Il ritorno di Berlusconi: «Migranti, giustizia e tasse: così cambio l'Italia»

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di Pietro Perone

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Una cosa è certa, il premier che ha in mente Silvio Berlusconi non è una donna e neanche un neofita delle istituzioni, anche se «l'esperienza che conta dice il leader di Fi non è solo quella politica». Gli indizi finora portano al presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, ma l'ex premier continua ad alimentare il giallo. Salvini intanto «non è bellicoso come viene dipinto», assicura Berlusconi che si dice pronto ad appoggiare il tentativo di formare il governo da parte del segretario leghista, al pari della Meloni, qualora uno dei partiti alleati prendesse più voti: «È un criterio che ho indicato io per primo spiega - e se accadrà noi lo sosterremo lealmente». Ipotesi di scuola, visto che Berlusconi un attimo dopo sostiene di essere fermamente convinto che «Forza Italia sarà di gran lunga il primo partito del centrodestra».

Intanto lei torna a parlare di taglio delle tasse ma il debito pubblico è aumentato di altri 36 miliardi. D'accordo che si tratta di un suo cavallo di battaglia, ma come è possibile diminuire la pressione fiscale con questo livello di debito?
«L'esperienza storica delle maggiori economie del mondo dimostra che ridurre le tasse fa bene non soltanto all'economia, ma anche ai conti dello Stato. Solo la sinistra in Italia non lo ha ancora capito. Un esempio classico è quello degli Stati Uniti: negli anni '60 Kennedy e poi di nuovo negli anni'80 Reagan vararono un grande piano di riduzione delle imposte e in entrambi i casi le entrate dello Stato, invece di diminuire, nel giro di alcuni anni aumentarono del 30% netto. Al contrario, l'esperienza italiana dimostra che le tasse e il debito pubblico continuano a crescere insieme. Perché questo apparente paradosso? La spiegazione è semplice, ed è quella che abbiamo chiamato equazione liberale della crescita: meno tasse sulle famiglie e sulle imprese uguale più consumi e più investimenti, quindi più posti di lavoro, più ricchezza diffusa, meno persone che dipendono dallo stato sociale, e questo a sua volta genera nuovi consumi e nuovi investimenti, innescando un circolo virtuoso che serve anche ai conti dello Stato. Più contribuenti, contribuenti più ricchi versano di più allo Stato. Un'economia depressa, invece, per quanto martoriata di tasse, più che tanto non può dare».

La flax tax è stata finora sperimentata soltanto su economie completamente diverse dalla nostra, Paesi dell'Est che venivano da decenni di buia povertà. Proporre un tale sistema in Italia, con i vincoli Ue e i legacci burocratici, non le sembra fantasioso?
«È vero che la flat tax è molto usata nei Paesi dell'Europa dell'est, alcuni dei quali fanno parte dell'Unione Europea e quindi hanno gli stessi vincoli che abbiamo noi, ma è altrettanto vero che proprio in quei Paesi ha consentito una crescita economica sorprendente considerando il drammatico punto di partenza dopo la caduta del sistema comunista».

Intanto lei ha governato questo Paese a lungo, perché non l'ha attuata prima la flax tax?
«Lo chieda a certi nostri ministri e ai nostri alleati di allora, che ce lo hanno impedito».

Questa campagna elettorale all'improvviso è virata quasi esclusivamente sui problemi della sicurezza e dell'immigrazione dopo i fatti di Macerata, un fronte favorevole più a Salvini che a Forza Italia. Ma se il Leader della Lega si ritrovasse al Viminale, come lei ha proposto, ci ritroveremo il Mediterraneo in assetto di guerra, scenario ben diverso dagli accordi stipulava con Gheddafi.
«Guardi che Salvini non è così bellicoso come viene dipinto. In ogni caso, eviterei ogni strumentalizzazione politica di quanto è accaduto a Macerata: è morta una ragazza in circostanze drammatiche e poi un folle ha tentato di far giustizia da sé. Invece di domandarci a chi conviene tutto questo, dobbiamo domandarci come si è arrivati a questo punto. Io mi guardo bene dal criminalizzare gli stranieri, anche quelli che sono entrati e vivono da clandestini nel nostro Paese. Ma qualunque persona responsabile si rende conto che 600.000 persone, l'equivalente di una città come Palermo o Genova, che vivono ai margini della società, di elemosina o di piccola criminalità, sono una bomba sociale pronta ad esplodere. E il dramma colpisce soprattutto gli italiani più deboli».

Come concilia le posizioni oltranziste del Carroccio con la sua adesione sempre più convinta al Ppe e il ritrovato rapporto con Angela Merkel?
«Mi permetta una precisazione: io non ho ritrovato ora un rapporto con la signora Merkel, al contrario abbiamo sempre avuto relazioni corrette e cordiali, ispirate a rispetto, stima e amicizia. Con lei condividiamo i valori cristiani e la visione liberale e moderata che è propria della grande famiglia del Partito Popolare Europeo. A queste idee e a questi valori sarà ispirata la nostra azione di governo se, come sono certo, il centro-destra vincerà le elezioni e Forza Italia avrà un ruolo trainante dal punto di vista numerico e politico. La Lega è un partito responsabile e consapevole di questa realtà, e noi rispettiamo i suoi valori e il suo apporto».
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Lunedì 19 Febbraio 2018, 07:55 - Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio, 09:50
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