Scontro sulla giustizia. E Salvini: «Se mi stufo la parola agli italiani»

Scontro sulla giustizia. E Salvini: «Se mi stufo la parola agli italiani»
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di Diodato Pirone

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«Se mi stufo la parola agli italiani», sbotta Matteo Salvini. «Si ricordi che non è al governo con Berlusconi», lo incalza il pentastellato Alfonso Bonafede. Anche ieri la maggioranza giallo-verde ha dato vita all'ennesimo episodio di quest'epica lotta, profondamente italiana, al tenetemi sennò lo meno che non sfocia mai in una vera scazzotata. Questa volta c'è di mezzo la riforma giustizia, ma resta alta anche la tensione sulla Tav e sui cantieri. Sul primo tema non è chiaro a quale testo effettivo stia lavorando la maggioranza poiché ieri il ministro Alfonso Bonafede ha proposto una mediazione al premier Giuseppe Conte.

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Dopo una nottata che viene descritta assai tormentata, per il Consiglio dei ministri fiume, Salvini torna a consultarsi con il ministro Giulia Bongiorno. Poi, in infradito, in una conferenza stampa al Papeete Beach di Milano Marittima, ribadisce un sonoro «no» alla riforma proposta dai 5Stelle. È Bongiorno a spiegare perché: serve «certezza» della pena e dei tempi, con l'ingresso di «manager» nei tribunali, da affiancare ai magistrati. Il vicepremier sostiene che con la proposta leghista i tempi dei processi potrebbero essere contenuti in quattro anni, invece dei sei indicati da Bonafede.

Intervenire è urgente, aggiunge, perché c'è la spada di Damocle dello stop alla prescrizione introdotto con il decreto «Spazzacorrotti» che entrerà in vigore a gennaio 2020: servirebbe una legge per cancellare quella norma o, appunto, una riforma per ridurre drasticamente i tempi dei processi ed evitare che i cittadini siano «ostaggi» dei giudici.

LA REPLICA
«Basta no, serve lealtà e trasparenza», se Salvini «ha in mente» qualcosa di diverso dal governare «con serenità lo dica», scrive Di Maio su Facebook, pubblicando una foto che lo ritrae abbracciato a Conte, Bonafede e Fraccaro.
In casa leghista serpeggia pessimismo che possano avvicinarsi le posizioni a breve: la riforma approvata «salvo intese» non deve tecnicamente tornare in Cdm ma, scommettono, slitterà a dopo l'estate e poi chissà. Così slitterebbero anche riforma del processo civile e del Csm su cui un'intesa di massima c'è.
Ma è un altro tema ad alzare la tensione tra gli alleati di governo: le intercettazioni, che insieme alla separazione delle carriere, sono tra le richieste leghiste. «Dico alla Lega che non stanno governando con Silvio Berlusconi», dichiara Bonafede.

«Lo sappiamo ma che c'entra Berlusconi», ribatte Salvini da Milano Marittima, «bisogna fermare il gossip ed evitare che diventiamo uno stato di polizia». Il vicepremier, a dispetto della location, appare irrequieto e prima ha uno scambio al vetriolo con il videomaker che ha filmato il figlio su una moto d'acqua della polizia, poi apostrofa una «zingaraccia» che l'aveva accusata di morte
Il clima non promette di migliorare nei prossimi giorni.
Tra il 5 e il 7 agosto si voteranno in Aula al Senato le mozioni sulla Tav e il decreto sicurezza bis, su cui Salvini ha chiesto di porre la fiducia (la fuga in avanti ha creato qualche dissapore con il M5s). Intanto Toninelli rivendica per i 5Stelle lo sblocco delle opere pubbliche: «Al ministero - dice - dopo l'addio di Siri e Rixi non c'è l'ombra di un leghista».
Venerdì 2 Agosto 2019, 07:19 - Ultimo aggiornamento: 02-08-2019 10:43
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