Berlusconi rilancia Forza Italia e il governo tecnico: «Draghi premier, è lui l'uomo giusto»

Sabato 18 Maggio 2019 di Pietro Perone

L'aveva immaginata come la campagna elettorale del grande ritorno dopo i servizi sociali e la bestia nera dell'incandidabilità e invece i problemi di salute hanno finora impedito a Silvio Berlusconi, capolista di Forza Italia anche nella circoscrizione meridionale per le europee, di tornare sui palchi.

Come va la salute?
«Bene, grazie. Sono grato a tutti coloro che si sono preoccupati e mi hanno dimostrato affetto. Ho passato dei momenti molto difficili e molto dolorosi, ma il mio fisico ha risposto in un modo che ha sorpreso gli stessi medici. Ora non vale più neppure la pena di parlarne, dobbiamo occuparci dei gravi problemi procurati da questo governo sugli italiani».

In queste elezioni si fronteggiano diverse visioni dell'Ue. C'è poi chi di Europa non si interessa affatto e le considera soprattutto una verifica politica nazionale. Lei da che parte sta?
«Noi di Forza Italia in vista delle prossime elezioni del 26 maggio ci siamo dati due missioni, una in Italia, una in Europa. In Italia quella di cambiare questo governo che fa male agli italiani per sostituirlo con un nostro governo di centro-destra che faccia ripartire l'economia, gli investimenti e l'occupazione che sollevi i nostri concittadini dall'oppressione fiscale, dall'oppressione burocratica, dall'oppressione giudiziaria che ci affliggono. La seconda in Europa quella di cambiare l'attuale Europa dei burocrati di Bruxelles e dell'austerità ottusa in un'Europa dello sviluppo, sostenitrice dell'economia per far crescere le imprese e l'occupazione, con una politica comune sulle frontiere, sull'immigrazione, sulla ripartizione dei richiedenti asilo che hanno diritto alla permanenza nel continente tra i vari Stati in percentuale alla loro popolazione. Occorre anche riprendere il progetto dei padri fondatori con un'unica politica estera e una comune politica della difesa. Il che vuol dire mettere insieme tutte le forze armate di tutti gli Stati europei e diventare così una potenza militare a livello mondiale, per poter difendere i nostri interessi, i nostri valori, la nostra identità».

Il suo principale alleato, Matteo Salvini, sostiene che a Bruxelles si parla solo di finanza e auspica che l'Ue venga guidata da un blocco composto dalla destra francese, l'AdF tedesco, i sovranisti austriaci. Lei, invece, è da sempre uno dei leader del Ppe. Non le sembra un ulteriore elemento di contraddizione per il centrodestra italiano?
«Non credo che forze così diverse possano davvero andare d'accordo fra loro, anche perché i diversi sovranismi, ovviamente, confliggono fra loro. Spero invece che Salvini sia disponibile ad un'alleanza di centro-destra anche in Europa, con il PPE, i Liberali, i Conservatori, la parte responsabile delle destre. Solo una maggioranza di questo tipo può cambiare davvero l'Europa, e solo noi di Forza Italia siamo in grado di lavorare dall'interno del Partito Popolare, che è la maggiore forza politica in Europa, per realizzarla. Per questo dico spesso che il solo voto davvero utile in queste elezioni è quello a Forza Italia».
 
Il governo M5S-Lega finora ha già superato prove molto difficili perché dovrebbe cadere dopo le elezioni come lei ha più volte annunciato?
 «Le ha superate a patto di accettare la linea irresponsabile dei Cinque Stelle in materia economica, di infrastrutture, di giustizia. Una linea che sta portando l'Italia ad una grave crisi: l'occupazione cala, le tasse salgono, siamo gli ultimi in Europa quanto a crescita. Entro la fine dell'anno dovranno massacrare gli italiani con l'aumento dell'IVA, o, peggio, con una imposta patrimoniale su casa e risparmi. Alla Lega va bene tutto questo? Va bene persino l'umiliazione di farsi cacciare dal governo un sottosegretario per un semplice avviso di garanzia? Salvini passa per l'uomo forte di questo governo, ma non lo è affatto. Oggi votare Lega o Cinque Stelle è equivalente, visto che entrambi promettono che il governo andrà avanti. L'unico modo per cambiare è scegliere Forza Italia: ogni voto a noi sarà un cartellino rosso per la disastrosa maggioranza giallo-verde».

Qualora ci fosse una crisi, semmai sull'incalzare dello spread, lei sostiene che bisognerà tornare al voto. Esclude quindi un governo tecnico o di responsabili?
«Un governo tecnico è fuori discussione, il prossimo governo dev'essere finalmente scelto dagli italiani. Non accade più dal 2008, da più di dieci anni, da quando fu eletto l'ultimo governo Berlusconi. Per il resto deciderà il Capo dello Stato: noi siamo pronti a votare anche domani mattina».

Il mandato di Mario Draghi alla guida della Bce è in scadenza: non potrebbe essere la personalità interno alla quale creare un esecutivo per rassicurare l'Europa e i mercati?
«Ho fatto nominare io Mario Draghi al vertice della Banca Centrale Europea, contro il parere di Francia e Germania. Ho anche detto in passato senza consultarlo che Mario Draghi sarebbe stato l'uomo giusto per un incarico di alta responsabilità in Italia. Lo ribadisco oggi e spero che possa succedere».

Toti, in una recente intervista, ha definito Forza Italia in agonia: lo considera ancora un dirigente del suo partito?
«Io non ho mai cacciato nessuno: noi siamo un partito liberale, nel quale il dissenso è ammesso e rispettato. Non so se lui si consideri ancora un esponente di Forza Italia. Certo se è così non fa molto per dimostrarlo».

Il partito appare da tempo senza lo smalto di una volta, soprattutto al Sud che in passato è stata la sua roccaforte di voti: problemi di classe dirigente?
«Non direi, anzi mi aspetto molto dal Sud. I pessimisti avranno una sorpresa dalle urne, fra pochi giorni, proprio in queste regioni».

La prossima grande sfida in Campania sarà quella delle regionali, qualora il centrodestra si presentasse unito a chi spetta il candidato governatore: a Forza Italia, alla Lega o a Fratelli d'Italia?
 «Sono certo che il centrodestra si presenterà unito. Porteremo anche in Campania il modello di buon governo che vince e funziona in tante regioni, dal Sud al Nord. Quanto al candidato governatore è ancora presto per parlarne. Posso solo dire che non sarà scelto in base all'appartenenza di partito, ma alla capacità di vincere e soprattutto di saper ben governare per cinque anni».

Ha in mente qualche nome? 
«Naturalmente sì, ma non ne ho ancora parlato con i nostri alleati e neppure con i diretti interessati».

Rispetto al recente passato, in particolare durante i governi del Pd, ora sono molti i ministri del Mezzogiorno, a cominciare da Luigi Di Maio. Eppure il Meridione continua a compiere solo passi indietro. Ha un'idea di quello che bisognerebbe fare per il Sud nell'immediato?
«Purtroppo non basta avere ministri meridionali per risolvere i problemi del Sud. Però sorprende anche me che un governo nel quale molte figure importanti vengono da queste regioni, abbia eliminato il Sud dalla sua agenda e pensi addirittura di poter prendere in giro il Sud con provvedimenti come il reddito di cittadinanza, che si sta rivelando un'amara delusione per chi ci aveva creduto. Io ho guidato i governi che più hanno investito nel mezzogiorno, e posso dire che ora ci sarebbero due cose da fare subito. Una è un grande piano di opere pubbliche per rimediare al drammatico ritardo di queste regioni, creare molti posti di lavoro e diminuire i loro costi nella logistica, ridare fiato alle imprese. L'altra, un provvedimento per l'occupazione: vantaggi fiscali per le aziende che assumono al Sud, con l'abolizione di ogni tassa e contributo per un certo numero di anni, coprendo i costi con i Fondi Europei finora male utilizzati».

A Napoli si spara all'impazzata, anche negli ospedali o colpendo i bambini come la piccola Noemi, Salvini è ministro dell'Interno: sta facendo bene il suo mestiere?
«Sta facendo molti annunci e qualche scelta giusta, ma mi pare che il livello di pericolosità delle nostre città non sia diminuito. Lo dimostrano tanti casi come quello drammatico di Noemi. E mi pare anche che del rimpatrio dei 500.000 irregolari in giro per l'Italia, che sono un vero pericolo per tutti, non si parli più. Anzi, nei giorni scorsi Salvini ha cambiato i numeri che lui stesso aveva indicato in passato, ha detto che gli irregolari sono solo 90.000.  Ovviamente non è così, ma se anche avesse ragione, ai ritmi attuali meno di 5000 rimpatri l'anno - ci vorrebbero vent'anni per rimandarli a casa tutti».

Cosa devono attendersi i suoi elettori: andrà per davvero a Strasburgo come europarlamentare semplice o questa corsa è soprattutto di una rivincita politica dopo la lunga via crucis giudiziaria, un modo per chiudere felicemente la sua parabola politica?
«Questa corsa non è una rivincita contro nessuno, e la mia parabola politica non si chiude affatto. Vado in Europa perché lì si decide il nostro futuro e sento il dovere di esserci».

Ultimo aggiornamento: 19 Maggio, 08:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA