Fondi Ue, il monito del ministro Lezzi: «Regole da cambiare, così puniscono il Sud»

Sabato 8 Settembre 2018 di Francesco Lo Dico
Ministro per il Mezzogiorno Barbara Lezzi, il tema dei contributi in eccesso versati dall'Italia a Bruxelles e la polemica sulle inadempienze dell'Europa ha rimesso al centro del dibattito il tema dei fondi europei e del loro mancato utilizzo da parte nostra. Come mai, dopo tante promesse, la svolta ancora non è giunta sicché oggi rischiamo di perdere altri 3 miliardi che ci spetterebbero di diritto?
«I fondi di coesione hanno lo scopo di diminuire il divario tra Nord e Sud, ma se questo obiettivo non è stato finora centrato ha forti responsabilità anche l'Europa, che deve cambiare regole e atteggiamento».

Avete in corso interlocuzioni con Bruxelles?
«Proprio oggi (ieri, ndr) abbiamo avuto un incontro con la Commissione per discutere l'assegnazione dei nuovi fondi previsti per la programmazione del 2020. Abbiamo scoperto che ci sono in ballo alcuni criteri inaccettabili che potrebbero penalizzare il nostro Paese e danneggiare proprio le regioni più svantaggiate per le quali sono stati ideati. Un paradosso inaccettabile».

Di cosa si tratta?
«L'Europa vorrebbe vincolare la quota di risorse da assegnare a ciascun Paese a quelle che chiamano condizionalità macroeconomiche. In parole povere, se hai i fondamentali a posto hai diritto alle risorse. Viceversa, te le cancellano. Un assoluto controsenso per i fondi di coesione. Che rifiutiamo con forza. La logica al contrario va ribaltata: laddove c'è necessità, i fondi devono essere di più e spesi anche meglio».
 
E i burocrati di Bruxelles come l'hanno presa?

«Noi ci stiamo impegnando in una profonda opera di semplificazione. Ma è ora che anche l'Europa faccia altrettanto: le loro proposte di snellimento delle procedure sono troppo timide e certamente insufficienti per segnare una vera svolta. Peraltro, la Commissione vuole riservarsi di trattenere una parte di questi fondi, per ora fissata nel 5% per ogni parte di programma, che non verrebbe più assegnata automaticamente alle Regioni. E non hanno scritto che in caso di riprogrammazione i fondi devono finire comunque nel territorio che li rimodula. Un altro rischio».

Che cosa avete risposto davanti a queste prospettive?
«Fin da subito ho posto condizioni severe che come governo ribadiremo con forza nel prossimo anno e mezzo a tutti i commissari. La territorialità dei fondi non si tocca: e a chi ha meno non va tolto un solo euro. Non si tratta di un gentile omaggio dell'Europa, ma dei soldi dei nostri cittadini, sono loro che li versano all'Europa. E l'Europa non deve metterne in discussione neppure un centesimo».

Eppure il commissario Gunther Oettinger ci bersaglia ogni giorno: sostiene che otteniamo dall'Ue più di quanto versiamo.
«Oettinger e gli altri sanno benissimo che versiamo più di quanto riceviamo. Motivo in più per chiedere all'Europa un'inversione di rotta sui fondi europei».

Sui fondi già assegnati siamo però in ritardo. Quasi la metà delle risorse Ue, oltre 3 miliardi, vanno allocate entro il 31 dicembre o finiranno sprecate. Possiamo farcela?
«Dal giorno del mio insediamento abbiamo lavorato a testa bassa. Ce la stiamo mettendo tutta. Credo che buona parte di questi fondi possa essere salvata. Ci sono regioni particolarmente in difficoltà come la Sicilia e l'Abruzzo, mentre la Calabria è riuscita in questi mesi a recuperare molto. Sono stata in Sicilia già due volte, dove il presidente Musumeci ha offerta la massima collaborazione. Insieme abbiamo già sbloccato l'anello ferroviario di Palermo. Ma l'accelerata deve essere sollecitata anche sul fronte burocratico. Le schede progetto restano ferme sulle scrivanie per troppo tempo».

Ha intenzione di chiedere una sorta di moratoria, dati i tempi così stretti?
«Incontrerò la commissaria Cretu il 28 settembre a Matera. E in quell'occasione chiederò formalmente per alcuni progetti ben precisi e già ben avviati come l'Anello di Palermo, una proroga della scadenza dei fondi disponibili di almeno due mesi».

Per rendere più celeri le procedure lei ha trasformato l'Agenzia della coesione in una sorta di task force. Qual è la mission assegnata al nuovo direttore Antonio Caponnetto?
«La nuova missione è assegnata per legge, attraverso il decreto di riordino dei ministeri. Dove si stabilisce che i funzionari dell'Agenzia e i suoi consulenti devono stare sul territorio e aiutare nella progettazione anche il più piccolo dei comuni».

Prima non era così?
«L'Agenzia di coesione ha in carico oltre ai funzionari circa 150 consulenti che hanno contratti anche settennali che non possono essere cancellati con un colpo di spugna. Ecco perché a questo punto ho pensato di riqualificare la spesa, e di mettere i consulenti al servizio dei territori per colmare le carenze di personale dei comuni». © RIPRODUZIONE RISERVATA