GIUSEPPE CONTE

Governo, Conte: «Ora governo di salvezza nazionale». L'apertura a Renzi

Mercoledì 27 Gennaio 2021 di Alberto Gentili
Governo, Conte: «Ora governo di salvezza nazionale». L'apertura a Renzi

È cominciato poco dopo la mezza il giorno più lungo di Giuseppe Conte. Lasciato il Quirinale, dove nelle mani di Sergio Mattarella aveva rassegnato le dimissioni, l’ormai ex premier ha confidato di essere «senza paracadute». «Perché qui tutti dicono che si farà un nuovo governo e che sarò io a guidarlo, ma chi dà garanzie? Chi può dire che finirà davvero così?». E a sera, dopo aver aperto perfino a Matteo Renzi nel disperato tentativo di agguantare il ter, si è sfogato: «Mi avevano garantito che se mi fossi dimesso avrei avuto subito in Senato numeri sufficienti per il nuovo governo. Invece...». 

Invece Conte si ritrova quanto mai precario e senza certezze. Più fuori che dentro, anche se il capo dello Stato si è dato tre giorni (fino a venerdì) per chiudere le consultazioni. E dunque più tempo all’ex premier per provare ad allargare la maggioranza addirittura a Renzi, fino a lunedì nome impronunciabile a palazzo Chigi. «Del resto senza Italia Viva è spacciato, tanto vale provarci», dice un alto esponente dem. 

In questa giornata di angoscia crescente, Conte ha annotato le dichiarazioni di sostegno dei capidelegazione della maggioranza Dario Franceschini, Alfonso Bonafede, Roberto Speranza. Ha letto e riletto il comunicato ambiguo di Luigi Di Maio dove non c’era scritto «Conte o morte», al contrario di quanto messo a verbale dagli altri leader grillini. Ma, soprattutto, è restato tutto il giorno appeso al telefono per arruolare 12-14 «volenterosi» con cui allargare la maggioranza. Con o senza Renzi. 

Nella disperata ricerca di numeri in Senato, di buon mattino l’avvocato avrebbe voluto fare un conferenza stampa per lanciare un appello per «la salvezza nazionale». Ma gli è stato consigliato di evitare: «Potrebbe far danni». Così si è affidato al telefono e ai contatti con il pontiere dem Goffredo Bettini e con l’”arruolatore” Bruno Tabacci, leader del Centro democratico, assieme ai quali a fine giornata ha redatto un post-appello pubblicato su Fb. La sostanza: «È il momento che emergano in Parlamento le voci che hanno a cuore le sorti della Repubblica». Le dimissioni, ha aggiunto Conte, «sono al servizio di questa possibilità: la formazione di un nuovo governo che offra una prospettiva di salvezza nazionale». Sono seguiti l’impegno per il proporzionale (appetito da Forza Italia e dai centristi) e per la sfiducia costruttiva (amo lanciato a Renzi). Poi, quasi mostrando rassegnazione per l’eventuale passo indietro, Conte ha concluso: «Al di là di chi sarà chiamato a guidare l’Italia, l’unica cosa rilevante è che la Repubblica possa rialzare la testa. Quanto a me, mi ritroverete sempre, forte e appassionato, a tifare per il nostro Paese». 

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Rischia di essere proprio questo il destino dell’avvocato. Le notizie giunte nel bunker di palazzo Chigi, dove Conte si è chiuso per il «disbrigo degli affari correnti», come si diceva non sono state buone. Anzi. La famosa “quarta gamba” con cui allargare al centro la coalizione rosso-gialla e poter fare a meno dei voti di Renzi, ancora non c’è. E molto probabilmente non ci sarà. Sta per nascere, è vero, un nuovo gruppo “Europeisti” in Senato sotto le insegne del Maie-Centro democratico: dentro, però, al momento ci sono soltanto i senatori che già la scorsa settimana hanno votato la fiducia. Nessun rinforzo.

Questo perché Giorgia Meloni e Matteo Salvini sono riusciti a mettere il guinzaglio, imponendo l’ordine di scuderia di salire «tutti insieme al Quirinale», ai vari leader centristi che secondo le promesse della vigilia sarebbero dovuti correre in soccorso di Conte portando in dote un manipolo di senatori: Giovanni Toti di “Cambiamo” e Antonio De Poli dell’Udc.

In questa situazione Conte sa bene che non sarà Renzi, nonostante la mano tesa in extremis, a salvarlo. «Matteo in realtà sta lavorando con per un governo guidato da Di Maio, o da Patuanelli o Franceschini, non certo per il Conte-ter», dice un ministro 5Stelle. E non sbaglia. 

Così l’unica salvezza per Conte potrebbe essere il marasma cronico dei 5Stelle. «Sono talmente divisi», spiega un dirigente dem di alto rango, «che potranno evitare di deflagrare soltanto se restasse Conte. Quando i centristi lo capiranno, forse correranno in soccorso di Giuseppe».

Forse. E sempre che non sia troppo tardi.

Ultimo aggiornamento: 11:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA