M5S, Di Maio pronto al passo di lato. E offre al Pd la guida del Senato

Venerdì 9 Marzo 2018 di Marco Conti

Tutti d'accordo con le riflessioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma molto poche le novità che si ricavano dalle reazioni dei partiti e dei loro leader. La convinzione di questi ultimi è che il senso di responsabilità continui politicamente a non pagare, e questo spinge i partiti a restare pericolosamente aggrappati ai rispettivi leader e alle promesse fatte in campagna elettorale. Di fatto un clima ancora teso, che non aiuta il presidente della Repubblica e dilata i tempi di soluzione di una crisi che persino un ex presidente della Repubblica come Giorgio Napolitano, definisce «complicatissima». I contatti tra i partiti e gli emissari del Quirinale non mancano ma nessuno si sbilancia e tiene sostanzialmente la posizione. Il M5S continua a puntare sul Pd nella convinzione che dopo la direzione di lunedì, e l'uscita di scena di Matteo Renzi, il campo torni ad essere sgombro per un accordo tra pentastellati e Pd. Per Di Maio, forse non per il Movimento, la possibilità di un'intesa con i Dem sembra essere l'unica carta per arrivare a palazzo Chigi. Anche a costo di dover rinunciare a tutti i candidati ministri a suo tempo presentati e votare con il Pd l'elezione di un big del Pd alla presidenza del Senato. Un governo M5S-Pd che godrebbe, secondo i sondaggi in possesso dei grillini, anche del sostegno degli elettori Dem.
 
Malgrado la tensione nel Pd resti alta, c'è il rischio che la strategia di Di Maio vada a sbattere contro il no della direzione. Nel partito, affidato a Martina, nessuno è disposto ad aprire dialoghi senza che ci sia l'ammissione dell'insufficienza e della necessità di aprirsi al confronto con altre forze politiche azzerando nomi e programmi. In buona sostanza i Dem vogliono che fallisca sia il tentativo Di Maio che quello di Salvini, due leader che nei giorni scorsi hanno continuato a sostenere di volere l'incarico per poi andare al buio in Parlamento a cercare i voti necessari per arrivare alla maggioranza. Il problema è che ai grillini mancano - tra Camera e Senato - circa 140 parlamentari e al centrodestra 75. Troppi per poter contare su transfughi o responsabili di varia natura e che, soprattutto rischia di non convincere il Quirinale.

Resta da vedere se nei Cinquestelle è ancora valido il motto di uno vale uno e se è possibile un passo indietro di Di Maio, per facilitare la nascita di un governo o se invece tutto passa per l'ascesa a palazzo Chigi del vicepresidente della Camera che, secondo le regole grilline, è all'ultima legislatura.

Passaggio importante resta la scelta dei presidenti delle Camere. Si inizierà a votare il 23 marzo e al Senato, dove il meccanismo del ballottaggio rende tutto più semplice, nel giro di due giorni la questione dovrebbe risolversi. I 5Stelle puntano a proporre al Pd un pacchetto unico: presidenza del Senato e governo, ma nella partita è anche pesantemente entrato ieri il centrodestra a trazione berlusconiana. Il Cavaliere ha mostrato di condivide a tal punto le parole di Mattarella da aver anticipato la risposta nella lettera inviata ai suoi parlamentari. Berlusconi considera i 5S una vera e propria iattura e spinge per un governo di centrodestra che possa magari avere l'appoggio esterno del Pd una volta che Salvini avrà preso atto delle difficoltà che incontra ad andare a palazzo Chigi.

Un governo di quasi larghe-intese che però continua ad incontrare l'ostilità dei leghisti. Ieri Giancarlo Giorgetti, strettissimo collaboratore di Salvini e a suo tempo uno dei saggi indicati nel 2013 dal Quirinale, ha ammorbidito un po' la linea offrendo la disponibilità del Carroccio ad un governo con il Pd ma solo per rifare la legge elettorale - «ma non la manovra» - e andare poi al voto. Berlusconi, Salvini e Meloni comporranno probabilmente la delegazione che andrà al Quirinale al momento delle consultazioni, ma le posizioni restano distanti. Mentre il Cavaliere si dà disponibile a larghe intese, la Lega continua a trattare da sola per le presidenze delle Camere con il M5S puntando ad ottenere palazzo Madama per Roberto Calderoli in cambio dei voti che servono a Roberto Fico per essere eletto a Montecitorio.

L'impressione è che serva ancora molto tempo per abbassare la polvere sollevata in campagna elettorale e che riportare tutti i partiti a più miti consigli. Anche l'allarme del governatore della Bce Mario Draghi, sui rischi che corre l'Italia, sembra non aver sortito particolari effetti. D'altre parte si moltiplicano le file per sapere come avere il reddito di cittadinanza.

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