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ENRICO LETTA

Elezioni politiche 2022, Pd, le liste in alto mare: pochissimi i posti sicuri. Letta: rivediamo le quote

Mercoledì 10 Agosto 2022 di Andrea Bulleri
Elezioni politiche 2022, Pd, le liste in alto mare: pochissimi i posti sicuri. Letta: rivediamo le quote

La tecnica del silenzio. Raccontano che Enrico Letta, alle prese con il tetris candidature e la necessità di ripensare le prossime settimane di campagna elettorale dopo lo strappo di Carlo Calenda, sia irraggiungibile da 48 ore. Non risponde alle chiamate dei segretari regionali del Pd, che da giorni hanno consegnato al Nazareno gli elenchi dei nomi da mettere in lista nei vari territori, e rimangono in attesa di risposte. Né si fa trovare dagli emissari delle correnti dem, che in queste ore vorrebbero rassicurazioni sul destino dei propri esponenti. Riflette, il segretario. E intanto scorre i dati delle ultime proiezioni, che vedono il margine di collegi uninominali sicuri per il centrosinistra assottigliarsi ulteriormente dopo l’addio di Azione. I fortini considerati blindati, per il Pd, sono solo una quindicina, sui 221 seggi (un terzo del totale) che il Rosatellum impone di assegnare con il metodo maggioritario.

Dieci alla Camera, cinque al Senato. tenendo dentro anche quelli sbilanciati a sinistra, e quindi non sicuri ma possibili, per l’Istituto Cattaneo si arriva al massimo 32 (23 a Montecitorio, 9 a Palazzo Madama). Quasi tutti confinati nelle regioni rosse, Emilia Romagna e Toscana, più qualcosa in Alto Adige e nei centri delle grandi città come Roma e Torino. Pochi posti, anzi pochissimi, da condividere con molti alleati.

 


È anche di questo che Letta sta ragionando con i partner della coalizione. Perché dopo lo strappo di Calenda, a cui i dem avevano promesso il 30% dei collegi, i criteri ora vanno rivisti. Qualcosa di quel 30% di uninominali finirà ai partner di +Europa (quasi scontata la candidatura nelle roccaforti rosse di Emma Bonino). Mentre non è ancora chiaro se – venuto meno il veto di Azione – possano attendersi il via libera alla corsa negli uninominali anche i partner rosso-verdi Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, ma pure il leader di Impegno civico Luigi Di Maio (che ieri ha annunciato la candidatura sotto il suo simbolo dell’attivista e “green influencer” 27enne Federica Gasbarro). Le trattative sono in corso. E gli interlocutori – filtra dal Nazareno – si stanno dimostrando «costruttivi e ragionevoli». 
Alla quadra, in ogni caso, non si arriverà prima del fine settimana, con la direzione del Pd prevista inizialmente tra oggi e domani e rimandata a sabato (al più tardi domenica), per comunicare programma e (forse) liste. Che però potrebbero pure slittare a ridosso del 21 agosto. Per adesso ci si ferma al simbolo, che sarà svelato domani.
Lavoro silente, dunque. Anche se qualcosa, delle intenzioni del segretario, trapela. Dovrebbe essere schierata in uno dei quattro collegi uninominali toscani, ad esempio, l’ex leader della Cgil Susanna Camusso. L’intenzione di Letta è quella di portare in squadra molte donne. E poi giovani e responsabili territoriali del partito. Volti come quelli di Silvia Roggiani, alla guida della campagna di volontari «casa per casa», in campo a Milano. E poi Marco Sarracino (Napoli), Nicola Irto (in Calabria), Michele Fina (in Abruzzo), Paolo Furia (in Piemonte). Figure «esperte e preparate», ribadisce in serata il segretario su Rai3, dove annuncia un altro punto del programma del Pd: «Se vinceremo – promette Letta – faremo in modo che tra cinque anni gli insegnanti italiani ricevano uno stipendio pari alla media dei loro colleghi europei». 


«USCIAMO DAI TRATTATI»
Quello del 25 settembre, ribadisce il segretario, «sarà un voto secco: o di là, con la destra di Meloni e Salvini che ci farebbe finire come l’Ungheria e la Polonia, o di qua. E di qua c’è solo il Pd. Una scelta in cui il Paese si gioca il futuro». Poi la proposta sui migranti: «Dobbiamo uscire dai trattati europei che obbligano all’unanimità. Facciamo un accordo senza l’Ungheria – si spinge Letta – Organizziamo una forma di accoglienza diffusa e accordi coi Paesi terzi, o non saremo mai in grado di gestire l’emergenza». Nessuna polemica con Calenda, che nel pomeriggio aveva invitato il segretario del Pd a un «confronto pubblico». «Con lui e Renzi sarà competizione aspra – afferma il segretario – Ho sbagliato a fidarmi». «L’unico confronto che regge il leader di Azione – aggiungono dal Nazareno – è con il suo specchio. Forse. Visto che discute di se stesso con se stesso e non sempre si capisce». 

Ultimo aggiornamento: 13:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA