Elezioni, l'ultimo duello Salvini-Di Maio: «Lega primo partito», «Ma M5S maggioranza»

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di Mario Ajello e Simone Canettieri

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Una piazza contro l'altra, uno a Roma e l'alleato-rivale tra il Piemonte e l'Emilia, e anche la fine della più stramba campagna elettorale di sempre - quella del Salvimaio che esplode tra reciproci attacchi in una simulazione dell'odio in attesa della reunion e dell'abbiamo scherzato - è una detto e contraddetto a distanza tra alleati-rivali. In cui Salvini annuncia da Vercelli: «La Flat tax si farà da subito». E Di Maio: «Se aumentiamo l'Iva per fare la Flat tax, i cittadini ci mandano a quel paese». Modo elegante per ricordare a Salvini che lui dice solo «str...». E in questo mai parlare all'Italia e sempre parlarsi addosso, in una controversia autoreferenziale in cui manca l'Europa anche in questo epilogo prima del silenzio pre-elettorale, ecco che Luigi manda questo messaggio all'ex amico: «Ci vogliono mandare a casa». E Matteo risponde dal Nord, salendo sul palco del comizio a Castel San Giovanni, vicino a Piacenza: «Fantasie che io voglia far cadere il governo». Tu sei più cattivo di me, e io sono più buoni di te: questo insomma, maccheronicamente, il senso dello scontro last minute tra i due capi partito, che è coerente con l'andamento dell'intera gara italo-europea, o meglio italo-italiana.
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Sabato 25 Maggio 2019, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 25-05-2019 08:47
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