Lombardia, trionfo Lega con Fontana: «Aiutato da Salvini»

di Claudia Guasco

È partito con un vantaggio di otto punti sull'avversario, ma quel divario è diventato voragine. Che ha inghiottito Giorgio Gori, candidato del centrosinistra al Pirellone con l'improbo compito di strappare al centrodestra la presidenza della regione dopo 23 anni. Per Attilio Fontana, leghista, avvocato, tre volte sindaco e consigliere regionale, nemmeno un brivido: quando mancava ancora la metà dei seggi era già al 53,5%, contro il 26,5% di Gori. Dieci giorni fa Fontana era sul palco con il leader Matteo Salvini. È lui che lo ha voluto successore di Roberto Maroni imponendolo a un dubbioso Silvio Berlusconi. Diceva Fontana: «Abbiamo bisogno di vincere in Lombardia e a Roma. E io con Salvini premier verrò ricordato come miglior presidente della regione. Quando andrò dal premier a dire cosa ha bisogno la Lombardia, troverò un capo di governo che dirà lo pensavo anch'io». Il gioco di squadra ha funzionato, soprattutto perché Gori non ha potuto contare su una coalizione altrettanto solida (Leu si è sfilato appoggiando l'ex segretario della Cgil milanese Onorio Rosati), né sul vento in poppa del voto nazionale. Gori spiega: «L'election day ha fatto sì che anche in Lombardia le elezioni fossero più politiche che regionali». E cita il «paradosso Pesaro» evocato da Matteo Renzi come simbolo di questo voto: «È il segno del vento populista che ha spazzato via tutto». Poi con fair play Gori telefona a Fontana per complimentarsi.
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Martedì 6 Marzo 2018, 10:26 - Ultimo aggiornamento: 06-03-2018 10:26
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