ENRICO LETTA

Quirinale, bar, pizzerie, fondazioni: qui si decide il presidente

Lunedì 17 Gennaio 2022 di Mario Ajello
Quirinale, bar, pizzerie, fondazioni: qui si decide il Presidente

Nelle redazioni tivvù si tengono pronte le telecamere per mandarle, in questa settimana clou dei giochi quirinalizi, a piazza Sant'Andrea della Valle. Per immortalare, ammesso che si terrà qui e non in un posto più nascosto, il fatidico incontro tra Enrico Letta e Matteo Salvini per il siglare, se ci riusciranno, il «patto di legislatura» come premessa che sbloccherebbe la trattativa sul Colle. Piazza Sant'Andrea della Valle, ma non per la basilica dov'è ambientata la Tosca, bensì come luogo dove ha sede l'Arel, il centro studi che è anche war room di Letta e che ospita gli incontri più importanti del segretario del Pd. Mica Salvini può andare al Nazareno, come fece Berlusconi ai tempi di Renzi e mal gliene incolse visto che proprio sul Quirinale si sarebbe infranto il famoso patto che aveva preso il nome dal palazzo dem. Stavolta l'Arel o magari una casa privata. Come quella di Letta al Testaccio, nel palazzone dove abita anche Giuliano Ferrara, che è soprannominato il Cremlino romano perché ci vivevano i dignitari del Pci e proprio in questo edificio si svolse di nascosto l'incontro tra D'Alema e Di Pietro, a casa di Nicola Latorre, che originò la candidatura dell'ex pm nel Mugello? 

Forse è troppo piccola, perché dovrebbe contenere oltre a Enrico e Matteo anche Speranza e Conte l'abitazione del ministro della Salute, zona mura vaticane, che già è stata usata per il primo incontro quirinalizio a tre dei leader di Pd, M5S e Leu. Mentre un ristorante, l'Arancio d'oro, prediletto di Conte, ha ospitato il patto Letta-Giuseppi, ossia la svolta definitiva (?) dei grillini verso il centrosinistra, e il locale a due passi da Fontanella Borghese sarà tenuto d'occhio in questi giorni come una delle basi d'operazione Colle del capo stellato. Centri, studi, case, private, ristoranti ma anche caffè (da Giolitti a via degli Uffici del Vicario era fisso Bossi e gli eredi del Senatur non cambiano posto): la ricerca del successore di Mattarella non si svolge solo in stanze istituzionali ma anche altrove. Segretamente nelle case o, se c'è l'interesse a rendere pubblico o semi-pubblico un appuntamento, i locali (da Maccheroni a Piazza delle Coppelle i grillini a pranzo e a cena cercano di trovare la quadra dei propri confusissimi desiderata sul nome da mandare alla Presidenza della Repubblica), oppure in quel mix di pubblico e privato che è il Quirinaletto, soprannome con cui viene indicata Villa Grande dove c'è la batteria telefonica con cui Berlusconi prova ad arruolare con Sgarbi ex grillini per la sua causa e dove spera che avvenga il colpaccio. Ossia che zio Gianni convinca il nipote Enrico (stiamo parlando dei Letta) a recarsi laggiù sulla villa sull'Appia per parlarsi faccia a faccia. Ma il segretario dem non vuole andarci visto che ha già detto quello che doveva dire: «Il Cavaliere al Colle? Mai e poi mai!».

La toponomastica quirinalizia non prevede la presenza di Viale Bruno Buozzi, ai Parioli, dove abita Draghi perché già il premier si è troppo esposto nella conferenza stampa di fine anno sulla sua possibile quirinabilità e sarebbe un autogol clamoroso invitare qualche leader a parlarne a casa sua o a Palazzo Chigi (infatti la visita di Gianni Letta l'altro giorno nella sede del governo è stata subito smorzata così: «Non hanno parlato di Colle»). 

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Di Colle hanno parlato eccome Verdini e Cesa (convenendo: «Berlusconi crede davvero di diventare Capo dello Stato e farà di tutto per riuscirci») da Pastation, il locale del figlio di Denis a Campo Marzio. Mentre Mastella riceve alla Caffetteria, a Piazza di Pietra, i peones d'ogni partito, e dice loro: «Ci potrebbero essere una marea di voti per Mattarella senza che lui li chieda. Voi che cosa volete fare?». E quello che si chiedono vicendevolmente Giorgetti e Di Maio a cena alla pizzeria da Michele (e qui il ministro stellato pare abbia cominciato a non vedere di cattivo occhio Draghi al Colle, prima opzione dell'amico e collega leghista). Ma Di Maio anche nel suo studio alla Farnesina fa base per la questione Quirinale. Qualcuno lo va a trovare, molti lo chiamano e lo considerano «quello della seconda telefonata»: ovvero i leader parlano con Conte e ne ricavano vaghezze e subito dopo, per andare sul concreto, telefonano a Di Maio. Che ormai è invisibile nei luoghi classici del grillismo, compreso il ristorante Maxela zona Pantheon ormai prediletto dalla destra (qui si sono visti Meloni e Moratti e non è vero che non hanno parlato di Colle), dai franceschiniani (Giacomelli e Losacco erano a pranzo pochi giorni fa e altri di quella corrente che non stravede per Draghi al Colle) e anche dai leghisti (vedi Centinaio che ci porta i colleghi). Una base delle operazioni pro Amato al Colle è la sede di Italiani Europei. Lì, a piazza Farnese, c'è D'Alema e a lui si rivolgono i dem dell'ala sinistra-sinistra ma anche quelli di Articolo 1 e di Leu che non tifano come presidente della Repubblica per SuperMario. Il quale, come i veri aspiranti alla più alta carica, si guarda bene dal farsi vedere in giro per Roma. 

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