ENRICO LETTA

Elezioni, partiti e leader alla prova del voto del 3 e 4 ottobre. Pd, M5s, Lega, Fi e Fdi: tutte le spine

Martedì 28 Settembre 2021 di Francesco Malfetano
Elezioni, partiti e leader alla prova del voto del 3 e 4 ottobre. Pd, M5s, Lega, Fi e Fdi: tutte le spine

È ormai sul punto di toccare il suo apice l'autunno caldo dei partiti italiani. D'altronde il voto per le amministrative che si terrà tra pochi giorni - il 3 e il 4 ottobre c'è il primo turno - più che assegnare la vittoria ad una coalizione o l'altra, sarà un vero e proprio test dello stato di salute degli schieramenti in vista delle politiche del 2023 e dei rapporti di forza che determineranno l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. O, riducendo il campo visivo alle singole forze politiche, il primo snodo fondamentale per i nuovi leader Enrico Letta e Giuseppe Conte ma anche l'occasione per riverndicare il "suo" partito per Matteo Salvini, per resistere per Forza Italia e, soprattutto, per rimarcare la propria identità per Fratelli d'Italia.

 

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Il tutto con inoltre sullo sfondo la coesistenza all'interno del governo Draghi, che pure difficilmente subirà scossoni a seguito di questa tornata elettorale che coinvolgerà 1.157 comuni e 12 milioni di elettori (ma gli occhi sono puntati sulle 5 grandi città: Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna), una regione (la Calabria) e anche due collegi uninominali. 

 

 

PARTITO DEMOCRATICO


È, assieme a FdI, forse la formazione che arriva meglio all'appuntamento elettorale. Grazie ad una classe dirigente tutto sommato ben vista sul territorio il segretario Enrico Letta, dorme sonni piuttosto tranquilli. In questo caso infatti - al netto di sondaggi favorevoli, ma con delle incognite, a Roma, Napoli, Bologna e Milano - lo sguardo è già oltre il 3 e il 4 ottobre. Mentre Letta verificherà anche il suo consenso personale nel seggio di Siena (uno dei due collegi disponibili, lasciato vacante da Pier Carlo Padoan), le indicazioni più importanti arriveranno sulla solidità dell'asse con il Movimento 5 stelle. Tant'è che il segretario non ha mai fatto mistero che il voto sarà «la prova generale» dell'alleanza. Un'intesa che però se a Napoli e Bologna, dove la sintonia è totale su Manfredi e Lepore, non dovrebbe vacillare in alcun modo, sarà invece subito stressata dal fatto che nelle città simbolo della loro ascesa alla scorsa tornata, cioè Roma e Torino, e anche a Milano, i cinquestelle con grande probabilità perderanno e dovranno accodarsi. 

 

 

MOVIMENTO 5 STELLE


L'aria è burrascosa attorno a Giuseppe Conte. Alla prima prova da leader infatti, l'ex premier ci arriva con un partito che ancora mal digerisce l'alleanza con il Pd, e appunto con la prospettiva di perdere Roma e Torino. Tant'è che sembra decisamente esserci un motivo per cui Conte non si candiderà nel seggio di Roberto Gualtieri se il candidato dem dovesse spuntarla a Roma: quello di evitare l'accusa di lucrare per interesse personale sulle sconfitte dei candidati del Movimento. E sempre per questo pare che l'ex premier sceglierà la natia Puglia per farsi eleggere in Parlamento, nella prossima legislatura. In questo modo Conte spera di non trovarsi troppo accerchiato dall'ala movimentista del M5s che ora potrebbe trovare proprio nella Raggi una nuova paladina in grado di fare da spina nel fianco durante le manovre di avvicinamento con il Partito democratico per le elezioni 2023.

 

FORZA ITALIA


Si punta tutto sulla Calabria. Date ormai per perse Roma e Milano, in verità già lasciate in pasto agli alleati di coalizione da mesi, il vero obiettivo forzista è confermarsi alla guida della Regione. Dopo la triste dipartita della governatrice Jole Santelli infatti, perdere la casella calabra sarebbe una disfatta assoluta che difficilmente verrebbe riassorbita dal partito mantenendo la stessa importanza nel centrodestra. È quindi quasi una questione di sopravvivenza per il partito, necessaria per contenere il ridimensionamento. Il candidato Roberto Occhiuto però di chance ne ha eccome dato che secondo i sondaggi è praticamente appaiato con Amalia Bruni della coalizione Pd-M5s, e al secondo turno è piuttosto indefinibile che fine farà il tesoretto di circa il 18 per cento dei voti che raccoglierà il terzo incomodo Luigi de Magistris il 3 o il 4 ottobre. 

 

 

LEGA


Partita incrociatissima dentro il centrodestra, unito ovunque, tranne Spoleto, a livello territoriale ma diviso al governo con Lega e Fi in maggioranza e Fdi fieramente all'opposizione. Salvini, che ha dato dimensione nazionale alla Lega ma che ora è sotto il fuoco incrociato nel partito per la vicenda Morisi e le posizioni assunte su Green pass e vaccini, punta quindi in primis a confermare la sua leadership interna. Lo stesso vale per la coalizione, la cui guida è divisa a metà con Giorgia Meloni. Posto però che la poco fortunata scelta milanese del candidato Bernardo ricade sulle sue spalle, non è escluso che Salvini gioisca poco nel caso in cui Michetti a Roma - già scaricato a sua volta da Giorgetti e voluto proprio da FdI - dovesse riuscire a prendersi il Campidoglio. 

 

FRATELLI D'ITALIA


Per Giorgia Meloni comunque vada sarà un successo. Grazie alla strana conformazione di governo, in cui il suo partito è l'unico all'opposizione, i sondaggi dell'ultimo periodo l'hanno vista crescere in modo esponenziale tanto come leader della coalizione quanto come simbolo del centrodestra in toto. Inoltre la tensione interna alla Lega e le difficoltà di Forza Italia, pur senza vittorie di peso, potrebbero permettergli di radicare Fdi anche al nord, tradizionale feudo degli alleati e consolidare il suo peso nel centrosud. Un'eventualità che consentirebbe alla Meloni di presentarsi al 2023 con una consapevolezza nei propri mezzi e una struttura quasi impensabile fino allo scorso anno. 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 10:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA