GIUSEPPE CONTE

Crisi di governo, peones star per un giorno sognando l’Agricoltura: «Ma a te t’ha chiamato?».

Mercoledì 20 Gennaio 2021 di Mario Ajello
«Ma a te t ha chiamato?». Peones star per un giorno, sognando l Agricoltura

«Sciorino? Devo sciorinare?». Sciorini pure, senatore De Bonis. «E allora sciorino il mio curriculum. Eletto con i 5Stelle in Basilicata, uninominale, carico di voti, membro della commissione Affari Agricoli, presidente di GranoSalus che è un’associazione di produttori di pasta. Uno così non può fare il ministro dell’Agricoltura?». Magari il sottosegretario. Comunque è tutto in vendita per attirare le api al miele del Conte bis bis o ter, e non c’è peone che non pregusti di farsi statista. Il De Bonis è uno dei più attivi. Piazzato alla buvette, con mascherina nera e mano sulla mascherina per proteggere la riservatezza del proprio labiale, è quello che lavora più di tutti per se stesso, per il nuovo governo Conte, per il gruppo di Maie-Italia 2023 che è il cuore dei neo responsabili - pardon: costruttori, anzi volenterosi - e in queste ore sono loro le star della politica-mercato. Non fanno che chiedersi, tra Transatlantico, buvette (la strategia del caffè si svolge soprattutto al banco bar e lo stratega è il ministro per i Rapporti con il Parlamento, D’Incà, ma non basta un “marocchino” o un cappuccio di soia per ottenere la preziosità di un voto) e corridoi più o meno appartati: «Ma a te Conte t’ha chiamato?». 

A me m’ha convocato, assicura un ex grillino e gli ho detto: «A Giuse’, che te serve?». Millanterie, probabilmente. Il fatto è che Conte, dalla sua war room di Palazzo Giustiniani, da questa specie di bunker che all’ora di pranzo diventa un call center per responsabili (pardon) o voltagabbana (non sia mai detto!) chiama tutti e tra lui e i suoi emissari alla D’Incà - «Ma che fa questo, mi sta stolkerando?», reagisce l’ex grillino Martelli dopo che al secondo o terzo caffè offerto dal ministro lui non schioda ma magari schioderà più in là e altro che una tazzina, una poltrona! - ricevono molti no. Dalla ex grillina Drago, che è appassionata di scuola e non le fanno balenare ma quasi il posto della Azzolina, la quale s’aggira per Palazzo Madama con una mascherina con su scritto il suo nome, Lucia, al centrista Saccone che come salvatore della patria pensa di valere più di quanto gli viene riconosciuto (non gli è stato detto che potrebbe essere uno dei nuovi sette sottosegretari a cui sta pensando il governo) e quindi rifiuta e aspetta. E dalla berlusconiana Carmela Minuto (che a un certo punto deve spegnere il telefono perché rincorsa da tre: Conte che le offrirebbe di tutto, Berlusconi che vuole bloccare il suo eventuale tradimento e il suo fidanzato leghista consigliere in Puglia che considera il suo salto della quaglia uno sgarbo a Salvini ed è meglio di no) a tanti altri come il Martelli ex stellato che a un certo punto sbotta: «Ma qui non siamo più alle offerte, siamo alle suppliche. Un po’ di dignità, per favore...». 

Che è poi quello che dice anche Antonio Razzi, responsabile d’antan, il quale spiega passeggiando per Palazzo Madama come un vecchio mattatore venuto a osservare insieme al mitico Scilipoti lo spettacolino dei bimbi: «Almeno, Berlusconi ti faceva invitare a pranzo, e non una volta ma dieci, adesso invece credono di prenderti con le parole». E comunque, Razzi ci tiene a puntualizzare: «Io oggi sono qui solo perché con tutti i ristoranti chiusi da zona arancione il Senato è l’unico posto deve ce n’è uno aperto». Se non fosse un ex parlamentare, lo avrebbero già tentato di ingaggiare nella nuova semi-maggioranza in cambio di un antipastino freddo. «Ma non so se avrei accettato», confessa. 

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Siccome la war room di Palazzo Giustinaini arranca nel reclutamento, ogni tanto si fanno uscire degli spin che dicono: «Situazione drammatica, si rischia il voto anticipato». Così le api che rifiutano il miele si spaventano e lo accettano. Renzi, alla buvette, a due passi dal De Bonis che chiama tutti e tratta con tutti («Il Maie-Italia 2023 cambierà la storia politica italiana, ma dobbiamo diventare venti così diamo le carte» all’Italia e al mondo) non si fa abbindolare: «Conte mi ha offerto la guida della Nato e alla Boschi il ministero della Giustizia. Ma suvvia...». 

La Binetti invece barcolla: «Io al ministero della Famiglia? Già pronta a cancellare la pazza idea di Genitore 1 e Genitore 2. Ma intanto voto no al governo, poi vedremo». Il probabile sdoppiamento del dicastero delle Infrastrutture, queste da una parte e i Trasporti dall’altra, sta facendo venire voglia a qualche esponente di Forza Italia. Se ne accorge Salvini e comincia a chiamare i suoi amici dentro il partito azzurro: «Mi raccomando, bloccate ogni fughetta dei vostri». «Renzi - è il timore dell’altro Matteo - doveva spaccare la sinistra e invece rischia di spaccare il centrodestra». 

Intanto Ciampolillo & Bucarella, ex stellati, con un sì il passaggio da peones a possibili statisti cercano di aggiudicarselo, se non fosse che loro sono troppo impazienti, mentre la ciccia vera sarà distribuita nelle prossime settimane quando, magari, il Conte si sentirà più debole e alzerà il livello delle offerte. Stavolta, vale la regola che chi arriva dopo prende di più. E dunque il vero costruttore, è anche un temporeggiatore. E se gli italiani si stufano dello spettacolo troppo lungo, chissene.

Ultimo aggiornamento: 07:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA