Governo, migranti e conti: la missione di Conte per nuove regole

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di Marco Conti

E' la prima volta che al Paese con il più alto debito dell'eurozona viene affidato il controllo dei bilanci e la custodia dei trattati. Giuseppe Conte, incassata ieri la fiducia anche al Senato, vola oggi a Bruxelles e batte il ferro fin che è caldo. D'altra parte la nomina di Gentiloni e è frutto anche della fine del governo gialloverde e il presidente del Consiglio viene considerato oltre-confine come colui che ha fermato l'avanzata dei sovranisti in salsa Lega - mandando all'opposizione Matteo Salvini - e convertito i grillini ad un europeismo critico, ma sempre e comunque fedeli all'ideale comunitario.

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LA MORSA
A Bruxelles Conte avrà una girandola di incontri. Vedrà la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Charle Michel e il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Un breve saluto anche agli uscenti Jean Claude Juncker e Donald Tusk che sono stati i primi interlocutori europei dell'avvocato divenuto premier. A tutti Conte farà più o meno lo stesso discorso. Un ragionamento già anticipato alla von der Leyen. Ovvero che in Italia, e in Europa, la minaccia sovranista non può dirsi alle spalle e che quindi occorre cambiare registro per riavvicinare le strutture comunitarie ai cittadini, per evitare che tra cinque anni non si riproponga con maggiore forza il vento sovranista. La delega di Gentiloni agli Affari economici dell'Unione aiuta non poco la spinta italiana anche se l'ex presidente del Consiglio - in alcuni paesi dell'Unione - rischia gli stessi pregiudizi che all'inizio del mandato alla Bce scontò Mario Draghi. Per l'Italia il triangolo si completa con Sassoli alla guida del Parlamento e con il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri. Una morsa tutta di marca Pse che comunque non preoccupa Conte.L'obiettivo principale dell'Italia restano gli strumenti per far ripartire la crescita, spinta magari da un corposo piano di investimenti che non rimangano lettera morta come nella precedente commissione, o da investimenti dei singoli stati che non vengano però inseriti nella tagliola del 3 per cento. L'obiettivo più ambizioso che Conte persegue è quello se non del cambio del patto di stabilità, di una sua reinterpretazione con il possibile inserimento di motivi sociali e ambientali come argomenti sufficienti per concedere maggiore flessibilità. Ieri Conte, appellandosi alle forze di opposizione affinchè «diano il loro contributo», ha esplicitamente citato la «revisione del patto di stabilità e crescita». Una posizione non a caso in perfetta linea con il messaggio che qualche giorno fa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha mandato al forum di Cernobbio.
 


Le resistenze dei paesi del nord Europa sono ancora fortissime, ma la fase di stagnazione dell'economia tedesca in un certo senso rincuora i paesi del Mediterraneo, Francia e Italia in testa. A fine agosto fu il Financial Times ad riportando le intenzioni della neo eletta von der Leyen anticipando l'intenzione di porre obiettivi di bilancio meno rigidi e norme più semplici da realizzare e, soprattutto, da comprendere.
Nei due giorni di dibattito parlamentare Conte non si è mai sottratto allo scontro frontale con la Lega. L'idea di presentarsi in Europa come l'anti-sovranista piace ma soprattutto serve al presidente del Consiglio per offrire l'Italia come Paese-laboratorio dove si sconfigge il virus antieuropeo. Per Conte il successo dell'Italia - dove Salvini è ancora sotto botta per la maldestra decisione di far cadere il governo, ma non certo sconfitto - può diventare un successo di tutta l'Europa che da anni è alle prese con il virus antieuropeo. L'arrivo del presidente francese Macron in Italia la prossima settimana conferma i movimenti in corso.
Conti pubblici, ma non solo, nell'agenda di oggi del premier. L'immigrazione, con tanto di cambio del trattato di Dublino, è l'altro dossier che il premier tirerà fuori nel corso degli incontri. L'obiettivo è recuperare l'assenza dell'allora ministro dell'Interno Salvini da ben 22 riunioni dove si è discusso di possibili modifiche, e i principi già votati dal Parlamento Europeo che cancellano il concetto del paese di primo approdo aprendo ai ricollocamenti e alla distribuzione non solo dei richiedenti asilo.
 
Mercoledì 11 Settembre 2019, 07:18 - Ultimo aggiornamento: 11-09-2019 11:24
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