Lega, così Salvini punta al granaio del Sud e a scalzare Di Maio

di Valentino Di Giacomo

«Abbiamo il vento in poppa, alle prossime elezioni europee possiamo anche superare il 40 per cento dei consensi». Pina Castiello, sottosegretaria al ministero del Sud in quota Lega, è sicura che il Carroccio crescerà ancora a partire proprio dal Mezzogiorno. Il boom leghista in Abruzzo, con il partito di Salvini che ha ormai ampiamente compiuto il passo del Rubicone, trova fondamento anche nei dati e nelle opinioni di politologi e sondaggisti. In tutto il meridione è in atto un trend capace di far percepire la Lega non più soltanto come partito del Nord, ma con il marchio di un movimento nazionale in grado di dragare consensi nel centrodestra e, ancor di più, nell'elettorato del Movimento 5 Stelle. Un capolavoro di marketing targato Salvini, che in pochi anni è riuscito a far dimenticare i tempi andati quando i napoletani erano insultati come «colerosi e terremotati», ma pure nel saper rappresentare le istanze del tessuto sociale meridionale. Dal profondo Nord al profondo Sud le distanze si sono ridotte in un batter d'occhio. Al centro di questa impresa la narrazione abilmente costruita dal «Capitano» - come sui social network viene appellato Salvini - che con enormi capacità di mimesi sa interpretare l'uomo forte che fa rispettare le leggi dello Stato e, contemporaneamente, di rappresentare il tribuno della plebe in lotta contro i potenti.
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Martedì 12 Febbraio 2019, 12:00
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