Europee, anche il Sud premia Salvini. M5s, il «Reddito» non basta. Segnali di ripresa del Pd

Lunedì 27 Maggio 2019 di Paolo Mainiero
Era nell'aria che la Lega sfondasse anche al Sud e infatti i primi dati confermano le previsioni della vigilia. La campagna meridionalista di Salvini risulta vincente. Un anno dopo le politiche, il M5s sconta il peso del governo. Fare l'opposizione è una cosa, guidare il Paese è un'altra. Promettere è una cosa, mantenere le promesse è un'altra. Il 50 per cento di dodici mesi fa è evaporato. Al Sud, i cinque stelle pagano un prezzo rispetto all'Ilva di Taranto, che il sogno grillino voleva trasformare in un grande parco e che invece continua a fumare, e rispetto alla Tap in Puglia e al super radar in Sicilia, tutte battaglie campali finite male. E pagano un prezzo alto anche rispetto al reddito di cittadinanza, la bacchetta magica che doveva sconfiggere la povertà: invece le domande sono state inferiori alle attese e soprattutto non si sono visti gli sbandierati 800 euro. Certo, il movimento resta il primo partito del Mezzogiorno ma con un evidente arretramento al 32 per cento. Tuttavia, è proprio il Sud a tenere a galla il M5s che nelle altre circoscrizioni segna un calo vicino al tracollo. Se e quanto l'onda lunga grillina si sia arenata dopo una avanzata iniziata alle europee di cinque anni fa lo si capirà alle amministrative del prossimo anno.

IL FATTORE SALVINI
La Lega si espande al Sud con una politica arrembante e cavalcando sino agli eccessi il tema della sicurezza e dell'immigrazione. Salvini in campagna elettorale non si è risparmiato, ha percorso il Mezzogiorno in lungo e in largo, ha fatto incetta di personale politico in cerca di ricollocazione, ha imbarcato una variegata gamma di ex: ex Forza Italia, ex An, ex Udc. Mai la Lega era arrivata così in alto, al 21 per cento: un anno fa aveva raggranellato appena il 2 per cento; alle europee del 2014 non aveva raggiunto neppure l'uno per cento. Ma soprattutto, tra un selfie e un altro, Salvini è riuscito a far passare il messaggio di una Lega non più a trazione nordista (con punte di razzismo) ma di una Lega che si accredita come forza nazionale pur nel paradosso di una spinta autonomista che rischia di penalizzare le regioni meridionali.

 

Ma il difficile, se possibile, viene adesso. Il flessibile elettorato del Sud come premia così punisce e anche le promesse di Salvini prima o poi arriveranno al pettine. Peraltro, la Lega deve fare i conti con una Forza Italia che almeno al Sud, seppur tra le difficoltà, conserva una minima rendita di posizione (12 per cento) che è intenzionata a far pesare a partire dalle regionali del prossimo anno: in Campania gli azzurri hanno già rivendicato la candidatura alla presidenza. Insomma, i voti di Forza Italia, più o meno stabile rispetto alle consultazioni più recenti, servono eccome al centrodestra. Non di poco conto il risultato di Fratelli d'Italia che anche al Sud mette in vetrina una costante crescita.

SEGNALI DAL PD
In questo quadro dà segni di vita il Pd. L'obiettivo minimo era quello di migliorare il risultato di un anno fa e può dirsi che l'impresa sia riuscita. Del resto, era quasi impossibile fare di peggio. Il 18 per cento, per quanto al di sotto della media nazionale, è sicuramente fieno da mettere in cascina. La ritrovata vitalità del Pd è dovuta certamente al calo del M5s: molti voti sono tornati a casa, una grande fetta di elettorato che si era rifugiato nel grillismo più per protesta che per convinzione ha fatto marcia indietro, un po' perché delusa dal movimento, un po' perché stimolata dall'azione del neo-segretario Zingaretti. Peraltro, se può valere come elemento di ragionamento, anche cinque anni fa mentre nel resto d'Italia il Pd sfondava il tetto del 40 per cento, al Sud sfiorava il 35. Insomma, tra Mezzogiorno e Pd il feeling è sempre stato faticoso e il risultato di ieri è ritenuto tutto oro che cola. © RIPRODUZIONE RISERVATA