Grandi manovre per il nuovo governo: il Colle attende la fine delle ostilità

di Alberto Gentili

Sergio Mattarella attende con pazienza e disincanto che i partiti ammaino le bandiere di guerra. Aspetta che Luigi Di Maio e Matteo Salvini la smettano di proclamarsi vincitori e acquisiscano la consapevolezza che nessuno dei due ha i numeri in Parlamento per formare un governo. E spera che il Pd (le accuse di Renzi non sono passate inosservate, innescando un moto di amarezza) ritrovi al più presto la bussola. L'avvitamento del Pd, che ha garantito in questi anni la governabilità, allarma non poco.

Per fortuna di tempo ce n'è. E gioca dalla parte del Quirinale, dove si auspica vengano smaltite quanto prima le tossine della propaganda elettorale. Il nuovo Parlamento si riunirà il 23 marzo, poi dovranno essere eletti i presidenti di Camera e Senato. L'operazione potrebbe essere lunga e complessa: a Montecitorio dovrà coagularsi una maggioranza per eleggere il successore di Laura Boldrini (al Senato invece, dopo la terza votazione, scatta il ballottaggio tra i più votati). E soltanto alla fine di questo percorso istituzionale cominceranno le consultazioni. Probabilmente tra fine marzo e inizio aprile. Se non più tardi, se la situazione alla Camera dovesse incartarsi. Quando entrerà in gioco, Mattarella ascolterà le indicazioni dei gruppi. Le proposte per formare il governo. E non farà alcuna pressione sui partiti (Pd in primis) affinché sostengano un potenziale premier (Di Maio o Salvini) invece di un altro. «Il capo dello Stato non compie scelte politiche, è super partes e neutrale», dicono sul Colle.
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Mercoledì 7 Marzo 2018, 09:57 - Ultimo aggiornamento: 07-03-2018 09:57
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