Tria apre al taglio dell'Irpef: «E avanti tutta con Tap e Tav»

Mercoledì 12 Settembre 2018 di Andrea Bassi
Il disco verde alla riduzione della prima aliquota Irpef è arrivato ieri da Giovanni Tria. Il ministro dell'economia, parlando alla Summer school di Confartigianato, ha spiegato che bisogna trovare gli spazi» per «una partenza di un primo accorpamento e una prima riduzione delle aliquote sui redditi familiari» in modo «graduale» e nel «rispetto dei vincoli di bilancio». Insomma, il taglio dal 23% al 22% del prelievo sul primo scaglione Irpef, quello fino a 15 mila euro di reddito proposto dalla Lega come primo passo di avvicinamento verso la Flat tax. Eppure proprio su questa misura gli entusiasmi del Carroccio, che ieri ha riunito il suo gotha economico, si sarebbero raffreddati.
 
Matteo Salvini avrebbe fatto notare che il giogo non vale la candela. Spendere 4 miliardi di euro per dare a stento 10 euro a contribuente al mese rischierebbe di rendere la misura controproducente. Meglio allora, rimandare di un anno e concentrare tutte le risorse su un taglio delle tasse che faccia sentire i suoi effetti sulle tasche dei contribuenti. A regime, ha comunque spiegato Tria, la Flat tax, sarà finanziata con il taglio delle deduzioni e delle detrazioni fiscali. Un processo che però «richiede tempo».

Tria ieri ha dato anche altre importanti informazioni sulla manovra prossima ventura. Innanzitutto ha spiegato che quest'anno la riduzione del debito sarà marginale, lo 0,1% del Pil. Un segnale dopo la stabilizzazione dell'ultimo anno. Sul deficit ha confermato che non peggiorerà, ma anzi migliorerà leggermente, l'indebitamento strutturale come vuole l'Ue. Il ministro poi si è augurato che «Tav e Tap si sblocchino» perché, ha detto, «si tratta di grandi collegamenti internazionali». Il ministro ha parlato anche della Cdp, avvertendo che non può diventare una nuova «Gepi», deve rimanere privata, altrimenti il debito pubblico farebbe un balzo «inimmaginabile». Anche sulle possibili correzioni della Fornero il ministro ha detto che ci si può ragionare, ma facendo «attenzione ai costi».

La stessa attenzione che bisognerà avere per il reddito di cittadinanza voluto dal Movimento Cinque Stelle. «Si tratta», ha spiegato il ministro, «di valutare i costi addizionali perché non è che l'Italia finora non abbia avuto strumenti, si tratta di trovare qualcosa in più, un po' di fondi in più all'inizio». Per Tria il reddito va disegnato «in modo corretto» per far sì «che abbia effetti positivi, assicurando la protezione sociale ai cosiddetti perdenti», cioè coloro che sono penalizzati nella fase di transizione da un sistema produttivo a un altro.

«Bisogna spostare le risorse», sempre secondo Tria, «dalle imprese meno produttive a quelle più produttive e non accade da un giorno all'altro. Si tratta di governare la transizione». E a chi gli domandava se gli 80 euro di Renzi sarebbero sopravvisuti, il ministro ha risposto ch e «anche quelli hanno problemi di gestione, è un provvedimento disegnato male e le cose vanno fatte bene». Sul reddito, intanto, M5S e Lega hanno approvato ieri una mozione alla Camera che prevede che il reddito di cittadinanza vada pagato soltanto ai cittadini italiani che ne hanno veramente diritto. Sarebbero, insomma, esclusi gli stranieri, che costituiscono il 30% dei cinque milioni di famiglie in condizioni di povertà assoluta. Ultimo aggiornamento: 10:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA