GIUSEPPE CONTE

Governo, crisi al buio: Conte cerca responsabili, ma altri nomi per Palazzo Chigi non sono esclusi

Martedì 26 Gennaio 2021
Governo, crisi al buio: Conte cerca responsabili, ma altri nomi per Palazzo Chigi non sono esclusi

Giuseppe Conte si è dimesso. Un consiglio dei ministri, un colloquio di trenta minuti con Sergio Mattarella, la rituale visita ai Presidenti di Senato e Camera Casellati e Fico sono i fotogrammi della giornata in cui la crisi si apre realmente. E con il passare delle ore, sempre più carte sono in tavola: toccherà al Quirinale decidere come giocarle. Il Capo dello Stato ha fissato per domani pomeriggio consultazioni lampo (da seguire in streaming, come si convenga in era Covid) e tra i gruppi che saliranno allo studio alla vetrata potrebbe essercene uno nuovo: quello dei 'volenterosi'. Che Conte spera di raggruppare sotto simbolo e nome (forse il Centro Democratico di Tabacci o il MAIE-Italia 23) con nuove adesioni oltre ai senatori che già hanno votato la fiducia al governo.

Mattarella indagherà le reali intenzioni delle forze in campo, a partire da quelle che sostengono Conte. E se dovesse dare un reincarico al premier - una delle ipotesi, insieme a quelle di un governo di unità nazionale a guida istituzionale e al voto - i 'costruttori' toglierebbero di fatto ad IV la golden share, depotenziando l'eventuale ritorno di Renzi in maggioranza. Ma il premier sa bene che la crisi al buio potrebbe avere altri epiloghi, se al Colle venisse fatto un nome diverso dal suo. Per questo Pd e M5s ripetono come un mantra e con parole identiche che Conte «è e resta punto di sintesi e di equilibrio della coalizione».

 

 

 

 

 

E il dem Goffredo Bettini sprona ad un «allargamento della maggioranza in tempi brevi, modi chiari, nel segno dell'europeismo e senza uno stucchevole dibattito politicista e astratto» su altri nomi. «Prima la sintesi sul programma» fa sapere però IV con Rosato e solo «poi non ci saranno veti da Italia Viva». Parole non confortanti per Conte, che saranno meglio chiarite nell'assemblea dei gruppi convocata da Renzi per domani e che chiamano Pd, M5s e Leu a fare quadrato attorno al premier. Intanto il centrodestra ribadisce formalmente la sua unità. Una unità però tutta da verificare con i fatti: con Berlusconi aperto a governi di unità nazionale, Meloni tetragona sul voto. E Salvini attento a non incrinare con i distinguo la compattezza della coalizione.

 

Un altro premier? L'analisi

Per il Nazareno altre maggioranze, senza Italia Viva, non ci sono e i giorni di attesa perché uscissero dal cilindro di Palazzo Chigi sono stati già molti e «costosi» in termine di immagine. Insistere nella composizione dei gruppi parlamentari Per Conte, prodromi di un partito a misura dell'avvocato, quindi non aiuta. Dà però la misura del senso di accerchiamento che vive il presidente del Consiglio che tenta di farsi in fretta e furia una forza parlamentare propria e che magari possa andare alle consultazioni al Quirinale. I motivi per non stare sereni effettivamente non mancano, ma da settimane il frullatore di Palazzo Chigi li amplifica giocando sul tema della competizione con Luigi Di Maio, sull'inaffidabilità di Matteo Renzi e persino sulle intenzioni del ministro della Giustizia Bonafede che, per salvare la maggioranza, si sarebbe dovuto presentare domani in Parlamento facendo mea-culpa proprio sulla giustizia. E' per questo che mentre ai piani altissimi del M5S il nome di Conte per Palazzo Chigi è blindato, lo è molto meno nei gruppi parlamentari ai quali Renzi piace poco, ma ritengono inaccettabile ritrovarsi in maggioranza con Maria Rosaria Rossi e Renata Polverini. O, peggio ancora, con tutta Forza Italia. D'altra parte al momento della formazione del Conte 1 fu l'allora capo politico Luigi Di Maio a dire no a Matteo Salvini che propose di allargare la maggioranza al partito di Silvio Berlusconi. Molta acqua è passata sotto i ponti del grillismo, ma quel veto rimane, soprattutto se sul tavolo c'è l'alternativa di Iv. Ai 5S più che il nome per Palazzo Chigi interessa il perimetro dell'alleanza e, al motto meno siamo, meglio stiamo, resiste anche all'allargamento.

LA STRADA Molto dipende, quindi, da cosa diranno nei prossimi due giorni le delegazioni dei partiti che si recheranno al Quirinale per le consultazioni. Il Capo dello Stato cercherà di capire - nel più breve tempo possibile - quale margine ha la maggioranza uscente di ricomporsi in maniera stabile e coesa. Paletti noti, ma che l'attuale emergenza sanitaria ed economica rendono imprescindibili. I gruppi dei responsabili - che si vogliono ufficializzare per ridimensionare se non sostituire Iv - non aiutano il percorso di un possibile Conte-ter. Potrebbero però alla fine risultare utili qualora non si riuscisse a trovare una maggioranza stabile e Mattarella dovesse verificare che non resta la strada del voto anticipato. Magari non subito ma nella tarda primavera. Tra il Conte-ter e il governo elettorale, prende però quota l'idea di un esecutivo politico, affidato però ad un non-politico come Marta Cartabia. Una ripartenza con una novità non da poco, visto che si tratterebbe della prima donna presidente del Consiglio. D'altra parte, dopo giorni di sfida, la crisi che si apre oggi non è più pilotata. O meglio ha cambiato conducente visto che colui che sinora ha tenuto il volante, anche per conto di Pd, M5S e Leu, da oggi sarà a palazzo Chigi solo per gli affari correnti. Torna nelle mani dei partiti con il Pd che si stringerà intorno a Conte nella misura in cui lo farà il M5S che potrebbe tornare ad avanzare l'idea di occupare Palazzo Chigi, ma stavolta direttamente, se non con Luigi Di Maio con Stefano Patuanelli che dal ministero dello Sviluppo Economico ha sviluppato saldi rapporti.

(Marco Conti)

Ultimo aggiornamento: 20:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA