Sarti, i pc di Giulia e di altri deputati M5s hackerati dai computer della Camera

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di Simone Canettieri

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Non solo Giulia Sarti. Nel 2013 finirono nel mirino degli hacker anche altri deputati del M5S come Alessandro Di Battista (ora «libero cittadino», ultimamente in ritirata mediatica) e Stefano Vignaroli, attuale presidente della commissione Ecomafie.
Nella puntata delle Iene andata in onda ieri sera si fa però una nuova rivelazione: il furto informatico avvenne dagli indirizzi Ip relativi ai computer della Camera. A svelarlo è un ex parlamentare grillino (coperto da anonimato) che racconta: «Nessuno sporse denuncia perché ci si accorse che poteva essere una cosa interna». Dunque potenzialmente esplosiva per l'immagine del Movimento, appena entrato nelle istituzioni per aprirle come una scatoletta di tonno.

Giulia Sarti: «Nessuno si occupi più della mia storia, Bugani e il M5S non c’entrano con l’hackeraggio del 2013»

C'è poi un'altra circostanza tirata fuori dalla trasmissione di Italia1: i parlamentari 5 Stelle scippati della memoria digitale avrebbero usato la stessa password per accedere alla propria posta elettronica, ma anche per entrare nel sistema operativo del blog di Beppe Grillo gestito dalla Casaleggio, quello che gli consentiva per esempio di votare proposte e candidati.
 
 


IL MODO
L'accesso dell'hacker non sarebbe stato complicato: le vittime usavano la stessa password sia per accedere al software di Casaleggio sia per accedere alla posta elettronica. Quindi per la «manina» un gioco da ragazzi, o quasi. Da questi ingressi illeciti nelle poste personali dei parlamentari spuntarono fuori anche le foto intime di Sarti tornate a girare nelle chat di parlamentari e giornalisti in queste ultime settimane.
Se si scoprisse che l'hackeraggio fosse avvenuto all'interno del Movimento non sarebbe inquietante? Rocco Casalino, all'epoca responsabile della comunicazione e ora portavoce del presidente del Consiglio, risponde così alle Iene: «Sei anni fa eh adesso ne parlo magari con il capo politico. Credo che forse sia una cosa che riguarda la Camera non riguarda forse il Movimento. Ho anche io le stesse password ma per tante cose. Non credo che c'entri nulla la Casaleggio associati». Il clima di sospetti e veleni dunque continua.
Il primo a tirar fuori la pista «di una vendetta interna» è stato l'ex consigliere regionale Giovanni Favia - uno dei primi epurati da Beppe Grillo - e amico stretto di Giulia Sarti.
Favia, in un'intervista al Corriere, ha chiamato in ballo Max Bugani - ras cinquestelle di Bologna, socio dell'associazione Rousseau e vicino a Luigi Di Maio - che avrebbe anche ispirato l'hackeraggio delle mail di parlamentari M5S nel 2013 per controllarli.
A difendere il braccio destro del leader M5S è stata però proprio Giulia Sarti. Che ieri ha deciso di rompere il silenzio con un tweet: «Per evitare che si alimentino ulteriori assurdità, chiariamo una volta per tutte: Max Bugani e il M5S non c'entrano nulla con l'hackeraggio che ho subito nel 2013», scrive l'ex presidente della commissione Giustizia della Camera, a rischio espulsione per le mancate restituzioni dello stipendio. «Mi astengo dal commentare ricostruzioni prive di senso», continua la deputata che torna a chiedere il diritto all'oblio su questa vicenda.

I TEMPI
Rimane il giallo degli hacker. Ecco Dibba davanti al mistero ancora tutto da decifrare: «E chi sarà stato un parlamentare, un assistente, uno del governo passato? Purtroppo dentro la Camera dei deputati ci bazzicano tante persone». L'unica sicurezza, salvo nuove rivelazioni, è che gran parte dei protagonisti di questa vicenda non hanno la minima intenzione di riaprirla. Basterebbe una denuncia alla polizia postale.
 
Mercoledì 20 Marzo 2019, 08:30 - Ultimo aggiornamento: 20-03-2019 14:24
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