BEPPE GRILLO

Conte, sì a Grillo garante. Di Maio: «Intesa vicina». All’ex premier la guida del M5S, al fondatore resta il ruolo di “visionario”

Sabato 26 Giugno 2021 di Marco Conti
Conte, sì a Grillo garante. Di Maio: «Intesa vicina». All ex premier la guida del M5S, al fondatore resta il ruolo di visionario

«Una persona può fare ciò che vuole, ma non scegliere ciò che vuole». Beppe Grillo riprende a fare il visionario e mette sul suo blog un post dove cita Spinoza e Schopenhauer per rivendicare quel ruolo che nel Movimento ha sempre avuto e al quale non intende rinunciare. Un modo, quello del Fondatore, per contrapporsi al pragmatismo di Giuseppe Conte e del suo statuto e galvanizzare coloro che hanno forte nostalgia dei momenti iniziali del Movimento. 

È la conferma che il braccio di ferro tra i due continua anche se i pontieri sono al lavoro con Luigi Di Maio in prima fila nel tentativo di ricucire uno strappo che rischia di costare caro al Movimento. «Sono fiducioso, troveremo una soluzione», ripete il ministro degli Esteri ai tanti che lo raggiungono al telefono per capire le intenzioni dell’uno e dell’altro. Analogo lavoro da parte di Roberto Fico che ha un ottimo rapporto con Conte ma ritiene Grillo un valore aggiunto da non perdere o marginalizzare. 

 

L’ex premier è intenzionato a confermare l’uscita pubblica di domani dopo giorni di silenzio. Dichiarazioni, le prime dopo la sortita di Grillo, che però non dovrebbero aggiungere nuova benzina, quanto chiarire come intende guidare il Movimento al di là dei contenuti dello statuto. Sarà questa l’occasione per comprendere direttamente, e fuori dalle veline dei giorni scorsi, quale ruolo Conte intende riconoscere a Grillo. 

«Grillo e Conte si parlino, si chiariscano, si mettano d’accordo ma non deludano il popolo pentastellato», auspica il deputato grillino Mario Perantoni dando voce a molti eletti 5S che non vorrebbero rinunciare a nessuno dei due e tantomeno essere messi nelle condizioni di dover scegliere. D’altra parte nello scontro tra «riformismo e radicalismo», come lo definisce Osvaldo Napoli, molte cose non tornano. A cominciare dalla questione del doppio mandato che rappresenta per i filo-Conte un argomento particolarmente attrattivo ma che lo stesso Grillo ha riaperto seppur affidando la decisione ad un voto degli iscritti. Sfumature non da poco anche nei rapporti con il governo Draghi e con il Pd. L’alleanza con i dem è stata spinta molto da Grillo così come l’adesione al governo Draghi definito dal Garante un «grillino». Se poi le critiche più forti all’attuale governo provengono da coloro che tifano per Conte, c’è qualcosa che non quadra nei ragionamenti di coloro che si aspettano un’evoluzione “responsabile” del M5S proprio dall’emarginazione del Garante. 

«Ci sono interlocuzioni in atto, auspico che nelle prossime ore, entro la settimana prossima, si chiuda la trattativa. Confido in un avvicinamento agli obiettivi da parte di Conte e da parte di Grillo», dice Mario Turco ex sottosegretario a Palazzo Chigi e deputato molto vicino a Conte. L’ex premier continua a ricordare a tutti che «nessun dottore me lo ha ordinato» di mettersi alla guida del M5S, ma di essere stato chiamato dallo stesso Grillo, salvo poi ricevere dal comico parole ben poco lusinghiere. 

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Ciò che è scontato ormai da mesi è che l’avvocato non ha nessuna intenzione di tornare al suo mestiere e che l’alternativa al Movimento resta la creazione di un suo partito che passerebbe, in attesa del voto, per la formazione di gruppi parlamentari composti dai suoi fedelissimi. Ma se a Grillo resterebbe un M5S dimezzato anche negli eletti e il problema del “capo”, anche la strada di Conte non è meno facile e i tempi sono stretti perché alla fine potrebbe scoprire che la disputa avviene su temi che dovrebbero essere anni luce lontani da quell’elettorato coltivato a “vaffa” e che avrebbe dovuto mandare a casa i partiti e non farne uno nuovo, se non due.

 

La disputa in corso rischia infatti di appannare l’immagine dell’ex premier che ha fatto sapere di essere adirato, pronto a farsi un suo partito, ma continua a impiegare giorni, se non settimane su una possibile scelta. Se non siamo al «che fai mi cacci», di “finiana” memoria è perché Conte quella scelta la promette e la minaccia dal giorno in cui ha controvoglia lasciato Palazzo Chigi, senza mai fare un passo in avanti. A Grillo rimarrà probabilmente quel ruolo da “padre nobile” di un Movimento che avrebbe dovuto sconfiggere la «partitocrazia», per dirla con Marco Pannella, e che invece si trasforma in un partito con tanto di sede, segretari, ufficio politico e, ovviamente, uno statuto vero e non il “non-statuto” delle origini dove all’articolo 4 diceva che il Movimento non era un partito politico e che non lo sarebbe mai diventato. È difficile che due debolezze, quella di Conte e quella di Grillo, riescano a fare da sole una forza. È per questo che i “pontieri” sono convinti che la soluzione sia vicina. Grillo dovrà quindi confermare a Conte il mandato di guidare il Movimento accettando la riorganizzazione. Conte, e soprattutto i suoi supporter, dovranno rinunciare all’idea di far fare a Grillo la fine di Casaleggio. 

Ultimo aggiornamento: 27 Giugno, 20:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA