Condono fiscale e tagli alle pensioni, il passo indietro di Di Maio

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di Alberto Gentili

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Per più di ventiquattr'ore l'idillio è sbriciolato. Tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, amici per la pelle del battesimo del governo giallo-verde, né una telefonata, neppure un sms. Il leghista infuriato perché il grillino gli vuole circoscrivere la famosa pace fiscale. Il pentastellato su tutte le furie perché il lumbard era (ed è) determinato a mitigare il taglio alle pensioni alte. Poi, a sera, la mezza tregua. Ma con la tensione ancora alle stelle. Nomine Rai incluse.

La giornata che ha portato al varo, in serata, del decreto fiscale e della manovra di bilancio è una giornata da separati in casa. Alle 10.30 del mattino è prevista una riunione di maggioranza, con il premier Conte, i due vicepremier, il ministro Giovanni Tria (blindato dalla Lega), Laura Castelli e Massimo Garavaglia, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Obiettivo: provare, nonostante la zuffa, a trovare un'intesa. Salvini però non si presenta. E' a Monza per un incontro con gli imprenditori e ci resta (va anche a farsi visitare il polso slogato), mandando segnali di avvertimento agli alleati: «Sulla pace fiscale vado fino in fondo. Agli amici grillini dico: saldo e stralcio è nel contratto di governo. E quello vale». Poi, tanto per far capire che aria tira, piccona il reddito di cittadinanza caro ai 5stelle: «Questo Paese non ha bisogno di assistenza, ma di lavoro vero».
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Martedì 16 Ottobre 2018, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 16-10-2018 14:24
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