Elezioni regionali 2020, Zingaretti: «No al rimpasto» Ora i dem presentano il conto: sì al Mes, via i decreti sicurezza

Lunedì 21 Settembre 2020 di Albertro Gentili

Fa male, è vero, la sconfitta nelle Marche espugnata dal centrodestra. Ma Nicola Zingaretti, a sera, archivia la tornata elettorale con un grande respiro di sollievo. E un grido: «Abbiamo vinto».

La Toscana infatti resta rossa, non c’è stato il temuto smacco sulle rive dell’Arno che poteva costargli la segreteria. In più Enzo De Luca ha sbancato in Campania e Michele Emiliano ha retto in Puglia. A dispetto delle previsioni. Così come ha vinto il sì al referendum, che il leader dem ha dovuto difendere con il coltello e con i denti. 

«Su un risultato così alla vigilia ci avrei messo non una firma, ma sette...», commenta il vicesegretario Andrea Orlando. Già, sul 3 a 3 (Toscana, Campania e Puglia al centrosinistra, Veneto, Liguria e Marche al centrodestra) domenica al Nazareno non ci scommetteva nessuno. Neppure il segretario.

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Così, quando lo spoglio per le elezioni regionali è ancora in corso, Zingaretti - raggiunto al telefono da Giuseppe Conte: «Complimenti per la vittoria» - fa trapelare la sua «soddisfazione» per l’esito del referendum: «E’ stata confermata la validità della scelta del Pd. Ora avanti con le riforme, rappresenteremo anche le preoccupazioni di chi ha votato no». Traduzione: ho visto giusto, pensate che disastro se avessi schierato il partito per il “niet”, come avevano suggerito perfino i padri nobili Romano Prodi e Walter Veltroni.

Tant’è che Matteo Ricci e Walter Verini, mentre il potenziale competitor Stefano Bonaccini archivia la questione del congresso («saremmo dei matti se ci chiudessimo a discutere di noi»), corrono a blindare l’inquilino del Nazareno: «La sua leadership è ancora più forte. Con la vittoria in Campania, Toscana e Puglia si rafforzano Zingaretti e il Pd». E nelle chat dei parlamentari dem gira un video con le note di Vasco Rossi e le immagini del segretario: «Io sono ancora qua, e già...!». 

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Zingaretti, che osserva con malcelata soddisfazione la «debacle» di Matteo Renzi e Carlo Calenda, chiede ora ai 5Stelle di rispettare i patti sulla legge elettorale e sulle modifiche costituzionali necessarie per accompagnare la sforbiciata al numero dei parlamentari. E quello sulle riforme non è l’unico conto che il leader dem presenta ai grillini che, Liguria a parte, hanno messo in pista candidati contro. «Come nemici, non come alleati». Atteggiamento che Zingaretti stigmatizza: se i 5Stelle «ci avessero dato retta, l’alleanza di governo avrebbe vinto ovunque tranne che in Veneto. Lo dico dal primo giorno: alleati non avversari». Linea che non cambia: «Bisogna lavorare a un’alleanza più forte e governare bene».

Per governare bene, secondo Zingaretti, «occorre avere identità di vedute». Dunque i 5Stelle «si rassegnino» e avanti con l’adesione al Mes, il meccanismo europeo di stabilità che potrebbe portare all’Italia 36 miliardi con cui rafforzare il sistema sanitario nazionale: «Bisogna passare dalle parole ai fatti». Come è necessario andare avanti con la riscrittura dei decreti sicurezza: «C’è un accordo, le modifiche fanno fatte». Segue chiosa: «Dicevano che eravamo subalterni ai 5Stelle, poi gli italiani votano e si scopre che siamo il primo partito».

Zingaretti non è intenzionato invece a chiedere un riequilibrio della squadra di governo, in ragione dei nuovi rapporti di forza che vedono i grillini collassare in tutta Italia: «Ma quale rimpasto, non cado in questo tranello. Incalzeremo piuttosto il governo su come spendere bene i miliardi» del Recovery Fund. E Orlando, che aveva chiesto a gran voce un «tagliando» per l’esecutivo: «Rimpasto? Non lo so, l’importante è avviare una fase nuova».

 

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Sintesi del responsabile della Difesa, Lorenzo Guerini: «Questo voto stabilizza e incoraggia il Pd e il governo. Siamo noi la sola alternativa alla destra». Franceschini, invece, si affretta a rinsaldare l’asse con il segretario: «Grazie a Zingaretti che in mezzo a pressioni e pessimismi di ogni tipo ha tenuto il timone del partito nella direzione giusta. Non era facile e ora che lui e il Pd sono più forti, governo e riforme costituzionali potranno andare avanti».

E afferma un altro ministro dem: «Il rimpasto? Al massimo qualche intervento chirurgico. Se si dovesse procedere a un riequilibrio in ragione dei risultati elettorali, andrebbe infatti cancellata Italia Viva e ridotto il numero dei ministri grillini. E scoppierebbe un pandemonio, visto che ci vorrebbe una crisi pilotata per mandare a casa chi non è adeguato. Ma sarebbe rischioso e assolutamente da evitare. Piuttosto sarebbe meglio se Zingaretti andasse a fare il vicepremier...».
 

Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 07:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA