Ferrovie, Toninelli azzera l'intero cda con un post su Facebook

Giovedì 26 Luglio 2018 di Andrea Bassi
Una foto su Facebook che ritrae il ministro che firma un documento. Quel documento è la revoca del consiglio di amministrazione delle Ferrovie, una delle più grandi aziende del Paese, decapitata con un post. Il ministro ritratto è il titolare delle infrastrutture, Danilo Toninelli. «Siamo il governo del cambiamento», scrive il ministro, «e pensiamo che non esista attività industriale soprattutto se prodotta al servizio dei cittadini che non abbia un risvolto etico. Ora la barra si sposta sui treni regionali e sui pendolari in termini di sicurezza e qualità dei loro spostamenti». In realtà il piano è un altro: separare le Ferrovie dall'Anas, la società delle strade appena fusa con quella dei treni. Un'operazione voluta dal precedente governo anche per portare 2 miliardi fuori dal perimetro dello Stato. Si tornerà indietro, Toninelli e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, non potevano farlo con il consiglio di amministrazione che aveva approvato quell'operazione ottenendo, tra l'altro, una riconferma triennale prima della scadenza decisa il 29 dicembre.
 
Ma il passaggio che ha portato alla decapitazione del consiglio di Ferrovie non è stata indolore. Toninelli e Tria avrebbero chiesto, tramite la presidente Gioia Ghezzi, le dimissioni dei consiglieri, imputandogli di non aver rimosso Renato Mazzoncini, rinviato a giudizio a Perugia. Solo in due le avrebbero consegnate: Francesca Moraci, Wanda Ternau. Gli altri consiglieri (Giovanni Azzone, Simonetta Giordani, Federico Lovadina), considerati vicini all'ex premier Matteo Renzi, si sarebbero arroccati. Da qui la decisione di Toninelli e Tria di attivare una norma della legge Frattini che in pochi ricordavano esistesse. Un comma che permette al governo entrante di far decadere i consigli di amministrazione delle società partecipate dallo Stato nominati negli ultimi sei mesi prima delle elezioni dal governo uscente. Cosa accadrà ora? Il destino del numero uno Mazzoncini era da tempo segnato. Considerato vicinissmo a Renzi, il governo aveva già deciso di rimuoverlo utilizzando un suo rinvio a giudizio attraverso una «clausola etica» presente nello Statuto delle Ferrovie. Domani è prevista un'assemblea delle Ferrovie, anche se per nominare il nuovo consiglio e i nuovi vertici c'è tempo fino al 13 agosto.

Sulla scelta del successore di Mazzoncini sono ore concitate. La Lega aveva prenotato la poltrona di Ferrovie per Giuseppe Bonomi, l'ex numero uno degli aeroporti di Sea o per Massimo Sarmi, già amministratore delegato delle Poste. Nomi finiti nel mirino dei Cinquestelle, che hanno iniziato a rivendicare per loro la guida della società dei treni. «La situazione», dice chi sta lavorando al dossier, «è ancora fluida». Ma alcuni nomi iniziano a girare. Come quello di Stefano Donnarumma, numero uno di Acea ma con un curriculum solidissimo nel settore dei trasporti ferroviari. O come quello di Alfredo Altavilla, il super manager che ha appena lasciato Fca. O ancora come quello dell'attuale numero uno di Rfi, Maurizio Gentile. Al vertice di Anas, invece, sarebbe confermato Gianni Vittorio Armani.

Intanto che il nodo delle Ferrovie venga sciolto, all'interno della maggioranza un accordo è stato trovato sulle nomine di Arera, l'Authority dell'energia, quella per la quale in un documento comune le associazioni di settore avevano chiesto che fossero scelti profili «con elevate professionalità tecnico-economiche». Alla presidenza dovrebbe essere designato Paolo Arata, ex deputato di FI, professore di ecologia, che ha contribuito alla stesura del programma energetico della Lega, e che sostiene che il governo deve riprendersi le leve della politica energetica oggi affidate a Enel e Eni. Gli altri consiglieri sarebbero Luigi Gabriele (in quota M5S), Tommaso Marvasi (Lega), Stefano Saglia (FI) e Livio De Santoli (M5S). Oggi dovrebbe essere nominato anche Luca Del Fabbro come ad del Gse. Ultimo aggiornamento: 15:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA