danni per l'economia italiana nel suo complesso. Studiosi di effetti climatici come Carlo Carraro, docentedi economia ambientale e già rettore dell'università Ca' Foscari di Venezia, valutano al 2050 il costo del mancato adattamento al clima che cambia per il nostro sistema economico con una riduzione di reddito nazionale fino a 30 miliardi di euro, un disastro nel disastro.

Il green new deal italiano, spiegano al ministero dell'Economia, complessivamente potrebbe attestarsi, senza distorcere la struttura finanziaria dei nostri conti, sui 10 miliardi all'anno, aggiuntivi agli attuali livelli di investimento. Potrebbe essere finanziato anche con Bond europei e quindi a tasso praticamente zero se non negativo, e per questo tenuto fuori dal calcolo del deficit monitorato dalla Ue. E chissà, l'Italia potrebbe sorprendere ancora visto che siamo già una sorpresa planetaria perché primi al mondo per la copertura stabile del 43% del fabbisogno nazionale di elettricità con fonti rinnovabili. Un bel punto di partenza, grazie alla reazione spontanea di famiglie e imprese che hanno sfruttato incentivi intelligenti, e alla svolta green di Enel.
Domenica 22 Settembre 2019, 09:00
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1 di 1 commenti presenti
2019-09-22 14:52:41
Dobbiamo ringraziare i tecnici dell'Enel che in questi anni si sono mossi indipendentemente dalla politica adeguando le centrali alle nuove tecnologie, alla gestione ottimizzate delle centrali, alla messe in rete e tra di loro le centrali e tanti altri accorgimenti che hanno portato a ottimi livelli di produzione di energia rinnaovabile- L apolitica ad oggi nonostante l'articolo non ha - ad oggi- non ha deciso NULLA

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