Il piano di Conte per il Mezzogiorno: «Investimenti, regola fissa del 34%»

Venerdì 26 Luglio 2019 di Francesco Pacifico

L'obiettivo è duplice: riequilibrare una politica in questa fase troppo sbilanciata sugli interessi nordisti della Lega e offrire ai governatori meridionali un appiglio quando si dovrà discutere anche con loro di autonomia differenziata. E non soltanto perché il premier Giuseppe Conte vuole trattare su questo tema (strappandolo al vicepremier Matteo Salvini) direttamente con i governatori.
 
Proprio Conte, lunedì prossimo, presenterà ai sindacati un piano per il Sud, che spazia tra investimenti, costo del lavoro, infrastrutture, una più funzionale ripartizione dei fondi europei, miglioramenti nell'offerta sanitaria e - se sarà possibile - le basi per introdurre finalmente i Lep. Cioè i livelli essenziali delle prestazioni, maggiore compensazione ai trasferimenti di pezzi di fiscalità chiesti dalle Regioni del Nord nel federalismo fiscale.

La piattaforma è un cantiere aperto, che va chiuso però velocemente almeno nelle sue linee generali. Il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, sta intensificando le riunioni tra il suo dicastero e Palazzo Chigi, ma soprattutto starebbe raccogliendo anche proposte dai gruppi parlamentari. Al vertice che lo stesso presidente del Consiglio ha avuto ieri con i leader di Cgil, Cisl e Uil per parlare di manovra, il premier ha soltanto accennato alla cosa. Ma la Lezzi - presente anche lei a Palazzo Chigi - in un incontro a margine con i segretari confederali ha garantito l'interessamento del governo su tema. Ma non avrebbe nascosto le difficoltà a delineare la strategia visto che sulla parte degli investimenti l'ultima parola è del ministro dell'Economia e sugli incentivi la competenza è del dicastero dello Sviluppo Economico. E si sa, sia i due ministri (Giovanni Tria e Luigi Di Maio) sia le rispettive burocrazie non sempre vanno d'accordo.

Al centro del piano per il Sud c'è soprattutto un'applicazione più estesa della regola del 34 per cento, il meccanismo ideato dall'ex ministro Claudio De Vincenti e poi introdotto nell'ultima manovra dal governo gialloverde per garantire un terzo degli investimenti pubblici nell'area dove vive un terzo della popolazione, cioè il Sud. Dopo aver spinto i maggiori investitori dell'area (Ferrovie con Rfi e Anas) di applicare questo livello, la Lezzi nell'ultimo Def è riuscita a inserire che la regola del 34 per cento fosse seguita anche nel riparto dei fondi gestiti dal ministero della Salute, della Giustizia, delle Infrastrutture, dal Viminale e dal Miur. A breve dovrebbero sia arrivare i primi decreti attuativi sia - soprattutto - il tentativo di estenderne l'applicazione anche al fondo per le amministrazioni centrali dello Stato.

Lo stesso ministro avrebbe scritto a tutti gli enti di spesa e le controllate dello Stato per chiedere maggiore attenzione per il Mezzogiorno. Ma sul fronte delle risorse un passo avanti si avrà con la rimodulazione dei fondi di coesione, che l'Agenzia per la Coesione e le Regioni stanno portando avanti sulle vecchie poste non spese e che risalgono anche alla programmazione dal 2000 in poi. L'obiettivo, anche se il tema è scivoloso, è rimodellare i Patti per il Sud di renziana memoria, il cui avanzamento è ai minimi termini.

Dovrebbe essere sostanzioso anche il pacchetto infrastrutturale, con il potenziamento dell'alta velocità verso la Puglia, la Jonica in Calabria e di alcune realtà portuali (soprattutto a Taranto e a Gioia Tauro). Al ministero del Lavoro Di Maio, nel suo piano per il taglio del cuneo fiscale, starebbe studiando forme di decontribuzione e di defiscalizzazione più marcate in alcune aree del Mezzogiorno. Ma al vertice di lunedì Conte vorrebbe anche comunicare ai sindacati che presto si aprirà un tavolo per la definizione dei Lep.

Ultimo aggiornamento: 13:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA