CORONAVIRUS

Fase 2, il Tar boccia le Regioni: «Sulle riaperture decide lo Stato»

Domenica 10 Maggio 2020 di Diodato Pirone
Fase 2, il Tar: «Sulle riaperture decide lo Stato». Regioni bocciate

Dai dati dell'epidemia ieri sono arrivati nuovi segnali positivi con appena 1.083 nuovi contagiati (la metà in Lombardia) su 69.000 tamponi effettuati. Inoltre solo 1.034 letti di rianimazione (sugli 8.500 disponibili) risultavano occupati ieri da malati Covid con un calo del 12,5% in un giorno solo. Dunque tutto fa credere che - a mano di una forte ripresa dei contagi - nei prossimi giorni il governo possa annunciare un sostanzioso allentamento delle restrizioni già a partire dal 18 maggio lasciando alle Regioni anche lo spazio per calibrare le riaperture. Il 18 non è una data casuale. Poiché il virus resta molto presente in Italia e ha una incubazione media di 10 giorni è ragionevole studiare nel dettaglio gli effetti delle aperture delle fabbriche che - ricordiamolo - sono iniziate il 27 aprile per essere ampliate il 4 maggio, quando abbiamo ricominciato a passeggiare. 

Ad oggi comunque appare probabile che anche servizi delicatissimi come quelli alla persona (parrucchieri e centri estetici) per i quali è inevitabile infrangere la regola d'oro della distanza di un metro possano ripartire in tutt'Italia dal 18 maggio (e non da giugno come previsto dalla tabella di marcia originale) ovviamente con un protocollo di misure fissato da Inail e Comitato Tecnico Scientifico che protegga il più possibile sia gli operatori che i clienti.
 

 

E proprio la mancanza dei Protocolli di sicurezza dell'Inail è al centro della lettera inviata ieri dal ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, ai presidenti delle Regioni per esortarli a non anticipare aperture di attività economiche. Si tratta di un ostacolo da non sottovalutare perché va ricordato che in caso di mancato rispetto delle regole sulla sicurezza che determinino nuove infezioni i titolari delle imprese rischiano procedimenti penali.

Boccia ha inviato la lettera sull'onda della sentenza del Tar di Catanzaro che ha bloccato la possibilità di aprire tavoli all'esterno per bar e ristoranti concessa qualche giorno fa dalla presidente della Regione Calabria, Jole Santelli.

Si è trattata di una netta vittoria giuridica del governo sulle Regioni con scarsi effetti concreti. Il Tar ha ristabilito un principio di base in un Paese non federale come l'Italia: è lo Stato che guida la lotto all'epidemia e le Regioni hanno un'agibilità limitata. Tuttavia gli effetti concreti della sentenza sono stati modesti perché l'ordinanza di riapertura della Calabria era stata a sua volta bloccata da moltissimi sindaci e così di bar e ristoranti con servizio all'esterno (ma senza la copertura Inail) in Calabria se n'erano visti pochissimi.
 


Anche in Alto Adige/Sud Tirol da qualche giorno sono stati riaperti alcuni negozi. In questo caso sulla base di una legge che il governo impugnerà davanti alla Corte Costituzionale. Va detto che in questo caso fra l'esecutivo e la Provincia Autonoma di Bolzano nei giorni scorsi si è svolta una complessa trattativa e la Provincia aveva rinunciato al suo progetto iniziale che prevedeva una sostanziale eliminazione delle restrizioni fin dal 4 maggio accettando una maggiore gradualità. Anche in Alto Adige/Sud Tirol molti imprenditori hanno preferito di propria iniziativa non aprire pur di non aggiungere al rischio di contagio anche la mancanza di copertura da parte dell'Inail.

Resta da capire che senso abbia avviare un confronto presso la Corte Costituzionale su regolamenti amministrativi che probabilmente saranno superati dagli eventi nelle prossime ore. Anche perché, incredibilmente, non scatteranno sanzioni anche se la Corte Costituzionale dovesse dare torto alla provincia di Bolzano. 
 

 

Una sola cosa è chiara: in questo sfiancante, confusionario e sostanzialmente inutile sul piano pratico braccio di ferro fra Stato e Regioni i cittadini sono costretti ad imparare a separare la propaganda dai fatti concreti. Molti presidenti di Regione, infatti, lanciano segnali di disponibilità alle aperture ma gli effetti concreti sembrano molto diversi dagli annunci. In Puglia è stato annunciato che i parrucchieri e altri servizi riapriranno ma dal 18 maggio, obiettivo che come detto il governo si prepara a condividere. Anche il Friuli si sbraccia nel chiedere nuove regole dal 18. La Liguria ha annunciato che dall'11 le famiglie potranno recarsi nelle seconde case con effetti che nella maggior parte dei casi non scatteranno prima di venerdì 15. In Sardegna la possibilità di riaprire i bar concessa ai comuni a basso contagio è stato seguito da pochissime amministrazioni, non da Cagliari e Sassari. In questo quadro va segnalato che il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha ribadito che tutte le sei Regioni con amministrazioni in scadenza preferirebbero votare a luglio. 

Ultimo aggiornamento: 14:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA