L'appello delle mamme anti-camorra, visita a sorpresa di Mattarella a Napoli

Venerdì 12 Aprile 2019 di Gerardo Ausiello

Mattarella torna a Napoli, e lo fa in un momento delicato per la città e i suoi abitanti, ancora scossi dalla brutale esecuzione di camorra nel rione Villa, enclave della periferia orientale, dove la luce dello Stato stenta a filtrare dalle tapparelle che molti tengono chiuse anche di giorno.

Il presidente della Repubblica arriverà all'ombra del Vesuvio stasera, poche ore dopo il viaggio in Giordania, e domani, accompagnato dal presidente della Camera Roberto Fico, si recherà al museo di Capodimonte, che ospita sei capolavori di Caravaggio a cui se ne aggiunge un altro, la tela delle Sette opere di misericordia, rimasta al Pio Monte dopo il diniego al trasferimento da parte del ministero dei Beni culturali. Il capo dello Stato aveva già in programma di fare tappa nel capoluogo partenopeo per visitare la mostra di Caravaggio al museo di Capodimonte ma il Quirinale non aveva ancora fissato una data. Poi ieri, con il Presidente ancora impegnato in Medio Oriente, è filtrata la notizia del suo arrivo nel fine settimana.
 
Martedì Napoli si era risvegliata con il sangue di Luigi Mignano, assassinato mentre accompagnava il nipotino di tre anni a scuola, mentre lo teneva per mano. L'immagine di quello zainetto rosso con il simbolo dell'uomo ragno accanto al cadavere ha fatto in pochi istanti il giro del Paese facendo ripiombare San Giovanni a Teduccio nell'incubo di una nuova faida. Da lì, dal quartiere eternamente sospeso tra i fantasmi delle ex fabbriche e il sogno sbiadito di una riconversione che non arriva mai, è partito il grido di dolore delle mamme attraverso la lettera che Il Mattino ha pubblicato in prima pagina e che era indirizzata a Mattarella. «Ci rivolgiamo a Lei perché ci siamo sentiti abbandonati dallo Stato, da chi avrebbe dovuto garantire sicurezza e legalità» hanno scritto Anna Riccardi e le altre madri dalla prigione del rione Villa, perché «non crediamo che Lei ci abbandonerà. Non possiamo tirarci indietro, dobbiamo avanzare insieme per cambiare il volto di questa periferia dove l'assenza dello Stato rafforza la criminalità». Parole che certo non sono passate inosservate al Quirinale. Oggi, al suo rientro, Mattarella troverà sulla scrivania il dossier Napoli e questa lettera, carica di «dolore, rabbia, a volte paura, ma anche speranza e fiducia». Non è escluso che proprio l'accorato appello delle donne di San Giovanni a Teduccio abbia spinto il capo dello Stato a fissare rapidamente la data della visita a Napoli.

In agenda, oltre alla mostra di Caravaggio, il Presidente ha anche una visita alle Catacombe di San Gennaro, al rione Sanità, dove ad accoglierlo ci saranno padre Antonio Loffredo e i ragazzi della cooperativa La Paranza, che hanno in gestione il sito. Non è certo un azzardo pensare che, magari attraverso colloqui e incontri a Villa Rosebery, Mattarella possa occuparsi da vicino dell'emergenza criminalità e in particolare del drammatico caso del rione Villa.

Già in passato in diverse occasioni il capo dello Stato si è mostrato sensibile alle difficoltà di Napoli e ogni volta che la città lo ha chiamato, ha sempre risposto. Fu così il 28 settembre del 2015, pochi mesi dopo la sua elezione, quando nella sua prima visita ufficiale nel capoluogo partenopeo inaugurò l'anno scolastico in un altro quartiere difficile, Ponticelli, a pochi chilometri dal rione Villa, lanciando un messaggio di coraggio e speranza («camorra e mafia saranno sconfitte»). Ed è stato così anche nei giorni della grave crisi finanziaria del Comune. Il 30 maggio del 2018 l'ente era ad un passo dal default: il sindaco Luigi de Magistris varcò la soglia del Quirinale e in Mattarella trovò un interlocutore attento e disponibile.

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