Negozi chiusi e inchieste, è alta tensione M5S-Lega

Martedì 11 Settembre 2018 di Stefania Piras

Proprio come per il decreto Spazzacorrotti dove alcuni punti saranno smussati, anche in questo caso, in cui però il decreto non esiste nemmeno, il Carroccio è dovuto intervenire per ridimensionare le promesse degli alleati pentastellati. Luigi Di Maio vuole regolare le chiusure domenicali e festive dei negozi tenendone aperti solo il 25% a turno. La Lega ci va con i piedi di piombo per non dare l'idea che la domenica diventerà un deserto commerciale. «Immediatamente ho chiesto spiegazioni in merito a questa proposta e non posso pensare che in una realtà turistica si blocchi tutto la domenica», ha detto Gian Marco Centinaio, il ministro delle politiche agricole e forestali con delega al Turismo durante la visita ufficiale all'82esima edizione alla Fiera del Levante di Bari.
 
Matteo Salvini considera le domeniche sacrosante: «Se serve una legge, la faremo. Sono d'accordo sul fatto che occorre andare avanti, però avendo a cuore il tempo delle mamme, dei papà e dei nonni. Bisogna trovare l'equilibrio». Di proposte di legge per non tenere aperti i negozi anche la domenica ne sono state depositate due quasi identiche da Lega e M5S ad aprile, quando il governo gialloverde non era ancora nato. In quella firmata dai Cinquestelle si vuole una serrata totale, mentre in quella della Lega c'è esplicitamente scritto che non bisogna considerare «gli esercizi commerciali ubicati in località turistiche, di montagna, balneari». L'altolà della Lega ha quindi costretto gli alleati a correggere prudentemente il tiro. Con il sottosegretario M5S alla Pa Mattia Fantinati che dopo la solita premessa contro «la liberalizzazione selvaggia che c'è solo in Italia» dice che «vogliamo trovare una sintesi».

Poi arriva Sergio Battelli, fedelissimo di Di Maio che smorza i toni così: «Noi, comunque, non vogliamo impedire ai negozi di aprire la domenica o nei giorni festivi ma puntiamo a introdurre un meccanismo di turnazione. Ovviamente dalla regolamentazione rimarrebbero esclusi i negozi che si trovano nei centri turistici».

Si tornerebbe dunque al sistema pre-Monti, quando sindaci e commercianti si mettevano d'accordo per organizzare la turnazione. Confcommercio chiede un incontro urgente con il governo. Il presidente Carlo Sangalli auspica che si trovi «un punto di equilibrio tra le esigenze dei consumatori, la libertà delle scelte d'impresa e la giusta tutela della qualità della vita di chi opera nel commercio».

Alla logica del «piccolo è bello» ventilata da Di Maio Stefano Bassi, presidente dell'associazione delle coop, risponde a muso duro: «Il governo faccia una proposta scritta, non accettiamo di giocare ai grandi contro i piccoli». Come dire: chi e perché ha deciso che il grande è necessariamente brutto?

Matteo Renzi boccia l'idea rivendicando di aver sempre lavorato la domenica da quando aveva 20 anni. Pronta e affilata la risposta di Di Maio: «Se il tempo che Renzi usa per realizzare programmi tv per Berlusconi, lo dedicasse a fare il parlamentare (mestiere per cui è lautamente pagato), saprebbe che proprio il suo partito ha proposto una legge che prevede l'obbligo di chiusura domenicale e che sarà discussa assieme alle altre in commissione». Tra i ddl depositati infatti ce n'è uno del Pd che vieta l'apertura dei negozi per 12 giorni l'anno, tra domeniche e giorni festivi. Ma le accuse arrivano anche e soprattutto dagli addetti ai lavori. La grande distribuzione, ad eccezione di Eurospin che si è detta favorevole alla proposta, parla di decine di migliaia di posti di lavoro a rischio. I centri commerciali contano 40 mila posti bruciati e chiedono un incontro con il governo. «Si avvantaggeranno solo le vendite on-line», afferma il presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali (Cncc), Massimo Moretti. «È il solito terrorismo», dice il vicepremier. «Tireremo dritto», dice il ministro Riccardo Fraccaro.

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